Completare per primo Zelda: Breath of the wild e rimpinzarti di merendine alla cioccolata non ti rende necessariamente un giovanotto scalcagnato, al contrario può potenzialmente mostrarti come un brillante talento col portafoglio gonfio. Tra la prima, mesta, condizione e la seconda, ben più raggiante, passano le visualizzazioni, ovviamente previa pubblicazione video dei suddetti trastulli. Che lo si voglia o no, i prodigi acchiappa visualizzazioni hanno da tempo affiancato i professionisti dell’editoria, della radio, della televisione, del cinema, bruciando le tappe con nel curriculum solo caterve di click. Senza nemmeno salmodiare la litania che vuole YouTube fungere da nuovo mezzo di comunicazione, con la libreria come tappa intermedia e necessaria, si prenda semplicemente atto che l’industria culturale dominante, ahi noi, si chiama industria per un motivo, e che di culturale spesso ha molto poco.

Si sarà dunque inteso come non si voglia, almeno in questa sede, intavolare lo stanco dibattito tra chi trova immorale lavorare su YouTube e chi reputa artista colui che si rallegra per ore davanti alla telecamera. L’obiettivo sarà piuttosto quello di analizzare alcuni fenomeni italiani della piattaforma per video più celebre: il livello qualitativo delle loro scorribande virtuali e dei messaggi che veicolano, il genere di pubblico cui si rivolgono e le tematiche che toccano. Un punto finora solo accennato deve però essere chiarito prima del suddetto tentativo di analisi.


“Rimpinzarti di merendine”

La mia nuova camera!. Gianni Morandi saluta Andonio. Top 11 salvataggi sulla linea serie A. Due nuovi gattini in famiglia. Se non vedi un 7 significa che sei daltonico! Se i titoli di alcuni di questi video – selezionati casualmente dalla categoria dei più visti – hanno strappato al lettore un sorrisetto amaro è bene specificare come nelle considerazioni che seguono non vi sia nessuna intenzione canzonatoria né alcuna supponenza di chi guarda con sdegno dall’alto in basso. La boria di chi si riempie la bocca con l’abolizione del suffragio universale qui non è mai stata di casa, tanto meno la vanagloria dei censori che distribuiscono patenti di analfabetismo funzionale come macchinette erogatrici. Ragion per cui su queste colonne un’analisi della vituperata fauna che popola YouTube non potrà che tenersi distante, per quanto possibile, dai catastrofismi e dagli atteggiamenti bacchettoni a priori di cui in giro non vi è certo carestia. In questo senso sarà allora necessario orientarsi, capire quali pesci pescare e dove pescarli, per poter poi studiare lo stato di salute di tutto il lago multimediale in cui ci si vuole immergere senza alcuna griglia di lettura predefinita che faccia da muta da sub isolante.

Occorre in primo luogo delimitare il campo disciplinare: i personaggi partoriti da YouTube spaziano dal professionista che con un utilizzo sapiente del mezzo consolida e aumenta la propria autorevolezza al guitto che questua visualizzazioni col berretto in mano. Fondamentale per capire la genesi di tali soggetti è allora inquadrarli in categorie in base al loro rapporto con il medium. Escludendo la prima – fatta di  di giornalisti che approfondiscono i fatti del giorno, di registi in erba che pubblicano i propri cortometraggi, di musicisti che si fanno conoscere al grande pubblico – ci resta una Pangea in cui risulta complesso distinguere A da B. Ora, applicando azzardatamente, col rischio di cadere nel ridicolo, un metodo di classificazione “alto” a un fenomeno di intrattenimento talvolta triviale, osserviamo se e come il profilo dello youtuber possa collocarsi in un quadrato semiotico, procedimento che ci permetta di discernere e analizzare i vari fenomeni della community.

bel quadrato semiotico

Modello classico

C’è una categoria di Youtubers fatta di personaggi che utilizzano la piattaforma come strumento adiacente ai media classici. Si tratta di chi produce filmati che, al netto di una certa gamma di libertà che il web consente rispetto a Tv e radio, ripropone un modello classico preesistente al linguaggio proprio delle più giovani star del “tubo”. Generalmente si tratta di editorialisti autoproclamati, gente che ha semplicemente voglia di dire la propria senza troppe censure, talvolta anche di provocare per il solo gusto di farlo (oltre che per acchiappare il pubblico), ma sempre restando dentro ai canoni argomentativi e lessicali che non sfigurerebbero in Tv.

