I Cosacchi sono un’antichissima comunità militare, che nel corso dei secoli ha assunto sempre più un’importante posizione rappresentativa per la Russia divenendo una vera e propria etnia libera.
“Kazak” è un termine turco-tartaro, da cui deriva la parola russa “Cosacco”, che significa “libero avventuriero”. Originariamente questi liberi avventurieri erano nomadi in continuo spostamento nelle steppe tra l’Europa e l’Asia. Si dedicavano alla pastorizia, alla caccia e in minor misura all’agricoltura e al piccolo artigianato, ma la loro principale vocazione di origine era quella di effettuare scorrerie a cavallo o con le loro imbarcazioni.
Le barche dei Cosacchi erano straordinariamente simili ai Drakar vikingi e venivano chiamati “Ciaika”, termine russo per definire il gabbiano. Essendo le “Ciaika” a fondo piatto e spinte a forza di remi permettevano ai Cosacchi di risalire con grande abilità i fiumi. A pochi è infatti noto che essi nacquero come marinai e pirati, mentre in seguito, quando si insediarono in alcuni territori, svilupparono notevoli capacità nell’equitazione e nelle arti militari.
Furono proprio le regioni del Don, del Dnepr, del Cuban, del Terek, degli Urali e della Siberia che denominarono i loro vari gruppi.
I Cosacchi ritengono che la vita debba essere intesa in senso militare, tant’è che fin da piccoli vengono educati all’esercito e addestrati nelle “Sotnie”, le centurie, riunite a loro volta in reggimenti comandati dagli “Atamani”. Il nome di queste autorità nel contempo militari e civili deriva dal termine tedesco “Hauptmann”, cioè comandante.
Contraddistinti da un forte spirito bellicoso e da una predominante volontà di rimanere indipendenti, si scontrarono continuamente con Mongoli e Tartari, per lungo tempo con i Turchi, ma anche con i Polacchi, i Lituani e i Russi. Con la Russia zarista di Caterina II arrivarono ad un’intesa nel 1775, quando l’Imperatrice seppe riconoscere le loro grandi doti da guerrieri coraggiosi.
Anche i successivi zar russi li utilizzarono per numerose conquiste militari e per difendere i confini della Russia dalla incursioni nemiche. In tal modo i Cosacchi raggiunsero un forte legame con i sovrani, motivo per cui maturarono sentimenti tradizionalisti nel rispetto della Chiesa e della nobiltà.
Così all’inizio del XX secolo, durante la Rivoluzione d’Ottobre, in maggioranza si arruolarono nell’Armata Bianca in nome di un governo antirivoluzionario. Questa mossa fu per loro fatale, poichè quando subentrò il Regime Sovietico, Stalin impose la politica di “decosacchizzazione” e li fece deportare nei gulag.
Per più di mezzo secolo non si è più sentito parlare dei Cosacchi, fino a quando nel 1992 il Parlamento Russo ha approvato la loro riabilitazione e li ha riconosciuti come vittime dello Stalinismo. In seguito il Presidente Putin ne ha consentito l’addestramento in speciali accademie militari allo scopo di servire lo Stato in operazioni di antiterrorismo e in interventi di natura umanitaria.
Oggi, con la stessa destrezza e fierezza di prima, i Cosacchi conservano il fascino di una civiltà millenaria, divenuta ormai pura espressione della tradizione e cultura russa. Nell’opera di Tolstoj I Cosacchi è espresso in maniera particolarmente significativa il loro spirito: “I giovani cosacchi, avvicinandosi ai vecchi, rallentavano rispettosamente il passo, si toglievano il berretto e lo tenevano per qualche istante dinanzi al capo.”

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