Quando parliamo di “Stato” ci riferiamo ad ogni forma di potere organizzato nell’ambito di un territorio ben determinato. In Europa, all’interno di un gran numero di stati, ancora oggi ci troviamo di fronte a numerose realtà di matrice nazionalista e indipendentista, e se non ne avete ancora sentito parlare, è solo ed esclusivamente perchè i principali media europei nell’ultimo decennio hanno prestato scarsa attenzione alle vicende interne di questi singoli paesi. Gli esempi più eclatanti e forse più significativi li troviamo in Belgio e in Spagna,mentre esempi di minore rilevanza sono stati e sono tuttora presenti anche in Italia, Svizzera, Gran Bretagna e in vari Paesi dell’europa centro-orientale. Questi tre Stati hanno assistito, nel corso del XIX-XX secolo, alla nascita di movimenti capaci di creare, con le loro azioni e rivendicazioni,significative spaccature nell’opinione pubblica.

Il caso Belga sicuramente ha lasciato una traccia indelebile nella storia del XIX e del XX secolo, a partire dal 1830,anno in cui i territori dell’attuale Regno,rivendicarono l’indipendenza dai Paesi Bassi. All’interno del paese troviamo due distinte comunità lingustiche,quella Vallona in cui si parla francese e quella Fiamminga in cui si parla il fiammingo, lingua molto simile all’olandese. Solo verso la fine del XIX secolo, precisamente nel 1890 la comunità fiamminga venne totalmente equiparata a quella vallona sul piano linguistico, per la precisione quando venne resa obbligatoria a tutti i funzionari pubblici in servizio nelle Fiandre la conoscenza del Fiammingo. Nonostante siano passati più di cento anni dalla totale equiparazione linguistica, sia stata creata la Regione di Bruxelles, ovvero la Regione bilingue e ad oggi il Parlamento fiammingo disponga di un numero di seggi maggiore rispetto a quello della comunità di lingua francese, i fermenti nazionalisti nelle Fiandre non si sono mai del tutto spenti. Il Vlaams Belang, partito fortemente populista e xenofobo nato dalle ceneri del Vlaams Blok, tutt’oggi rivendica la superiorità linguistica fiamminga all’interno del paese e la totale espulsione di tutte le comunità di stranieri insediatesi nel corso degli anni su tutto il territorio belga,perfettamente integrate sia sotto il profilo linguistico che culturale. Alle elezioni legislative del 2007 il Vlaams Belang ha ottenuto il 21% delle preferenze nelle Fiandre, corrispondenti al 12% nazionale, ottenendo 17 seggi in Parlamento e confermando ancora una volta la tesi di chi afferma che due lingue in uno Stato solo, anche se Federale, forse sono troppe.

Sotto il profilo storico, simile alla situazione del Belgio è quella della Spagna,dove i fermenti nazionalisti iniziano a prendere forma verso la fine del XIX secolo, con la nascita del Partido Nacionalista Vasco, geograficamente collocato nella regione(oggi comunità autonoma) dei Paesi baschi. I Paesi baschi non saranno l’unica regione spagnola a vedere la nascita di movimenti portatori di un’ideologia di stampo nazionalista, basti pensare ai vari movimenti nati nei primi decenni del XX secolo in catalogna, meglio conosciuti come “Lliga regionalista” e “Acciò Català”, il primo di stampo monarchico e conservatore, il secondo più improntato su posizioni repubblicane,ma entrambi accomunati da un solo obiettivo:il conseguimento dell’autonomia della Catalogna.

Il nazionalismo basco e il nazionalismo catalano sono entrambi accomunati dalla forte rilevanza attribuita alla dimensione linguistica,anche se oggi l’Euskera,ovvero la lingua basca, è parlata da non più del 20% della popolazione spagnola mentre il Catalano è largamente diffuso in tutte le regioni dell’area mediterranea.

