“Erano usciti più di cento cavalieri e si erano messi a galoppare avanti e indietro sotto le mura. Più di cento fanti, allineati da entrambi i lati del cancello in una formazione a squama di pesce, stavano praticando esercizi militari. Gli uomini sulle mura, l’uno dopo l’altro, sfidarono l’esercito Cinese, gridando: ”Fatevi sotto e combattete!”.- La storia dell’antica dinastia Han.

Marco Licinio Crasso, esponente della nobile gens Licinia, triumviro assieme a Pompeo e Giulio Cesare, speculatore edilizio cinico, uomo facoltosissimo (basti pensare che la rivista Forbes nel 2008 lo colloca all’ottavo posto come uomo più ricco di ogni epoca, con un patrimonio stimato a circa 170 miliardi di dollari attuali(!)) , incorse in una disastrosa disfatta nei pressi di Carre, l’odierna Harran in Turchia, nel 53 a.C. ad opera dell’esercito Partico, popolazione padrona di buona parte dell’Asia centrale, eterna spina nel fianco ai piani espansionistici di Roma verso Oriente. I caduti Romani furono più di ventimila, a nulla valsero i tentativi di serrare le truppe a testudo, furono ugualmente massacrati dal tiro incessante degli arcieri a cavallo Partici. Nella battaglia perse la vita anche il figlio di Crasso, Publio, e lo stesso triumviro, a cui toccò una sorte orribile, quasi Dantesca: le leggende narrano infatti che il sovrano dei Parti ordinò che gli venisse versato oro fuso direttamente nella gola, a memento dell’incredibile sete d’oro che aveva spinto Crasso a combattere fin laggiù. Fra gli sconfitti vi furono anche numerosi prigionieri, qualche migliaio, trasportati per duemilacinquecento chilometri dall’altro capo del mondo. Molti sicuramente morirono durante il viaggio; i pochi superstiti andarono a rimpinguare le file dei mercenari nella regione della Margiana, l’odierno Turkmenistan orientale, allora confine orientale dell’Impero Partico. Alcuni di questi soldati molto probabilmente combatterono per Jzh-Jzh (o Chih-chih), leader degli Unni, pretendente al trono della Cina, che arrivò a creare un proprio impero nell’Asia centrale e costruì una nuova capitale nei pressi del fiume Talass.

Da lì cominciò a riscuotere tributi dalle tribù limitrofe, alcune sotto dominazione Cinese. Determinato a risolvere il problema una volta per tutte , il generale Chen Tang, protettore del confine occidentale del regno Cinese, radunò un poderoso esercito e marciò verso la capitale di Jzh-Jzh(36 a.C), il quale fu catturato e decapitato. Risolto il problema del ribelle, Chen Tang dovette risolverne uno più grave; nella fretta di radunare le truppe aveva contraffatto un ordine dell’Imperatore stesso, crimine che prevedeva la pena di morte, ma sperava di essere assolto vista la natura della vittoria. A tal proposito ordinò una serie di pitture e mappe per pubblicizzare l’avvenimento; tali illustrazioni (ora perdute) servirono alla redazione del libro La storia dell’antica dinastia Han, volume in cui si descrive minuziosamente l’assedio a questa città difesa da una doppia palizzata, tipica dei legionari di Roma, abili a costruire campi fortificati. Proprio queste descrizioni convinsero negli anni trenta l’orientalista Homer Dubs che si trattassero di soldati Romani: infatti alla fine dello scontro furono catturati “145 soldati” di quelli che praticavano la formazione a “squama di pesce” ed è probabile che, vista la curiosità che sicuramente destarono nei Cinesi, furono riutilizzati come mercenari o schiavi da qualche parte nel Turkestan cinese, zona da cui venivano molti dei soldati di Chen Tang. Altri dati confortanti ci giungono da un censimento del 5 d.C. che include tra le città della provincia di Kansu, di cui fa parte il sopracitato villaggio di Li-jien o Liqian come dir si voglia, uno dei nomi con cui i Cinesi indicavano Roma.

Il mistero poi si complica nel 9 d.C. quando l’imperatore Wang Mang decretò che tutti i nomi delle città dovessero “corrispondere alla realtà”: il villaggio di Li-Jien diventò Jieh-lu, che significa “prigionieri allevati” o “prigionieri [catturati] in un assalto” . La conclusione che si può così trarre è che nel centro si stabilirono individui provenienti dal mondo Romano, forse una rimanenza delle legioni di Crasso che involontariamente attraversò mezzo mondo.