Non  la guerra ma la pace, il vero motore del progresso. A ritenerlo è l’ autorevole John Gittings – editorialista di politica estera fino al 2003 per la rivista inglese “The Guardian”- secondo cui è di fondamentale importanza, scindere l’associazione guerra – progresso:  non solo il “metus ostilis” stimola la molla creativo – evolutiva degli uomini. Gittings osserva come il meccanismo a catena “conflitto – necessità – innovazione”, abbia portato alla creazione della più grande invenzione trasformatrice dell’età del bronzo: il carro da guerra … a cui si affianca però  qualcos’altro; contemporanea al carro è infatti un’altra invenzione,  il “palo con contrappeso e secchio” – fondamentale per l’estrazione di acqua dai pozzi;  creazione Mesopotamica nata in tempo di pace, portò non pochi benefici alla produzione agricola di quelle terre.

Fa riflettere come solo la prima delle due invenzioni abbia avuto risonanza storica:  “il carro” infatti è tuttora simbolo della realizzazione tecnica dell’uomo che supera i propri limiti e i propri poteri.  Ma non lasciamoci incantare: supremazia, dominio, conquista non sono altro che  mera propaganda avveniristica. Perché considerare solo scoperte che portano distruzione? La guerra riduce la libertà di commercio, manda in rovina industrie, interrompe l’attività civile della società.

Tornando a Gittings, è bene far presente che parte dei suoi studi,  è incentrata su  analisi  di testi letterari considerati prevalentemente come contenitori di “materiale bellico” ( Shakespeare, Omero e tanti altri).  E’ letterario solo il punto di partenza di un percorso ideologico tutto concreto, incentrato su un revisionismo storico ( e di pensiero) all’ordine del progresso e della positività.

L’analisi rivela come di opere vecchie centinaia di anni, continuiamo ad assimilare i soliti insegnamenti canonici, restando all’oscuro dei veri e propri punti focali dell’opera. Prendendo l’ Iliade come esempio, abbastanza ignorate, sono di solito le scene di danza, di pace agreste e prosperità rappresentate nella descrizione dello scudo di Achille. Siamo abituati ad una analisi quantitativa, che ci porta a considerare il grosso del testo, rimanendo lontani da nuove e diverse interpretazioni. La narrazione predominante è quella della guerra: un dato di fatto, uno status quo della società che si decide di narrare: ma la scena idillica che sfugge è IL particolare. E’ il ritaglio dell’unico ambiente non intaccato dalle devastazioni. E’ Lo spazio minimo ed immensamente prezioso in cui la natura prospera nel pacifico ordine naturale che le è proprio e da cui l’uomo non trae che giovamento. Questa non è una scena a margine. E’ soltanto un messaggio che non abbiamo ancora imparato a cogliere.

In questo senso ci sono righe di storia che leggiamo e rileggiamo, per poi ripetere che la storia si ripete: Incomunicabilità tra uomo e insegnamento storico – letterario. Quegli intellettuali che tentarono di capire, si profilano come personaggi scomodi alla politica di guerra di cui costituivano interna negazione. In Russia la censura vietò la pubblicazione di alcuni racconti di guerra di Tolstoj, il quale si chiedeva come fosse possibile che soldati si uccidessero l’un l’altro. Non gli era oscuro il carattere involutivo della guerra.

La censura che colpì le idee dei dissidenti, ha prodotto una specie di damnatio memoriae della pace intesa come statuto:  considerata troppo spesso come intermezzo di conflitti e non situazione di stabilità. Non mancano eccezioni: Kant riesce a ritenere che “la guerra sia fonte di ogni male e di ogni corruzione morale”, che gli uomini  diano vita ad un percorso storico valido, solo se guidati da ragione. Illuministica utopia o illuminazione?

Ogni volta che scoppia una guerra ci chiediamo se non scoppi una terza guerra mondiale. Senza pensare di esserne coinvolti ad ogni modo. «Non so con quali armi verrà combattuta la Terza guerra mondiale ma la Quarta verrà combattuta con clave e pietre» diceva Einstein. E’ davvero necessario il “bagno di sangue rigeneratore”? E’ davvero la guerra dinamismo e progresso, come “il movimento del mare preserva il mare dalla putredine, nella quale sarebbe ridotto da una quiete durevole”(Hegel)? Una risposta a questa domanda c’è. O meglio, un’intuizione: è la verità che deve essere cercata. Perché se persino nell’ Iliade, per antonomasia il poema dei dieci anni di guerre atroci, esiste uno spazio dedicato alla pace, allora davvero, tutto è possibile. Nella “lotta all’oscurantismo” della pace, abbiamo bisogno di unirci in una battaglia di idee, di  promuovere una rivoluzione culturale, una nuova e diversa considerazione di tutto il passato alle spalle dell’umanità. Progressismo oculato, buona volontà, unione delle forze. Perché quasi sempre, gli avvenimenti funesti sulle pagine di storia sono profezie sul nostro futuro … che smetteranno di verificarsi, solo quando riusciremo a coglierne l’insegnamento.