Verso la fine degli anni ’50 nei territori baschi, prese piede una organizzazione studentesca clandestina denominata Euskadi Ta Askatasuna,conosciuta alla popolazione europea e mondiale con l’acronimo ETA, portatrice della lotta per l’indipendenza dei territori baschi dallo Stato spagnolo e per la conseguente formazione di uno Stato socialista denominato Euskal Herria. Pochi anni più tardi la stessa organizzazione abbraccerà la lotta armata ricorrendo ad azioni terroristiche per rivendicare i propri obiettivi, rendendosi responsabile di oltre 800 vittime e migliaia di feriti, tra civili e militari. Il 20 ottobre 2011, dopo oltre cinquant’anni di attività politico-terroristica, in un comunicato l’ETA ha annunciato la fine definitiva della propria “lotta armata” ma non della lotta politica che la vede tutt’ora protagonista in prima linea. La Spagna e l’Irlanda del Nord, sono gli unici paesi europei ad aver conosciuto una vera e propria lotta armata a sfondo indipendentisco costata la vita a migliaia di civili,poiché la caratteristica che accomunava i loro attentati era la “volontà” di colpire in particolari luoghi di interesse dove la presenza di civili è elevata.

Per concludere si ritiene di estrema importanza menzionare la vicenda relativa al contenzioso altoatesino, riguardante la regione del Trentino Alto-Adige in Italia. Tale contenzioso affonda le sue radici nei trattati successivi alla prima guerra mondiale che attribuivano tale regione all’Italia, pur essendo presente al suo interno una enorme comunità di abitanti di lingua tedesca ma con origini austriache. La questione altoatesina, rimarrà in una fase di stallo fino alla fine della seconda guerra mondiale, per poi riemergere ed essere affrontata dai governi del dopoguerra con la nascita del Sudtiroler Volkspartei e l’inizio di una politica di intransigenza nei confronti del governo italiano, accusato di non aver rispettato le c.d “garanzie speciali”che erano state riservate alla regione in seguito all’accordo De Gasperi-Gruber, quest’ultimo Primo Ministro austriaco. L’inizio degli anni ’50 videro l’attuazione di politiche di governo tendenti verso un processo definitivo di “italianizzazione” della Regione, consistente nella recisione di tutti i legami culturali con l’Austria e in un forte incoraggiamento all’immigrazione nella regione da tutto il territorio italiano, attraverso programmi di industrializzazione e una conseguente offerta di lavoro senza eguali in tutta la penisola. Questa immigrazione “selvaggia” dal centro-sud verso il Trentino è considerata la molla che fece scattare l’inizio del periodo di attentati e rivendicazioni di maggior autonomia da parte di frange estremiste non identificate. Nel periodo tra il 1956 e il 1988 si sono verificati oltre 300 attentati,con un bilancio di 19 morti, nella maggior parte dei casi indirizzati verso militari e non civili, lasciando intendere di voler colpire lo Stato e le sue istituzioni. Dopo 67 anni dalla sua fondazione, il Sudtiroler Volkspartei ancora non ammette al suo interno individui appartenenti al gruppo linguistico italiano e soprattutto si rifiuta di condannare le azioni dei terroristi.

Da questa breve analisi possiamo dedurre che le richieste di autonomia di un singolo territorio non spaventano più lo Stato che lo ospita al suo interno, se l’autonomia è regolamentata.In Italia abbiamo l’esempio delle Regioni a Statuto speciale,in Spagna le Comunità autonome e in Belgio un assetto federale dello Stato che consente la massima autonomia ad entrambi i gruppi linguistici che ne fanno parte. Al momento queste realtà etno-linguistiche sembrano accontentarsi. Tuttavia i partiti autonomisti accumulano sempre più voti, e anche l’Unione Europea favorisce nel suo piccolo  le euro-regioni, future terre vassallesche di Bruxelles. La “kossovizzazione” dell’Europa non è imminente ma resta comunque una minaccia reale.