Juan Domingo Perón è ancora oggi ricordato come l’uomo che tentò di trasformare l’Argentina nel gigante economico dell’America Latina e di riformare profondamente la società, cercando di costruire el hombre nuevo. L’uomo nuovo avrebbe dovuto essere depurato da ogni traccia in esso instillata da decenni di liberalismo e di colonizzazione culturale euroamericana, facente dell’arricchimento spirituale, del patriottismo e dell’attaccamento alla famiglia e alla comunità i perni centrali della sua esistenza. Il giustizialismo, l’eclettica dottrina politica elaborata da Perón, nonostante il grande appoggio popolare e gli effettivi risultati conseguiti nel migliorare le condizioni di vita degli argentini e la posizione del paese nello scacchiere regionale, naufragò violentemente per ben due volte – nel 1955 e nel 1976 – contro dei colpi di stato guidati dalle forze armate.

La figura di Perón, uno dei più importanti statisti latinoamericani del Novecento, non sarebbe però stata la stessa, se non fosse stato per l’importante contributo di Maria Eva “Evita” Ibarguen, sua seconda moglie. Dotata di una naturale attitudine leaderistica, di un’oratoria magnetica e di un grande carisma – talvolta superiori a quelli posseduti dal marito – Evita fu colei che aiutò il giustizialismo a trasformarsi in un movimento di massa.

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È impossibile comprendere il giustizialismo senza conoscere Domingo Perón, ed è impossibile comprendere quest’ultimo senza conoscere Evita. Di umili origini, figlia illegittima e non riconosciuta di un proprietario terriero, ultima di cinque figli, nacque e crebbe nella periferia della provincia di Buenos Aires. Divenuta maggiorenne si trasferì nella capitale, dove riuscì ad entrare nel mondo dello spettacolo, diventando un’attrice cinematografica.

Nel 1944 conobbe Domingo Perón, all’epoca insediato alla Segreteria del Lavoro nel governo militare, e si instaurò rapidamente una relazione che sarebbe durata sino alla morte prematura di lei nel 1952.

Evita e Juan Domingo fotografati nella quotidianità, si contraddistinsero per l'essere molto disponibili all'attenzione mediatica

Evita e Juan Domingo fotografati nella quotidianità. Si contraddistinsero per l’essere molto disponibili all’attenzione mediatica

Arrestato da alcuni membri del governo militare e scarcerato in seguito alle grandi proteste di piazza seguite all’incarcerazione, nel 1946, Perón decise di concorrere per la presidenza e fu proprio nella fase elettorale che risaltò l’importanza di Evita: i due condussero insieme il tour nazionale, tappa dopo tappa. Si trattò di un evento di portata storica per l’America Latina, essendo stata la prima moglie ad affiancare il marito in una campagna elettorale. Perón vinse con il 56% dei voti, conquistando la fiducia dei ceti medi, dei contadini, delle classi meno abbienti, dei sindacati e della chiesa cattolica.

Nel 1947, Evita viaggiò in Europa in qualità di rappresentante del governo, visitando – in particolare, Spagna e Vaticano, che sarebbero diventati due importanti attori politici negli anni della crisi del regime peronista. In Vaticano, ebbe l’occasione di ottenere un colloquio privato con l’allora papa Pio XII della durata concessa usualmente alle regine, il quale le regalò un rosario; in Spagna si attirò le simpatie di Francisco Franco e della popolazione, regalando del denaro ai bambini provenienti da famiglie indigenti incontrati durante una visita a Madrid. L’accoglienza riscossa da Evita in ogni destinazione visitata durante il tour le valse l’attenzione del Time, che le dedicò la copertina, approfondendo la sua figura e il fenomeno peronista.

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Mentre il caudillo studiava la maniera con cui applicare i dettami giustizialisti alla società e all’economia, Evita si insediò alla Segreteria del Lavoro e fondò il Partito Peronista Femminile, strumentale alla mobilitazione attiva, civile e politica, delle donne argentine. La costruzione di un uomo nuovo infatti, avrebbe avuto senso soltanto se affiancata dalla realizzazione di una nuova donna – e di questo si occupò la signora Perón.

