Abbiamo accennato nel precedente articolo alla vocazione dell’Urss all’internazionalismo proletario sottolineando la necessità di cogliere l’esatta dimensione ed il significato vero di questa definizione. In realtà questa proiezione del potere sovietico su scala mondiale nasce quasi subito, con la costituzione del Comintern nel 1919. Il Comintern – la Terza Internazionale – nasce con l’obiettivo di aggregare i partiti comunisti di tutto il mondo con una disciplina ed un rigore che si riveleranno decisivi in tutta la storia di questa organizzazione. Questa disciplina di partito si evince anche dalla biografia dei leader dell’Internazionale Comunista.

Delegati al II Congresso dell'Internazionale Comunista (1920)

Delegati al II Congresso dell’Internazionale Comunista (1920)

Si tratta, in particolare, di rivoluzionari di professione, di personaggi dediti alla causa comunista e, nelle circostanze date, alla cospirazione ed alla vita clandestina. Proprio per questo motivo il cursus honorum di questi personaggi presenta punti di contatto notevoli. Stiamo parlando, ad esempio, di leader quali Palmiro Togliatti (Ercoli), Gheorghi Dimitrov, Josip Broz (Tito), Dolores Ibarruri, personalità di grande levatura politica ed all’occorrenza anche di brillanti capi militari. Si crea, in altri termini, una generazione di leader di indubbio livello destinati, in particolare dopo la seconda guerra mondiale, ad assumere ruoli di primo piano, a diverso titolo, nei propri paesi.

I partiti comunisti, infatti, nascono quali sezioni di questa Internazionale Comunista, privi, pertanto, di un riferimento alla nazionalità nel patrimonio fondativo. L’ideale fondativo rimane, infatti, quello della rivoluzione proletaria mondiale con l’obiettivo della instaurazione del comunismo.

Palmiro Togliatti

Palmiro Togliatti

Prendiamo il caso italiano, ad esempio: il Partito Comunista nasce nel gennaio 1921, dalla scissione del Partito Socialista, consumata al Congresso di Livorno, quale Partito Comunista d’Italia, Sezione dell’Internazionale Comunista. È l’Internazionale Comunista (ed il potere sovietico di conseguenza) ad essere il centro decisionale delle decisioni cui dovranno attenersi i singoli partiti comunisti nel mondo. È opportuno rileggersi a questo riguardo il profetico intervento di Filippo Turati proprio al menzionato Congresso Socialista di Livorno del 1921.

In quel Congresso Turati aveva descritto con sorprendente lucidità i connotati del movimento comunista internazionale:

il ricorso alla violenza; la dittatura del proletariato quale forma di dispotismo; la coercizione del pensiero con la persecuzione, anche all’interno del partito, di ogni forma di eresia.

Ma più di tutti c’è un passaggio del discorso di Turati che, in un certo senso, anticipa quelli che saranno gli accadimenti successivi, anche a lungo termine. Rivolto ai comunisti afferma:

Avrete capito allora, intelligenti come siete, che la forza del bolscevismo russo è nel peculiare nazionalismo che vi sta sotto, nazionalismo che del resto avrà una grande influenza nella storia del mondo, come opposizione ai congiurati imperialismi dell’Intesa e dell’America, ma che è pur sempre una forma di imperialismo.

I partiti comunisti dovranno, infatti, attenersi, nella loro azione, alle direttive di Mosca, certamente fino allo scioglimento del Comintern nel 1943, ed in linea generale anche in epoca successiva, almeno a livello di influenza.

Gli estremi si toccano - copertina de L'Asino del 30 gennaio 1921.

Gli estremi si toccano – copertina de L’Asino del 30 gennaio 1921.

I partiti comunisti, come logica conseguenza, dovranno anche adattarsi alla estrema mobilità tattica ed alla spregiudicatezza della politica estera sovietica, appunto di carattere imperiale. Sono molti gli esempi che possono essere portati a conferma di questa tesi: qui ci limitiamo a menzionarne uno di estrema rilevanza.

Com’è noto, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale venne firmato, il 23 agosto 1939, il Patto Molotov-Ribbentrop, un patto di non aggressione tra l’Urss di Stalin e la Germania di Hitler. La conseguenza pratica del patto fu il via libera per lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e l’aggressione della Germania nazista alla Polonia. Il Patto, in realtà, divise tra i contraenti anche l’Europa orientale in sfere di influenza: la prima vittima di questo disegno fu allora proprio la Polonia che venne invasa dalla Germania (1 settembre 1939: data di inizio della seconda guerra mondiale) e successivamente dall’Unione Sovietica (17 settembre 1939). L’Unione Sovietica procedette poi ad una guerra di aggressione contro la Finlandia (novembre 1939), alla occupazione dei tre Stati baltici (Lettonia, Estonia e Lituania) (marzo 1940) e all’annessione della Bessarabia e della Bucovina settentrionale (luglio 1940).

Firma del trattato da parte di Molotov alla presenza di Ribbentrop e Stalin

Firma del trattato da parte di Molotov alla presenza di Ribbentrop e Stalin

Durante il periodo dell’Alleanza Nazi-Sovietica (1939-1941), i partiti comunisti si schierarono contro le democrazie in quel momento in lotta contro il Terzo Reich, Regno Unito e Francia, in particolare. Fino all’invasione tedesca dell’Urss (giugno 1941) il Partito Comunista francese, ad esempio, boicottò lo sforzo bellico francese prima e la resistenza all’occupazione tedesca dopo la caduta di Parigi. Solo con l’inizio dell’Operazione Barbarossa (22 giugno 1941) i partiti comunisti si metteranno a capo dei movimenti di guerra partigiana assumendone la leadership in Francia, in Jugoslavia e successivamente anche in Italia. Il prestigio acquisito dall’Unione Sovietica nel corso della Seconda Guerra Mondiale, poi, si rivelò enorme anche perché, almeno fino allo sbarco in Normandia, nel giugno 1944, il peso dello sforzo bellico nella lotta al Nazi-fascismo, nello scacchiere europeo, ricadde soprattutto sull’Urss.

La battaglia di Stalingrado, dal nome tanto evocativo, accrebbe il mito dell’Urss e della sua capacità di attrazione del movimento comunista a livello mondiale. Anche per la complicità delle democrazie occidentali, su episodi quali il Patto Molotov – Ribbentrop, il massacro di Katyn, l’assassinio di Trotsky scese una cortina di silenzio. Sfortunatamente per l’Europa un’altra cortina, quella di ferro, era destinata a scendere sul continente dividendolo praticamente a metà. Come riportato dal capo militare Jugoslavo, Milovan Gilas, nelle sue Conversazioni con Stalin, il dittatore sovietico aveva ben chiaro l’esito della Seconda Guerra Mondiale:

Questa guerra è diversa da tutte le altre che l’hanno preceduta: ogni esercito imporrà il proprio sistema economico-sociale nei paesi occupati.

E così fu.