La Turchia sta vivendo mesi di fuoco. Dal 28 Maggio di quest’anno la popolazione turca si sta mobilitando nelle piazze del paese per protestare contro il regime autoritario del primo ministro Recep Tayyip Erdoğan, in carica ormai dal 14 Marzo 2003. A partire dal 2011 però, il premier turco, appoggiato dal proprio schieramento di stampo islamico-conservatore, il ‘Partito per la Giustizia e lo Sviluppo’, ha iniziato ad imporre una serie di restrizioni quali la limitazione della libertà di parola e di stampa, la reintroduzione del reato di blasfemia, il divieto di consumo di alcol e quello di riunirsi liberamente che non sono andate giù alla popolazione turca, figlia della rivoluzione kemalista che nel lontano 1923 portò alla nascita dell’odierna Repubblica di Turchia.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la proposta di rimozione, sempre da parte del governo di Erdoğan, del ‘Gezi Parkı‘, un parco urbano situato nella parte europea di Istanbul. L’idea del premier era quella di costruire al suo posto la ‘Caserma Militare Taksim‘ (demolita nel 1940 proprio per fare spazio al parco) e trasformarla in un centro commerciale; i cittadini di Istanbul, indignati, si sono immediatamente riversati nelle piazze e la protesta si è estesa a macchia d’olio in tutto il paese. La repressione è stata e violenta, con barricate da una parte e lacrimogeni dall’altra, passando per diversi morti, decine di feriti e centinaia di arresti; una repressione tipica di un regime che non conosce il dissenso, volta a sradicare una lotta di popolo sorta dal basso, piena di energie e sopratutto capace di coinvolgere un’intera nazione.

A causa della rivolta, infatti, molti turchi stanno mettendo da parte ciò che li divide al fine di raggiungere un obiettivo comune. Non solo rivalità politiche, come quelle che intercorrono tra liberali e nazionalisti, ma anche rivalità calcistiche ed è questo il caso degli ultrà delle tre squadre più importanti di Istanbul, il Beşiktaş, il Fenerbahçe e il Galatasaray. Così come contro Mubarak si coalizzarono gli ‘Ahlawi’ e i ‘White Knights’ (ovvero le tifoserie organizzate delle due squadre della capitale, Al-Ahly ed Al-Zamalek), a Piazza Taksim si sono uniti nella lotta CarsiVamos Bien e UltrAslan.  I tifosi che fino a ieri si ammazzavano per le strade intorno agli stadi oggi si proteggono, si abbracciano e sono fratelli. 

I fautori di questa unione sono i Carsi del Beşiktaş, uno dei gruppi ultrà più antichi d’Europa, fondato nel 1982, i quali hanno firmato una storica tregua al fine di aiutare i manifestanti contro la repressione. Çarşı significa letteralmente “bazar” e nell’immaginario locale si riferisce al quartiere dove è nata la squadra. Anarchici, ambientalisti, animalisti, ribelli e appassionati di Ernesto ‘Che‘ Guevara (sulle sciarpe del club, infatti, campeggia spesso il volto del rivoluzionario argentino) i tifosi delle ‘Aquile Nere‘ sono da sempre in prima linea nelle battaglie sociali a cominciare dal massacro dei cuccioli di foca passando per l’aumento dei prezzi del gas fino ad arrivare alla condanna del genocidio armeno perpetrato durante gli anni della prima guerra mondiale dall’Impero Ottomano.

Tayyip, li conosci gli ultras dell’Istanbul United? Siamo qui dal 31 maggio! Quel muro alto e invalicabile che divideva i gruppi ultrà più agguerriti di Istanbul è caduto. Certo, magari si ergerà nuovamente quando questa rivolta cesserà di esistere però, ora come ora, questi manifestanti, questi ragazzi, non si fermeranno e continueranno ad intonare quel coro finché avranno voce. Dalle gradinate del ‘Türk Telekom Arena’, del ‘BJK İnönü’ e del ‘Şükrü Saraçoğlu’ alle splendide vie della città: gli ultras dell’ ‘Istanbul United‘ sono sempre in prima fila per difendere le proprie idee.

FP