La retorica del femminismo peronista disegnato da Evita era completamente contrapposta e contraria a quella oggi propugnata dal femminismo radicale occidentale, carico di misandria e considerante come dei traguardi di civiltà il ricorso indiscriminato all’interruzione volontaria di gravidanza, la surrogazione di maternità, la promiscuità e il libertinaggio, il poliamore, la childfree life, la sessualizzazione dell’immagine femminile, il diritto al topless e la lotta senza frontiere al patriarcato; in realtà una vera e propria campagna d’odio contro l’uomo. La donna nuova avrebbe dovuto essere la controparte ideale dell’uomo nuovo, entrambi dotati di una forte tempra morale, intraprendenti, devoti alla religione, alla famiglia, alla cura del benessere sociale e dei più deboli, in particolare bambini e anziani, sullo sfondo d’un atteggiamento repulsivo nei confronti del materialismo, della frivolezza e della vanagloria.

Evita durante uno dei tanti comizi pubblici promossi per discutere la causa femminile, si distinse per l'agguerrita oratoria

Evita durante uno dei tanti comizi pubblici promossi per discutere la causa femminile, si distinse per l’agguerrita oratoria

La dedizione di Evita alla causa dell’emancipazione delle donne argentine fu continua ed estenuante; attraverso comizi e manifestazioni tentò di abbattere lo stato di apatia ed inferiorità in cui versavano in ogni ambito della società, facili bersagli del bigottismo imperante nella mentalità, essenzialmente machista, radicata anche nell’alta società e non soltanto nei barrios più poveri del paese – come quello in cui era cresciuta, affrontando la diffidenza, la derisione e l’ostracizzazione sociale per via della sua condizione di figlia illegittima. Evita sfruttò la propria influenza sulla società e sul marito, riuscendo a far approvare l’introduzione del suffragio femminile e il raggiungimento dell’uguaglianza dei diritti civili e politici tra i due sessi. Si occupò anche di curare l’immagine pubblica del presidente, dedicandosi alla scrittura dei suoi discorsi, alla scelta del vestiario da utilizzare e alle battaglie sociali da sostenere. Probabilmente toccata dall’infanzia e dall’adolescenza vissute in una famiglia indigente di un quartiere povero, oltre alla causa delle donne, con lo stesso ardore fu attiva nel sociale, visitando continuamente fabbriche, quartieri operai, ospedali, scuole e orfanotrofi.

Nonostante l’ampia portata – quasi universalistica, della politica sociale condotta dal regime giustizialista, permessa anche dalla positiva congiuntura economica del secondo dopoguerra, diversi strati della popolazione ancora versavano in condizioni di esclusione sociale e penuria economica, ragion per cui Evita, nel 1948, istituì la Fondazione Eva Perón, un ente caritativo, di cooperazione e mutuo soccorso. L’operato della Fondazione svolse un ruolo fondamentale nell’accrescimento del consenso popolare nei confronti del regime, costruendo ospedali, scuole, case di cura e di riposo, orfanotrofi, complessi edilizi ed erogando borse di studio a giovani volenterosi provenienti da contesti difficili e assegni mensili a famiglie in difficoltà.

Evita al lavoro nella Fondazione Eva Perón

Evita al lavoro nella Fondazione Eva Perón

Paradossalmente, fu proprio l’attenzione dei coniugi Perón verso gli strati più deboli della popolazione a renderli invisi al mondo del potere incardinato sulla Confederazione Generale dei Lavoratori, sulla chiesa cattolica e sulle forze armate, che avrebbero iniziato ad ostacolare il piano giustizialista di riforma sociale ed economica durante il suo secondo mandato: i sindacati erano preoccupati per l’emorragia di iscritti, il clero affrontava la concorrenza statalista e della Fondazione Eva Perón nel sociale e le forze armate guardavano con sospetto l’ascendente esercitato da Evita sul presidente. La spaccatura tra il governo e i suoi assi portanti si sarebbe manifestata soltanto dopo la morte di Evita e, fino ad allora, la prima donna continuò indisturbata ad affiancare il presidente nella costruzione della nuova Argentina e dei nuovi argentini.

Nel 1948, Evita curò la pubblicazione del Decalogo dell’Anzianità, illustrante una serie di diritti spettanti agli anziani, tra cui il diritto alla salute fisica e mentale, alla casa, all’alimentazione, al tempo libero, ad una vita soddisfacente, e attribuendo degli obblighi alle persone di ogni sesso ed età nei loro confronti, come ad esempio il mostrare riverenza, rispetto e assistenza. L’iniziativa fu anche presentata all’Onu, nell’aspettativa che la neonata organizzazione internazionale si interessasse ai diritti della terza età, ma senza successo. La relazione di immedesimazione empatica tra Evita e il popolo argentino fu tale da mettere in una posizione di secondo piano il marito, sempre più ritenuto una figura scomoda da eliminare, da clero e militari. Ad ogni modo, nel 1950, Evita svenne durante un comizio pubblico e tre giorni dopo le fu diagnosticato un tumore all’utero. La malattia la costrinse a rinunciare a candidarsi alla vicepresidenza, privandola di quello spirito d’abnegazione e di dedizione alla causa che l’aveva contraddistinta. Ritiratasi progressivamente dalla scena pubblica, Evita continuò privatamente a scrivere la propria autobiografia, La razon de mi vida, che fu pubblicata nel 1951. L’opera, più che un resoconto delle proprie vicissitudini personali, fu concepita come un testamento spirituale lasciato alla nazione argentina e, in particolare, alle donne, invitate a prendere esempio dal suo cammino d’emancipazione sociale e ad agire.

