II Parte (prima parte:https://www.lintellettualedissidente.it/storia/controstoria-dell-operazione-barbarossa/)

Quali sono le forze in campo, quando il 21 giugno 1941 scatta l’ora X dell’Operazione Barbarossa? Per limitarci nella noiosa eppur necessaria elencazione numerica, affrontiamo solo il dato relativo ai carri armati, alle divisioni di fanteria, ai pezzi d’artiglieria ed agli aerei. Per quanto riguarda la Wermacht, l’ordine di battaglia elenca 151 divisioni di fanteria (di cui 17 corazzate), composte da più di 3 milioni di soldati; i carri armati sono circa 3500, di cui solo la metà è effettivamente in grado di contrastare i modelli sovietici. Infine, l’artiglieria conta 7mila pezzi in linea, e la Luftwaffe dispone di circa 2500 aerei. Una massa ingente di uomini e mezzi, a cui l’Armata Rossa risponde con numeri francamente impressionanti, degni di un Esercito in fase di avanzata preparazione: al confine occidentale sono schierate ben 303 divisioni con oltre 4 milioni e mezzo di soldati, 17mila carri, tra cui i temibili T-34 e KV- 1, oltre 20mila aerei, di cui 7mila schierati nelle nuove basi costruite in territorio polacco nell’aprile 1941 e più di 35mila pezzi d’artiglieria.

In tutti i manuali militari si sa che, per attaccare, bisogna almeno avere un rapporto di 3 ad uno tra forze attaccanti e difendenti. Eppure, i tedeschi sono in svantaggio numerico in ogni settore; non avrebbero dalla loro parte neppure il fattore sorpresa. Richard Sorge, agente segreto sovietico in Giappone, avverte per tempo Stalin, senza però suscitare alcuna reazione; stessa sorte avevano subito gli avvertimenti giunti al Cremlino da Washington e da Londra. Fin dai primi giorni di battaglia, nonostante gli esiti vittoriosi degli scontri, le forze sovietiche paiono inesauribili, come traspare nella lettera che Hitler invia a Mussolini il 30 giugno:

“Sono otto giorni che una brigata corazzata dopo l’altra viene attaccata, battuta e distrutta, e nonostante ciò non si è rimarcata alcuna diminuzione nel loro numero e nella loro aggressività (…) Quasi tutti i contrattacchi russi sono stati effettuati solamente con forze corazzate. Nostre singole divisioni, che spesso hanno colpito cento o duecento mezzi corazzati in un sol giorno, vengono attaccate il mattino seguente da nuovi carri. Io credo, Duce, che incombeva sull’Europa un pericolo della cui misura nessuno aveva un’idea giusta”

 Eppure, la Wermacht passa di trionfo in trionfo nell’estate 1941: per i tedeschi fu facile affrontare un esercito in fase di preparazione offensiva, per lo più mal comandato, preparato ad un’invasione e colto nel momento di massimo sforzo mobilitativo. Hitler non si lascia sfuggire l’occasione di celebrare l’apparente trionfo, rivolgendo un proclama alle truppe dell’Ostfront che di fatto avvalora l’ipotesi dell’invasione stalinista:

“Soldati del fronte orientale! Mosso alla più profonda preoccupazione per l’essere e per l’avvenire del nostro popolo, decisi il 22 giugno di rivolgervi l’appello di prevenire, all’ultimo momento, la minacciante aggressione di un nemico. L’intenzione dei detentori del potere nel Cremlino, come oggi sappiamo, non era solo di distruggere la Germania ma l’intera Europa. (…) In maggio la situazione era divenuta tanto pesante che non si poteva più dubitare che la Russia avesse l’intenzione di saltarci addosso alla prima occasione. Alla fine di maggio questi momenti critici si moltiplicarono talmente da non poter più respingere ormai il pensiero di un minaccioso conflitto per la vita o per la morte. Io allora ero costretto a tacere sempre e ciò è stato per me doppiamente duro. (…) non potevo parlare, perché se avessi detto anche una solo parola ciò non avrebbe minimamente cambiato la risoluzione del signor Stalin, mentre la possibilità di una sorpresa, che mi rimaneva come ultima arma, sarebbe stata esclusa. E ogni dichiarazione prematura sarebbe costata la morte di centinaia di migliaia dei nostri camerati. E’ perciò che ho taciuto nel momento in cui mi ero deciso definitivamente ormai a fare io stesso il primo passo. Perché se vedo che un nemico imbraccia il fucile, non attendo che tiri, ma sono piuttosto deciso a sparare io stesso per primo. E’ stato, adesso mi è permesso di dirlo qui, la più grave decisione presa in tutta la mia vita. Qualsiasi passo in questo senso apre una porta dietro la quale si nascondono solo segreti, e solo i posteri sapranno con precisione come ci si giunse e cosa accadde. a (…) Non ci siamo ingannati sul funzionamento ineccepibile di tutta la nostra organizzazione del fronte, sul controllo del gigantesco territorio delle retrovie, e anche sulla nazione tedesca. Noi però ci siamo ingannati in qualcosa: non avevamo idea di quanto giganteschi fossero i preparativi del nemico contro la Germania e l’Europa, e di quanto fosse enormemente grande il pericolo, di come siamo a stento riusciti a evitare la distruzione non solo della Germania, ma di tutta l’Europa.”

 Pochi mesi dopo, i carristi delle Panzerdivisionen, potranno osservare, scorgendosi dalla torretta dei propri carri, le cupole del Cremlino: eppure, sulla Piazza Rossa, non arriveranno mai. L’enorme potenziale sovietico, passato nelle sapienti mani di Zukov in quelle ore tragiche del dicembre 1941, è ora in grado di mostrare tutta la propria forza, incurante delle gigantesche perdite subite. Il rullo compressore russo fermerà la propria corsa solo a Berlino, avverando a metà il folle sogno di Stalin di conquistare il continente Europeo.

FONTI:

Per la prima parte dell’articolo:
-Viktor Suvorov “IceBreaker: Who started the Second World War?”
-Viktor Suvorov “Day M”
-Discorso di Stalin al Politburo, agosto 1939, tratto dal “Corriere della Sera”, 10 Agosto 1996

Per la seconda parte:
-Proclama di Hitler tratto dal “New York Times”, 10 Ottobre, 1941