Anni fa, passeggiando sulla Piazza Rossa, m’imbattei in due personaggi perfettamente travestiti da Lenin e Nicola II alla ricerca di qualche rublo da parte dei turisti di passaggio in cambio di fotografie: gli stessi vennero poi raggiunti da un altro attore con le sembianze di Stalin. Nei momenti di pausa, tra una foto e l’altra, i tre personaggi scherzavano e chiacchieravano serenamente ai lati di una panchina: un dettaglio probabilmente minore, certamente folcloristico ma significativo probabilmente di come la Russia del XXI secolo affronti oggi la propria storia. È un tema, questo, sul quale ritornerò alla fine dei miei articoli. Quest’anno si celebra, infatti, il centenario della Rivoluzione d’Ottobre che può essere considerato l’evento più significativo della Storia del Novecento.

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Occorre, tuttavia, sottolineare come questo evento, spartiacque, nella storia dell’umanità non sarebbe stato probabilmente possibile senza gli sconvolgimenti della Prima Guerra mondiale. Più probabilmente la Prima Guerra mondiale mise in evidenza l’obsolescenza del sistema zarista, già scosso dagli eventi rivoluzionari del 1905 e dalla guerra russo-giapponese accelerandone il suo definitivo tracollo. Ma perché parliamo di questo evento come spartiacque nella storia del Novecento? Vediamo, innanzitutto, cosa accadde il 7 novembre 1917 (24 ottobre secondo il calendario giuliano allora in vigore). Quel giorno i bolscevichi, tramite la presa del Palazzo d’Inverno, attuarono un vero e proprio colpo di stato rovesciando il regime provvisorio di Kerenski e instaurando un governo rivoluzionario presieduto da Lenin. A questo colpo di stato ne fece seguito un secondo, allorquando le elezioni per l’Assemblea Costituente diedero ai bolscevichi soltanto il 25% dei seggi a fronte del 58% dei socialisti rivoluzionari. Lenin provvide a sopprimere l’Assemblea Costituente pochi giorni dopo il suo insediamento, nel gennaio 1918. I socialisti rivoluzionari, non a caso, furono tra i primi bersagli della politica di terrore del regime sovietico: essi erano, infatti, espressione principalmente del mondo rurale ed a questo mondo faceva riferimento il suo bacino elettorale.

L’assassinio dell’ambasciatore tedesco a Mosca, Wihelm von Mirbach avvenuto a Mosca il 6 luglio 1918 e attribuito dai bolscevichi ai socialisti rivoluzionari fu il pretesto per scatenare contro di loro una feroce repressione. Successivamente l’esito finale della Rivoluzione d’Ottobre, com’è noto, è stata la costituzione dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS) il 30 dicembre 1922. Come si vede già da questa denominazione non vi è traccia di un riferimento nazionale territoriale: l’URSS è, infatti, il Paese dei Soviet, che traggono origine dai consigli degli operai e dei soldati sorti a Pietrogrado nei giorni convulsi della Rivoluzione: in quanto tale esso poteva estendersi secondo un principio di incorporazione.

L'URSS al 30 dicembre 1922

L’URSS al 30 dicembre 1922

Fin dall’inizio, pertanto, lo Stato sovietico è al servizio di una causa che è quella del comunismo e di una classe sociale che è quella operaia. Proprio in virtù di queste caratteristiche l’URSS ha da subito una vocazione all’internazionalismo proletario, capace, in altri termini, di avere una proiezione su scala globale: è un tema questo sul quale torneremo in un articolo successivo anche per coglierne l’esatta dimensione ed il significato vero. Il comunismo, aveva, quale obiettivo l’avvento di una società senza classi nella quale la stessa sovrastruttura statale sarebbe divenuta inutile e residuale sulla base del motto marxiano:

Da ciascuno secondo le sue capacità a ciascuno secondo i suoi bisogni.

Nell’attesa del realizzarsi di questo obiettivo utopico, per certi versi messianico, era però necessaria una fase transitoria caratterizzata dalla dittatura del proletariato: l’instaurazione di uno stato di polizia ne fu pertanto la logica conseguenza. Ecco, allora, che il regime sovietico si caratterizza fin da subito come una gigantesca macchina del terrore resa necessaria proprio dall’esigenza di esercitare una dittatura in nome del proletariato. Non a caso uso il termine dittatura in nome del proletariato in quanto tale dittatura è esercitata da una minoranza di rivoluzionari di professione che si dedicano con la tenacia di una missione salvifica alla causa del comunismo e alla utopia della società senza classi.

