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La follia di Bibì sta fermando il mondo

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Armando Del Bello

La follia di Bibì Netanyahu rischia di fermare il mondo. Un raid aereo condotto da Israele ha colpito gli impianti di South Pars ad Asaluyeh, nel Sud dell’Iran.

Le infrastrutture bombardate non solo insistono sul più esteso bacino di gas naturale al mondo, ma il giacimento in questione è in condivisione tra Iran e Qatar, che lo sfrutta attraverso gli impianti di North Dome, dall’altra parte del Golfo Persico.

Bibì sta fermando il mondo
Netanyahu non vuole fermarsi (ansa) – L’intellettualedissidednte.it

Nella tarda serata i missili sì di Teheran hanno colpito l’area di Ras Laffan in Qatar che ospita il più grande centro al mondo per la produzione e l’esportazione di gas naturale liquefatto. «Ora comincia la guerra economica su larga scala», ha detto íl governatore di Asaluyeh, Eskandar Pasalar.

Nella lista degli obiettivi colpiti da Teheran come ritorsione ci sono Fgjairah e Umm Shaif negli Emirati. La raffineria Samref, nell’Arabia Saudita affacciata sul Mar Rosso. Fino alle raffinerie di Haifa in Israele. «Le aggressioni israeliane complicano la situazione e avranno conseguenze incontrollabili, portata che travolgerà il mondo», ha commentato il presidente iraniano Pezeshkian. Secondo i media Usa Trump sarebbe contrario a ulteriori raid sui giacimenti iraniani ma nessuno crede che questa linea non verrà superata. L’attacco israeliano ha innervosito i Paesi del Golfo. Il Qatar, che cogestisce il giacimento, lo ha condannato: «Passo irresponsabile. Colpire le infrastrutture energetiche costituisce una minaccia alla sicurezza energetica globale, alle popolazioni del Golfo e all’ambiente», ha detto il portavoce del governo Mgjid al-Ansra. Una posizione simile viene dal Ministero degli Esteri emiratino: «L’attacco, è una minaccia alla sicurezza energetica globale e alla stabilità regionale».

L’iniziativa di Israele potrebbe segnare una pericolosissima escalation del conflitto – avverte Yoel Guzansky, esperto del Golfo presso l’Istituto di Studi sulla Sicurezza Nazionale dell’Università di Tel Aviv. Le conseguenze si vedono già, scrive la Stampa: l’Iraq segnala che le forniture di gas dall’Iran si sono fermate dopo l’attacco a South Pars, mentre in Qatar attacchi missilistici iraniani hanno colpito gli impianti di Ras Laffan, causando «ingenti danni».

Il più grande giacimento di gas al mondo ha due nomi e due bandiere diverse: il Qatar, che ne controlla una parte, lo chiama North Dome, l’Iran, che ne sfrutta l’altra, South Pars. Per la geologia delle placche sotto le acque del Golfo Persico c’è un unico sconfinato giacimento di metano, 50mila miliardi di metri cubi, che da solo vale quanto tutte le altre maggiori riserve della terra messe insieme. Ecco perché l’attacco che ieri Israele ha portato agli impianti di estrazione sul lato iraniano, quelli che riscaldano e tengono acceso il Paese, e la ritorsione di Teheran contro le infrastrutture qatariane dall’altro lato, quelle che alimentano il mondo, rappresenta una nuova escalation della guerra in Medio Oriente. Compromettere la produzione di quel bacino, e più ampiamente del Golfo, può trasformare uno shock energetico temporaneo in crisi strutturale e duratura. I prezzi di gas e petrolio, ieri di nuovo schizzati all’insù, testimoniano il salto di livello. Da qualche giorno si erano stabilizzati su livelli alti ma non altissimi, trattenuti dall’ipotesi che il conflitto si risolva in tempi brevi e che l’impennata dei prezzi si riassorba prima di tradursi in inflazione e recessione. Ma questa ipotesi è basata sul presupposto, ora assai più fragile, che la capacità di estrarre idrocarburi dei Paesi del Golfo non venga danneggiata.