Nessuna vittoria può salvare l’Ucraina. Questa guerra non sarebbe mai dovuta iniziare. Se anche Kiev vincesse domani avrebbe perso comunque, perché il Paese è distrutto.
L’Ucraina al quarto anno di guerra. Un tempo lunghissimo che ha logorato la popolazione e gli sfollati interni che dall’Est, occupato dall’esercito russo, e sono ospitati nei campi profughi a Ovest. Una realtà che nel lungo periodo ha stravolto la vita e l’identità stessa di un Paese senza ricevere nulla in cambio: nessun futuro, appartenenza, sicurezza. La guerra è persa soprattutto su questo fronte, quello di una ragionevole prospettiva nel breve o nel medio periodo.

Se anche l’Ucraina vincesse domani, e riottenesse perfino i territori perduti quasi non saprebbe cosa farsene, della vittoria. Perché vittoria non vuol dire futuro o sicurezza, se ha la Russia come vicino e non ha risolto questioni ataviche che questi quattro anni hanno incancrenito. E potrebbe non vincere anzi, da anni ormai è sul baratro della sconfitta che potrebbe arrivare fragorosa, dilaniante, se il filo sui cui si regge si spezzasse: se l’Occidente che la tiene in vita economicamente dicesse basta, per una ragione o per l’altra. Gli Stati Uniti hanno cominciato a farlo, pentiti di essersi impelagati in questo inferno. E l’Europa non è più quella di quattro anni fa, inutile nasconderselo. E Kiev è stato scossa, intanto, dai continui scandali legati alla corruzione di alte cariche dello Stato, con tangenti di milioni di dollari che sono state intascate da ministri, oligarchi e funzionari pubblici, mentre il numero dei morti in guerra non si conta più e i cimiteri hanno finito lo spazio per i morti. Ecco, aiutare un Paese che tra le fondamentali criticità ha quella della corruzione, non è solitamente un buon affare. Perché gli affari, in questo caso, li fanno gli altri. Quelli per i quali la guerra è soprattutto un fiume di denaro.
Molti giovani scelgono la diserzione per non morire. Sono costretti a vivere in clandestinità e se trovati vengono spediti al fronte. La corruzione ha lasciato il segno anche con disertori catturati e liberati dietro pagamento. L’aumento del costo della vita, degli affitti e la povertà affliggono la popolazione. Se anche la guerra finisse domani, le ferite e conseguenze sarebbero drammaticamente presenti per decenni. “L’economia di oggi non esiste. Nell’ultimo bilancio ucraino, il deficit è al 40%, praticamente tutto quello che entra in questo paese viene speso per il fronte di guerra. L’Ucraina vive con i soldi che arrivano dall’estero. E ci sono sempre più famiglie che soffrono della guerra direttamente, c’è chi ha i figli o i mariti al fronte, oppure feriti, deceduti, dispersi. Qui a Leopoli al cimitero non c’è più spazio per mettere i morti, dovranno costruire un nuovo cimitero” ci dice Yura Lifanse, responsabile della Comunità di Sant’Egidio in Ucraina. Solo per i morti militari, si parla di 1 milione di vittime. A questi vanno aggiunti i civili. La guerra in Ucraina ancora oggi si presenta come uno dei conflitti più sanguinosi al mondo, per numero di morti, per estensione del territorio coinvolto.
Il tema del debito crescente dello Stato ucraino nei confronti dei paesi occidentali, è una ipoteca pesantissima sul futuro. I soldi che arrivano dall’Europa e dagli Usa per mandare avanti il paese in guerra, sono nella forma del prestito, quindi, a guerra finita, andranno restituiti. Il fatto che proprio sul pagamento dei debiti di guerra i colloqui di pace non abbiano trovato alcun accordo, è indicativo. La guerra un giorno potrà dirsi vinta o persa. Ma intanto abbiamo perso l’Ucraina.