Sul piano interno l’esigenza della dittatura del proletariato nell’URSS (o più propriamente quella dei rivoluzionari di professione divenuti nel tardo periodo sovietico nomenklatura) non è mai venuta meno. Basti pensare alle Costituzioni del 1936 (la Costituzione di Stalin) e a quella del 1977 (la Costituzione di Breznev): si parlava di società socialiste nelle quali il traguardo del comunismo veniva collocato a data da destinarsi: una sorta di Parusia civile. Pertanto, proprio perché dittatura di una minoranza su una maggioranza, il regime sovietico ha dovuto fin da subito esercitare la politica del terrore. L’autore del Gulag non è stato Stalin: è stato Lenin. Vorrei ricordare a questo riguardo le repressioni della rivolta dei contadini di Tambov nel 1920-1921 e della Siberia occidentale nel 1921. Stessa sorte toccò ai marinai della base navale di Kronstadt che si ribellarono al potere sovietico nel marzo del 1921.

L'Armata Rossa attacca Kronštadt, muovendosi sui percorsi gelati delle acque del golfo

L’Armata Rossa attacca Kronštadt, muovendosi sui percorsi gelati delle acque del golfo

Certo, si può obiettare che tali massacri (perché di questo si trattò) avvennero nel clima del comunismo di guerra, della guerra civile tra rossi e bianchi e dell’attacco di alcune potenze occidentali (britannici, francesi, giapponesi) finalizzato a liquidare il potere sovietico (anche se secondo il recente saggio di David Bullock tale intervento fu ininfluente ai fini militari). Tuttavia, le fasi successive del potere sovietico non hanno modificato tali dinamiche, anche quando venne meno il cosiddetto accerchiamento capitalista (altro stereotipo della propaganda sovietica).

Stalin, succeduto a Lenin nel 1924, rafforza il terrore del potere sovietico, dopo la parentesi della NEP, la “Nuova Politica Economica”, voluta soprattutto da Nikolaj Bucharin per dare sollievo alle dure condizioni prodotte dal comunismo di guerra alla classe contadina. Secondo il pensiero staliniano più si avvicinava il traguardo del comunismo (la società senza classi) maggiore sarebbe stata la resistenza dei nemici di classe (che presto diventarono i suoi stessi compagni di partito: Trotski, Kamenev, Zinoviev, Bukharin, tra gli altri, additati non solo quali nemici di classe ma spie al servizio di potenze straniere e doppiogiochisti fin dagli albori della loro carriera politica): da qui l’esigenza di radicalizzare la cosiddetta lotta di classe e di rafforzare il ruolo della polizia politica.

Delegati al II Congresso del Comintern

Delegati al II Congresso del Comintern

Questa, pertanto è stata la giustificazione ideologica del grande terrore e dei processi staliniani del periodo 1936-1938. Questa è stata anche la giustificazione per la soppressione fisica dei Kulaki (i contadini agiati) allorquando Stalin decise la liquidazione della NEP ed il passaggio alla collettivizzazione forzata. L’età di Stalin (1924-1953) divenne logicamente un susseguirsi di purghe e di repressioni (fino ad assumere contorni paranoici con il complotto dei medici nel 1953) finalizzate, in realtà, alla soppressione di qualunque opposizione politica reale o potenziale con l’obiettivo di creare una società totalmente nuova, epurata dalle abitudini borghesi e sottoposta ad un capillare regime di polizia.

Lo Stalinismo è stato una rivoluzione senza Termidoro nel quale si è accompagnata alla pulizia di classe quella, ancora più tragica della pulizia etnica: in quell’epoca interi gruppi etnici vennero deportati nell’Asia Centrale: tedeschi del Volga, italiani di Kerč’, tatari della Crimea, ceceni, ingusci, coreani dell’Estremo oriente, solo per citarne alcuni. I popoli deportati nell’epoca di Stalin (generalmente in Asia Centrale) sono stati solo di recente riabilitati con decreto del Presidente Putin. La tragedia della deportazione dei gruppi etnici, della pulizia di classe venne poi denunciata pubblicamente da Nikita Krusciov nel famoso rapporto segreto al XX Congresso del PCUS. Ma questa è un’altra storia.