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Iran, tutto e nulla in 30 giorni

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Armando Del Bello

Trenta giorni di guerra in Iran. l trentunesimo giorno Trump scrive sui social che sono stati compiuti «grandi progressi» nei negoziati ma se un accordo non sarà raggiunto sarà distrutta Kharg.

Se lo stretto di Hormuz non sarà riaperto ha detto Trump «distruggeremo completamente i loro impianti elettrici, i pozzi petroliferi e l’isola di Kharg», cioè la piattaforma logistica da cui Teheran esporta la maggior parte del greggio.

Iran la resistenza è pronta
Iran, non sarà per niente facile (ansa) – L’intellettualedissidente.it

Al Financial Times, dichiara che lui quel greggio se lo vorrebbe prendere. Gli obiettivi restano in teoria quelli scritti nel piano in 15 punti recapitato agli ayatollah attraverso il Pakistan, che prevede tra le altre cose la consegna delle scorte di uranio altamente arricchito e la rinuncia a produrne dell’altro. Richieste che anche ieri il regime di Teheran ha definito «eccessive, irrealistiche e irragionevoli», negando di aver avuto contatti diretti con gli Stati Uniti.

Kharg è a venticinque chilometri dalla costa e i suoi moli accolgono anche supertanker da tre milioni di barili. Nell’ultimo anno Kharg ha caricato 344 imbarcazioni con 572 milioni di barili di greggio o carburanti: esattamente 1,56 milioni di barili al giorno, pari al 95 per cento delle esportazioni iraniane di petrolio. L’isola ha 55 serbatoi, alimentati tramite una conduttura dalla terra ferma, in grado di contenere un terzo della produzione giornaliera di greggio del mondo. Kharg è così importante per l’Iran che Trump si è convinto di poter sconfiggere il regime prendendone possesso o distruggendola, perché taglierebbe le entrate di Teheran.  La realtà è più sfumata. Teheran infatti ha progettato varie alternative, per non essere esposta su un unico punto letale. Un terminale si trova fuori e a Sud rispetto allo stretto di Hormuz, in un luogo della costa chiamato Kooh Mobarak collegato a un oleodotto di mille chilometri verso NordOvest. Da li è partita una sola nave nell’ultimo anno prima dell’inizio della guerra ma già due nell’ultimo mese. Secondo Bloomberg l’Iran ha altri punti di carico nelle isole di Lavan, Sirri e Qeshm, quest’ultima situata proprio nel punto più stretto di Hormuz. Per non parlare dei tre terminali sulla costa da cui il Paese può ancora esportare dei gas liquido.