Il funerale di Evita attirò a Buenos Aires circa tre milioni di persone

Il funerale di Evita attirò a Buenos Aires circa tre milioni di persone

Le sue condizioni cliniche peggiorarono radicalmente nel 1952, costringendola obbligatoriamente a letto. Nella consapevolezza della dipartita imminente, il 7 maggio, il presidente la nominò Jefe espiritual de la nacion, guida spirituale della nazione; ultimo dei tanti gesti d’amore incondizionato che avevano reso famosa la coppia in tutto il mondo, non soltanto in Argentina. Il 22 luglio, Evita spirò a soli 33 anni; fu dichiarato lutto nazionale per un mese. Il funerale pubblico a Buenos Aires attirò circa tre milioni di persone nella capitale. Nonostante la prematura scomparsa e i relativamente pochi anni di presenza politica, l’alacre laboriosità della leader spirituale della nazione le permise di conseguire traguardi importanti nella mai realizzata costruzione dei nuovi argentini, come l’introduzione della patria potestà congiunta e dell’uguaglianza giuridica dei coniugi, la pubblicazione del decalogo dei diritti dell’anzianità e dell’infanzia, il riconoscimento del valore sociale del lavoro, lo sradicamento della povertà e l’inculcamento nella gioventù dei valori giustizialisti per mezzo della Fondazione Eva Perón.

Nel 1955, le forze armate guidarono un colpo di stato, esautorando Perón ed instaurando una giunta militare. Gran parte delle riforme introdotte negli anni del giustizialismo furono abrogate, soprattutto quelle promosse da Evita inerenti la condizione familiare. Per l’Argentina, il 1955 segnò l’inizio di un ciclo alternato di governi civili e militari durato sino al 1983, quando il Processo di Riorganizzazione Nazionale crollò in seguito alla disfatta nella guerra delle Malvinas. L’Argentina, oggi come cinquant’anni fa, è una terra di contraddizioni, un po’ come tutti i paesi dell’America Latina, che fatica a trovare un posto nel mondo e, soprattutto, a trovare pace sociale al proprio interno. L’esperienza peronista ha avuto vita breve, ma continua a suscitare emozioni nell’immaginario collettivo argentino, dove Evita è divenuta oggetto di venerazione popolare, in qualità di strenua combattente per i diritti dei più poveri e degli indifesi. Evita Perón ha saputo dimostrare che il femminismo può e dev’essere un movimento rivoluzionario, non soltanto nel senso politico del termine, ma anche nella sua concezione spirituale.

Una manifestazione delle Femen, le rappresentanti del nuovo femminismo occidentale,  diametralmente opposto a quello elaborato da Evita

Una manifestazione delle Femen, le rappresentanti del nuovo femminismo occidentale diametralmente opposto a quello elaborato da Evita

Uomini e donne occidentali sono oggi vittime inconsapevoli di una silenziosa, eppure rumorosa, riforma dei ruoli, che sta femminilizzando i primi e virilizzando le seconde, proponendo come nuovo prototipo ideale un produttore-consumatore senza identità, che sia quella nazionale o quella sessuale, post-eroico e individualista.

Dopo la morte di Evita, il suo testamento spirituale fu introdotto nelle scuole statali come lettura obbligatoria, allo scopo di coscientizzare i giovani argentini circa le loro potenzialità, in modo tale da allontanare ogni possibile attrazione esercitata dalla vita smodata e profana. Forse, fu proprio l’idea di dover fronteggiare una generazione di giovani arrabbiati, illiberali, disillusi anticapitalisti, capaci di pensare liberamente e non solo ciò che gli viene imposto – parafrasando Spengler, che spinse le forze armate a condurre un colpo di stato, per ricondurre nuovamente allo stato di schiavitù, una nazione che aveva scelto di essere libera. Evita è morta, ma il suo ricordo è per sempre.