di Fabrizio Ciannamea

“Domando alla Città di vita un atto di vita. Fondiamo in Fiume d’Italia, nella Marca Orientale d’Italia, lo Stato Libero del Carnaro.” Termina con queste parole l’infuocato discorso col quale Gabriele D’Annunzio il 12 agosto 1920 proclama la costituzione della Reggenza Italiana del Carnaro nella città di Fiume. Questo atto audace ed irriverente nei confronti di un sempre più debole Governo italiano e delle subdole potenze francesi, inglesi ed americane occupanti la terra Fiumana va a sancire, in forme particolarmente atipiche, l’inizio di una vera e propria rivoluzione economica, giuridica e sociale in atto a Fiume in quei giorni che diviene con la proclamazione della Reggenza un ente formalmente autonomo ma sostanzialmente parte del Regno d’Italia.

Ed è particolarmente importante sottolineare che a tale impresa parteciparono, non senza contrasti interni, forze eterogenee e probabilmente agli antipodi all’interno del panorama politico Italiano del primo dopoguerra, identificabili nei delusi interventisti e militari ritornati qualche anno prima dal fronte, passando per Arditi d’italia fino a giungere ai rappresentanti più intransigenti dell’interventismo di sinistra e del sindacalismo corridoniano. Un’esperienza quella fiumana tanto utopica quanto esaltante per quella giovane Nazione che si apprestava a trovare la propria posizione nel Mediterraneo e nell’Europa intera, dopo la sconvolgente e deludente esperienza della Conferenza di Pace di Parigi nel 1919, che non fece altro che dimostrare l’inettitudine del Governo a rivendicare le terre dovute al popolo Italiano.

Tuttavia all’interno di Fiume era necessario che, alla iniziale e sintomatica euforia rivoluzionaria , seguisse l’emanazione di norme, di regole sociali che andassero a regolare la vita cittadina sconvolta dall’arrivo dei Legionari. Ed è proprio da questa necessità che lo “Stato Maggiore” della Reggenza, tra cui Alceste De Ambris e lo stesso D’Annunzio, decide di emanare l’8 settembre 1920 la Costituzione della Reggenza Italiana del Carnaro. La Carta del Carnaro pone probabilmente le sue basi sulle costituzioni liberali pre-risorgimentali, tra cui anche quella della Repubblica Romana , tuttavia per i suoi contenuti giuridici, economici e soprattutto sociali ha una portata politica dirompente ed estremamente rivoluzionaria rispetto al conservatore e reazionario Statuto Albertino, costituzione del Regno d’Italia dal 1848 fino all’instaurazione della Repubblica.

Da essa infatti si manifesta ed emerge fortemente la commistione e la mescolanza dei diversi ideali presenti a Fiume durante quell’eroica impresa; nella Carta è previsto uno Stato che si basi su un sistema corporativo di democrazia diretta ed organica. Al suo interno inoltre si idealizza una seppur embrionale normativa sociale, viene infatti contemplato un sistema assistenziale e pensionistico in aiuto dei cittadini (art. 5 – La Costituzione garantisce inoltre a tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, l’istruzione primaria, il lavoro compensato con un minimo di salario sufficiente alla vita, l’assistenza in caso di malattia o d’involontaria disoccupazione, la pensione per la vecchiaia, l’uso dei beni legittimamente acquistati, l’inviolabilità del domicilio, ecc.»).

Addirittura gli uomini della Reggenza applicano nello Stato il suffragio universale senza alcuna distinzione di sesso, razza e religione. Qualcosa di assurdo accade sulle sponde dell’Adriatico. Tant’è vero che Nitti, per alcuni Cagoia, manifesta nelle sue memorie tutta la sua frustrazione per quell’impresa e soprattutto per quella costituzione oltraggiandola inverosimilmente, non comprendendo però che quelle inutili offese non avrebbero scalfito minimamente lo spirito dei Legionari. Per De Ambris e D’Annunzio Fiume diviene una polis nella quale ogni componente sociale è strumentale e necessaria allo Stato, la società viene suddivisa infatti in sette corporazioni ognuna delle quali provvista di una propria rappresentanza nell’organo legislativo. Lo Stato è provvisto naturalmente anche di un organo esecutivo e di una Corte Suprema in grado di dirimere le controversie legislative ma anche istituzionali.

Insomma la Carta del Carnaro diviene la madre non solo dell’attuale Costituzione della Repubblica Italiana del 1948, ma verrà ripresa anche dalla Carta del Lavoro idealizzata e promulgata dal Governo Fascista il 21 aprile 1927.Proprio quest’ultima diventa il naturale contenitore ed erede legislativo della Costituzione fiumana, ma soprattutto di quell’esperienza rivoluzionaria ed estetica che è stata Fiume, che, sebbene sia terminata per i libri di scuola con il “ Natale di Sangue” nel 1920, verrà annessa quattro anni dopo da Benito Mussolini, venendo suggellato finalmente l’intimo legame che è sempre intercorso tra il popolo di Fiume e l’Italia.