di Lorenzo Cerimele 

Traù (Trogir in Croato) é al giorno d’oggi una ridente cittadina dalmata che si affaccia sul Canale di Spalato. Essa rappresenta uno dei maggiori poli di cultura ed arte veneziana tanto che fu ribattezzata “la piccola Venezia”; famosi sono i Leoni di San Marco traurini eredi dell’antica dominazione della Serenissima.

Pochi sanno, però, che Traù, nel settembre del 1919, fu teatro di un tentativo irredentista simile a quello realizzato dal d’Annunzio nella città carnerina di Fiume. Il tentativo fu opera di un giovane trentaduenne italiano, Nino Fanfogna, un conte discendente da una delle più antiche famiglie nobiliari della città.
Il conte, spinto anche dal successo dell’impresa fiumana di pochi giorni prima, andò a parlamentare con reparti del regio esercito di stanza a nord della città. Gli italiani, infatti, avevano ottenuto già da un anno il beneplacito alleato ad occupare i territori dalmati promessi dal Patto di Londra. Il suddetto patto, però, prevedeva l’esclusione della cittadina di Traù dai territori promessi all’Italia e fissava il confine a Capo San Nicolò (o Capo Planca) a pochi chilometri a nord di Traù. La città, dunque, non rientrava nelle mire del governo italiano, poiché si trovava al di fuori della giurisdizione militare italiana. Ma, nella notte del 23 settembre, il conte, forzato l’animo di quei pochi seppur convinti soldati (erano circa una novantina), marciò alla testa di loro sulla città e, senza colpo ferire, la occupò.
Il reparto italiano prese subito il controllo della cittadina nominando Fanfogna “Dittatore di Traù”. A questo seguirono le proteste del neonato regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni nei confronti del governo di Francesco Saverio Nitti; Fortunatamente il pronto intervento degli americani di stanza a Spalato scongiurò uno scontro armato fra le truppe serbo-croate e quelle italiane.
La dittatura di Fanfogna ebbe, però, vita brevissima: la mattina del 24 settembre, il capitano di corvetta Paolo Maroni, coadiuvato dall’ufficiale americano Field, convinse i soldati italiani sconfinati a rientrare nei loro ranghi e porre quindi fine alla prova di forza. Il conte Fanfogna, privo di qualsiasi capacità politica e preoccupato per quanto gli potesse accadere all’allontanarsi degli italiani, si ritirò nel suo palazzo e si arrese. Sul far della sera tutto era rientrato e le truppe serbo-croate potettero procedere all’occupazione della città, così come previsto dagli accordi presi a Parigi.
I “fatti di Traù” ebbero grosse ripercussioni nei confronti degli italiani della cittadina e della Dalmazia che, sentendosi minacciati dai nuovi occupanti slavi, preferirono emigrare in massa verso i territori del Regno d’Italia, dando ancor più impulso a quell’esodo già iniziato sul finire dell’Ottocento, caldeggiato dagli austriaci in favore delle popolazioni di ceppo serbo-croato. Ma questa é un’altra storia.