Capita quindi non di rado che lo youtuber X se la prenda con il collega Y, che si crei una sorta di botta e risposta e che i loro apostoli si diano battaglia a suon di commenti, senza però distogliere mai lo sguardo dal codice istituzionale cui vorrebbero aderire. Il profilo dello youtuber che rientra nel modello classico si riprende in genere a mezzo busto o in primo piano, ha creato una sigletta che apra i propri video – ecco un altro ammiccamento alle dinamiche televisive o radiofoniche – e si occupa di qualsiasi argomento gli permetta di formulare un’opinione sufficientemente approfondita. Un esemplare appartenente a una tale specie è, in altre parole, un incrocio tra lo Sgarbi degli anni ’90 su Canale 5, un qualsivoglia opinionista televisivo e un politicante da bar sport. Sul banco degli imputati ci finisce quello che forse più di tutti veste i panni descritti: Dellymellow.

0660_FyW

Dignità, onore, decoro: caratteristiche che emergono dal discorso di addio di Renzi. Caratteristiche che nessuno dei leader del fronte del NO ha. Trovo aberrante che un elettore che voti con la pancia, quando va a votare, abbia un voto che pesi quanto il mio, che sono persona informata, seria, civile. (…) Inutile che continuate a sbraitare, ribadisco che se avete votato NO per mandare a casa Renzi o credendo alle bufale siete degli ignorantoni simili a bestie in quanto non avete difeso né la costituzione né la democrazia ma solo bufale e demagoghi.

Dellymallow parla trafelato, la qualità del video è più bassa del solito, il volto è amareggiato come quello di chi si aspettava la sconfitta ma ci ha creduto fino alla fine. E infatti il ragazzo in questione si è impegnato non poco nella campagna referendaria, si è schierato e ha sapientemente utilizzato il proprio canale per veicolare il suo credo sul voto di Dicembre. La citazione riportata contiene, chiudendo un occhio sulla sgrammaticatura che attribuiamo alla scoppola subita, una perfetta sintesi del personaggio. Dellymallow pontifica dalla propria cameretta o dallo studio che si è creato appositamente, i suoi video sono nella maggioranza dei casi delle considerazioni visivamente ben confezionate dei fatti di attualità, cronaca e politica. C’è chi gli attribuisce la popolarità raggiunta al ricorso alla rissa verbale con altri predicatori appartenenti a tale categoria, ma in realtà la prima impressione che si ha ascoltandolo è che un pubblico giovane e poco informato abbia trovato in lui un editorialista alla mano, uno che fa divulgazione pesantemente filtrata dalle proprie convinzioni e che tende volontariamente a far inviperire chi ha opinioni differenti.

Il ragazzo si definisce soldato di Renzi, e anche in questo ci si trova più voglia di far imbestialire gli avversari che un credo politico reale. Dice di essere fazioso perché schierarsi è un dovere e perché non vuole fare il democristiano, poi però venera il boy scout prestato alla politica, millanta un passato comunista e non sopporta che Uber venga ostracizzata dai tassisti, tutti infami fascisti. Poche idee ma ben confuse. Da cittadino illuminato si sente in dovere di tradurre per il proprio pubblico il complesso linguaggio politico ed economico, ed è questa la principale causa del suo successo, ossia l’aver trasformato la propria stanza in una sorta di redazione di giornale a senso unico che rassicuri gli allineati, conquisti i disinformati e mandi fuori dai gangheri tutti gli altri, appellati ora barbari ora ignoranti odiatori. Oltre al basilare schema fatto da telecamera fissa, opinioni in libertà e taglio in asse al montaggio, Dellymallow utilizza un altro formato tipico del linguaggio televisivo. Non di rado infatti intervista altri youtubers o commentatori vari in un “faccia a faccia” in cui si ripulisce il viso dalle pitture di guerra del manganellatore renziano per farsi canonico presentatore.

