Putin ha perso fa 4 anni, dicono. Nella ricorrenza dell’invasione, le voci unanimi dell’Europa sono queste. Ripetute, perfino piene di scherno.
Una strana vittoria, ancora una volta a parole, nonostante l’Ucraina di un tempo non esista più e non tornerà. Il dato reale più incontrovertibile è il sacrificio di un popolo per ritrovarsi comunque davanti ad un Paese devastato, indebitato per decenni, mentre l’Europa alle loro spalle parla di vittoria. In realtà, come accade spesso per le guerre hanno perso tutti, ma su piani differenti.

La disfatta vera è sul terreno della nazione che dovevamo preservare integra e non lo è più. Ma non è solo una questione di terra. L’integrità si sconta su una frattura generazionale, storica ed economica. Se la salvezza è composta da molte parti, queste sono andate in pezzi. Non si comprende dove sarà l’epilogo. Certo sarà peggiore dell’inizio. Un inizio che mai sarebbe dovuto esserci. E qui l’Europa ha la sua grande colpa, incapace di creare un fronte diplomatico credibile e che rendesse l’Ucraina quella terra di mezzo tra Russia ed Occidente, e dove Washington ha iniziato un gioco perverso, trasformando Kiev in una continua provocazione per Mosca, un affronto che fosse simile a quello che Cuba ha rappresentato per gli Stati Uniti. La vera contesa era lì, e l’Europa non è stata capace di tirarsene fuori. Del resto, con mani e piedi legati alla Nato, la politica segue altre geometrie, non le comanda. Ed il gioco alla fine si è incancrenito. Per consegnare la sconfitta a tutti e la vittoria nella mani di nessuno. Ma dire che il Cremlino ha perso significa consegnarsi a quella narrazione che ha creato il disastro.
E ora ragionare su vie d’uscita ora è impossibile. E’ vero che Putin non ne ha, tanto si è alzato il livello dello scontro e la posta in gioco. Ma questa non è una buona notizia perchè comporta che anche gli altri, Europa compresa non ha piani B accettabili per Kiev. E la vera tragedia è tutta lì.
