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Esteri

Iran, una guerra al buio

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Trump parla ma non sa cosa fare. Washington ha diversi punti nel dossier guerra in Iran che non tornano. Anzitutto le oscillazioni del petrolio. Già in giugno riferisce il New York Times, il segretario all’Energia Chris Wright aveva parlato di andamento del prezzo del petrolio passeggero.

 

E su quell’esempio è stata fatta la proiezione anche in questo secondo conflitto. La preoccupazione è che da temporanea la variazione del prezzo del Brent, diventi «durevole» con ripercussioni di mesi sull’economia globale e quella domestica. E le elezioni di Midterm distano meno di 240 giorni.

Trump non sa cosa fare

Quel che gli americani non si aspettavano è la reazione dell’Iran. C’erano due correnti all’inizio: una riteneva che la decapitazione del regime avrebbe indebolito e spinto alla resa la Repubblica islamica; una seconda riteneva che dinanzi a quello percepito come «un rischio alla propria esistenza», il regime avrebbe combattuto in modo convinto. L’intensificarsi dei raid. la strozzatura dello Stretto di Hormuz; droni e missili lanciati su tutti i Paesi limitrofi e non solo, hanno colto di sorpresa gli americani. Così come il ricorso ai droni sui quali Washington, notano alcuni analisti, era del tutto impreparata tanto da dover ricorrere a dispiegamenti d’emergenza dai depositi dello Us Army in Europa e a incrementi di produzione. Pete Hegseth, segretario del Dipartimento della Guerra, ha ammesso in conferenza stampa di essere stato sorpreso.

Sono due i messaggi che arrivano dal Golfo: l’Iran ha mantenuto le sue promesse belliche e ha adattato il proprio dispositivo. Non sono sorprese ma le conferme di quanto era messo in conto. Strano che trapelino commenti da Washington su una sottovalutazione dei pericoli. Gli iraniani avevano insistito su un punto: Donald Trump non deve illudersi su uno scontro limitato dove, a un certo momento, decide di uscirne dichiarando la vittoria, era la precisazione: questa volta la sfida sarà globale ed estesa.  Un principio ribadito in queste ore. Il piano di Teheran punta a un conflitto d’attrito, una guerra continua che deve spaventare la Casa Bianca, i mercati, l’elettorato. I guardiani non vincono, ma non perdono.

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