In campagna elettorale Dellymellow ha fatto da organo di propaganda, ufficio stampa e fun club di partito, rivendicando la possibilità per uno youtuber di schierarsi apertamente

In sostanza trattasi di un furbo giovinastro, provocatore intelligente che indossa una maschera che poi lo faccia essere sommerso o di lodi o di onta. Un opinionista che da Giletti, dalla D’Urso o a L’Unità TV farebbe la sua figura (il che, visti i contesti citati, è un’aggravante), confermando come questo modello di youtuber faccia un uso del video a mo’ di grimaldello che gli apra le porte dei media tradizionali, benché rivendichi un’origine 2.0.

Contro-classico

Al polo opposto di chi imita attraverso il web un modello mediatico tradizionale vive lo youtuber che in modo esplicito si professa come “altro”. In genere è il caso di coloro che esercitano a livello amatoriale attività che altri svolgono da professionisti. In questo senso il contro-classico, a differenza dell’esempio precedente, dichiara apertamente di non voler far parte né ora né mai di una categoria professionale, sovente spara a vista sulle opinioni istituzionali e propone una lettura alternativa dei temi che tratta.

Si fa riferimento a utenti che producono video di contro informazione o recensiscono vari prodotti dell’industria culturale, sempre sottolineando la propria estraneità alla setta professionale, nella quasi totalità dei casi per assicurare allo spettatore uno sguardo indipendente, oggettivo, non filtrato da alcuna linea editoriale o interesse economico. C’è allora chi fa il giornalista ribadendo di non esserlo e chi fa il critico musicale o cinematografico mettendo volontariamente in luce la propria mancanza di titoli ufficiali per farlo. Professandosi continuamente anti-professionista, tale youtuber non perde affatto credibilità, per converso la guadagna in chi non prende per oro colato le sentenze degli organi ufficiali, in chi semplicemente utilizza il web in cerca di pensieri liberi finanche ai paranoici che esercitano l’arte della dietrologia purchessia. Si prendano due esempi per parte: Claudio Messora per la prima e Federico Frusciante per la seconda.

Claudio Messora

Claudio Messora

Ex responsabile della comunicazione per il Movimento 5 stelle, Messora apre nel 2007 un videoblog nel quale si occupa di divulgazione e che strategicamente utilizza YouTube come megafono per le proprie battaglie politiche. Come accennato in precedenza sottolinea come punto di forza il non essere giornalista, il non appartenere a una corporazione e il lavorare per amore di una corretta informazione col sudore della fronte e del portafoglio. A spulciare il canale del suo blog, Byoblu, si intende chiaramente dove e come Messora voglia mettere le mani.

Tra i video più apprezzati dal suo pubblico – spesso arricchiti da un serioso green screen – nell’ordine troviamo: intervista a Giulietto Chiesa, critica del Neoliberismo, sovranità dei popoli, dirette streaming con Bagnai e Claudio Borghi, questione vaccini. La neolingua lo inquadrerebbe senza colpo ferire nel ghetto dei complottisti, e in effetti Messora, al netto dell’encomiabile attività di divulgazione, non si sforza molto per evitare una tale etichetta, anche se a ben vedere ciò non ha molta importanza. Da esponente di quella che si è chiamata categoria del contro-classico non può che giovarsi di una costante delegittimazione nei suoi confronti da parte dei media togati. Da questo servizio corsaro Messora ha guadagnato visibilità, in passato è entrato nell’orbita del Fatto Quotidiano e di alcune trasmissioni televisive, oggi incarna ormai uno dei pilastri della contro informazione italiana; chi lo indica come produttore seriale di bufale non fa che il suo gioco, aumentandone la credibilità presso il proprio pubblico.

La battaglia per una completa informazione sulla questione dei vaccini è solo l’ultima, e tra le più significative, intraprese da Messora

Un film che ha fatto tanto parlare la cosiddetta “critica” sarebbe “La ragazza del lago”, dovrebbe essere un giallo. Hanno fatto questo filmetto del cazzo che giallo non è, è il solito drammetto fatto con quattro attori e un bozzetto. I critici si sono sperticati buttando in mezzo Hitchcock, Fritz Lang, per un film di merda.

Federico Frusciante non le manda a dire, non deve render conto dei propri giudizi a nessuno se non ai clienti della propria videoteca. L’estratto di un commento su La ragazza del lago contiene i tratti distintivi del personaggio: linguaggio più che informale, opinioni tranchant, gusto particolare per la stroncatura e immancabile spallata alla critica professionista. La schiettezza che lo contraddistingue, unita ad una competenza di tutto rispetto, lo ha portato a partecipare a numerose conferenze e festival di settore, fino a intervistare mostri sacri come Argento e Romero. Quando qualche sobillatore lo accusa di essere pagato dalla casa di distribuzione di cui consiglia i DVD perde le staffe, non accetta di essere accostato ai professionisti che, per interessi superiori, si spellano le mani a forza di applausi ipocriti.

Frusciante consiglia, stronca, impreca; consiglia, stronca, impreca e via di nuovo; ed è un meccanismo fordista che non può non piacere all’utente della community. Benché, a differenza di Messora, si ha la sensazione che non lo faccia come missione ma per puro esercizio ludico, Federico ha costruito un format efficace con musichette di sottofondo, stacchi che ritmano il video, grafiche eleganti ma non invadenti che indirizzano lo spettatore più di qualunque recensione analitica da rivista specialistica. Il percorso parallelo alla professionalizzazione definisce dunque un tipo di youtuber che piace perché appare onesto, trasparente, parla come mangia o si proclama divulgatore di Verità. Così l’utente clicca, e le visualizzazioni aumentano, e il personaggio diventa youtuber fatto e finito.

Non contro-classico

La terza regione della Pangea evocata è popolata dagli youtubers più screditati, sgangherati, trash e dalla carriera assicurata. Ragazzini che nella cameretta ancora apparecchiata di poster e gingilli adolescenziali raccontano la loro giornata, assaggiano chicchi dolciastri e ne danno un giudizio, parlano di social network, di trucchi, di ricette, senza la volontà di consigliare ma con un solo intento diaristico: la telecamera fa infatti le veci della pagina da vecchio diario segreto, con il non secondario mutamento che non lo vuole più chiuso col lucchetto ma aperto a chiunque sia disposto a osservare il nulla dei pomeriggi dello sbarbato di turno. Si tratta evidentemente della categoria più giovane, benché qualche trentenne latrante (Damiano er faina) lo si trovi senza troppi grattacapi, ed è anche quella che si accaparra più delle altre i grossi numeri di visualizzazioni e commenti.

Sono gli stessi personaggi che con disinvoltura passano dalla sedia da ufficio di camera all’editoria più blasonata, dalla webcam al microfono della radio nazionale, dalla mamma dietro l’uscio della stanza a migliaia di bambinetti festanti che reclamano un autoscatto o un autografo fuori dalla libreria. È senza dubbio questo il luogo audiovisivo in cui è più facile fotografare lo stato dell’arte con una plongée che dall’alto in basso indichi con schifo il materiale umano sottostante, e obiettivamente risulta difficile trattenersi. La si è chiamata categoria del non contro-classico poiché totalmente indifferente alle svariate dinamiche di linguaggio di qualsiasi altro medium. La più parte di questi personaggi non legge i giornali, non accende la TV (figurarsi la radio) non fa informazione e di conseguenza non ha alcun interesse a posizionarsi contro qualcosa che non ritiene esistere o, nella migliore delle ipotesi, non comprende.

fssfhsfh

Greta Menchi: dalla propria camera a Sanremo, passando per il Giffoni film festival

Le vere stelle si collocano qui, quelle a cui pensiamo quando si tira in ballo la figura dello youtuber. La qualità dei video, a differenza delle altre categorie, non è affar loro: riempiono il quadro di scritte sgargianti in sovrimpressione, ogni battuta è intervallata da inserti costituiti da altri frammenti video o da immagini che vorrebbero far sorridere ma restituiscono un andamento cadenzato che rende il tutto interminabile. I bimbi prodigio del “tubo” paiono tali e quali a quelli che anni fa facevano i canterini in televisione o, in un contesto ancor più remoto e frugale, recitavano poesie davanti ai parenti per Natale. La base è identica, ossia l’esigenza di avere gli occhi addosso, ma chiaramente cambiano le prospettive, e questi scaltri ragazzini lo sanno meglio di noi: là si prendevano un applauso e poi tutti a tavola, fine della storia; qui gli autori televisivi e le case editrici fanno a cazzotti per averli, assicurandosi un pubblico meno agée.

Si dirà che se un tale numero di click viene calamitato su questa categoria, allora la forma e la sostanza non possano essere infime come si è scritto. Sarà, ma tra challenge (termine che nobilita semplici giochini) e adii al mondo di YouTube annunciati una settimana sì e una no, sembra lavoro per criminologi trovare le tracce di un contenuto che sia qualcosa di più di ciò che un adolescente tipo organizza con gli amichetti nel giardino sotto casa. Dunque a quelle migliaia di visualizzazioni corrispondono altrettanti ragazzini lobotomizzati? No, lo si è detto in apertura, la supponenza l’abbiamo lasciata a casa, nei limiti del possibile. Più semplicemente dietro a quei click c’è il principio voyeuristico sul quale si basava la televisione prima di Youtube e il cinema prima della televisione.

Hitchcock ci ha donato una perla come La finestra sul cortile, opera-saggio sul meccanismo voyeuristico intrinseco alla società moderna che chiarisce le idee anche su un fenomeno contemporaneo come quello degli youtubers: un James Stewart fotoreporter costretto sulla sedia a rotelle inganna il tempo producendo una maniacale attenzione per ciò che accade al di là delle finestre dei vicini di casa. Ogni finestra è schermo e canale televisivo, così come ogni canale dello youtuber di turno è finestra su un mondo, su una vita vera che pare romanzata.

L'attenzione spasmodica di James Stewart per le vite dei vicini di casa è paragonabile alla curiosità dell'utente nei confronti delle vite degli youtubers

L’attenzione spasmodica di James Stewart per le vite dei vicini di casa è paragonabile alla curiosità dell’utente nei confronti delle vite degli youtubers

-Ma se lo odiano allora perché lo ascoltano?

-La risposta più comune? “Voglio vedere cosa dirà dopo”

Così pare rispondessero gli ascoltatori del controverso conduttore radiofonico Howard Stern quando qualcuno ricercava le cause del successo di un personaggio odiato da molti. Ebbene pare che l’unica chiave di lettura per decodificare il successo di certi youtubers sia la stessa, chiaramente unita al principio de La finestra sul cortile di cui sopra. Il pubblico più giovane trova nella stella del web un amico che parla la stessa lingua, ha le stesse inquietudini e vive la stessa noia, mentre chi reputa detestabile tutta la suddetta marmaglia è calamitato su questi video per poterne dare un giudizio o semplicemente dare un’occhiata al nuovo prodigio di cui tutti parlano. Capita allora che lo youtuber in questione dedichi intere rubriche al pubblico affezionato, che chiede informazioni private, vuole conoscere i dettagli della vita del proprio idolo quando la telecamera non riprende. In sostanza il successo di certi fenomeni video non risiede né nella qualità né nel contenuto, ma nel più basilare fatto che quel nulla – per giunta esteticamente pessimo – sia un nulla fatto da lui, da quello youtuber di cui tutti i coetanei parlano, da quel ragazzino di cui seguo la quotidianità da mesi e alla quale mi sono appassionato.

È, né più né meno, il meccanismo della soap opera: lo spettatore è ben conscio di fruire di un prodotto mediocre, ma non può non rispondere alla voglia di conoscere il futuro del personaggio che accompagna da mesi la propria routine giornaliera, sapere cosa dirà dopo, per citare l’esempio riportato. Come ogni telenovela ha tutti i giorni una nuova occorrenza, così lo youtuber rilascia un nuovo video a cadenze regolari, in un certo senso sfama l’utente affamato, che volontariamente o meno ne sancisce lo sproporzionato successo.

Non modello classico

Lasciandoci alle spalle le lande brulle, prive di meritocrazia e cultura proprie della categoria precedente, ci si para davanti quello che è stato designato come quarta regione. Si incontrano dunque youtubers non classici nella forma ma tradizionali nel contenuto. Personaggi che senza utilizzare schemi presi a prestito da altri mezzi di comunicazione realizzano video che da un lato non hanno l’obbligo di seguire modelli istituzionali, dall’altro non rispondono all’esigenza di definirsi “altro” rispetto al modello classico. Esiste allora chi veste i panni del professore – trattando di storia, letteratura, filosofia – dando del “tu” allo spettatore, risultando alla mano e poco formale e chi fa tutorial o recensioni che si avvicinano a un servizio per il pubblico più che a un esercizio critico.

È quindi il caso di chi fa un uso del proprio personaggio a metà strada tra l’intrattenimento spettacolare e il tentativo di divulgare un certo credo misto a conoscenza oggettiva. Esempi di youtuber divenuti celebri in questa categoria ce ne sono a bizzeffe, estremamente noti all’interno della cerchia disciplinare di cui fanno parte ma totalmente sconosciuti all’utente mainstream. Gente come Victorlaszlo88, Rick DuFer, Clio make up (più conosciuta degli altri anche per via di un’esperienza televisiva) non intende aderire a un modello preesistente né ribadire una posizione contraria al mondo professionale, si limita a operare per mezzo di attività classiche (lezioni, recensioni, dibattiti) con un approccio alla portata di chiunque, vicino all’utente medio verso cui mostra particolare attenzione e che chiama spesso in causa. Rick DuFer ci pare lo faccia nel modo più didascalico, dunque più adatto per essere preso a modello.

Il video promo del canale di Rick DuFer

Rick è laureato in filosofia, non è più un ragazzino ma conserva un aspetto da universitario fuori corso: folti baffi, coda di cavallo e orecchini del rocker da pub. L’aspetto fisico è tutt’altro che secondario, il modello che impone è quello del professore-amico, un giovane da cui si possono prendere ripetizioni di filosofia ma allo stesso tempo poter intavolare dibattiti sui temi di attualità. Difatti i video con cui Rick è divenuto un personaggio figlio di Youtube consistono principalmente in approfondimenti filosofici che spaziano dalla monografia all’applicazione di principi manualistici a prodotti della cultura popolare, in particolare serie televisive di successo.

Come l’impavido “soldato di Renzi” ha preso posizione sul referendum, ma rispettando i canoni della categoria in cui lo si è inserito non si sbilancia più di tanto, non provoca lo spettatore né ha interesse a scatenare farsesche lotte con gli altri youtubers. Non è un caso allora che la moderatezza con cui prende parte rimandi alla retorica schierata del classico professore liceale che vuole farsi ben volere da tutti: RickDuFer organizza sfide di argomentazione tra i propri iscritti e dibattiti in diretta streaming, gesticola e scandisce i concetti in modo da risultare più chiaro possibile. Le sue più recenti lezioni vengono riprese con una sorta di disinquadratura che lo vede posizionarsi leggermente decentrato rispetto al quadro in modo da lasciare spazio per il mosaico di manuali che stanno nella libreria sullo sfondo, al fine di concentrare in maniera evidente i pilastri del proprio linguaggio.

Rick DuFer

Rick DuFer

È chiaro che i numeri macinati dall’industria che si è ricondotta al non contro-classico qui non siano nemmeno ipotizzabili. È facile pensare che il suo target di riferimento sia un utente curioso che faccia un uso utilitaristico del web anziché trattarlo esclusivamente come mezzo di intrattenimento. In questo caso, al contrario della categoria precedente, non si può dire che il riscontro positivo dell’attività di RickDuFer non sia apprezzabile: nonostante non poche uscite più che discutibili, ha il merito di aver intrapreso una strada poco battuta e di averla saputa percorrere con mezzi che indolciscano la pillola. In aggiunta a un tale pregio gli va riconosciuta anche l’abilità di non cadere nel tifo esasperato e di non apparire mai sopra le righe. Lo stesso ragionevole atteggiamento lo porta a non tollerare chi nei commenti spara sentenze senza argomentarle, imponendosi come precettore severo ma alla moda. Certo, come detto ci pare prenda spesso degli abbagli intollerabili, ma l’impressione è che questo personaggio figlio della rete, nonostante una notevole distanza da certe nostre vedute, raggiunga per mezzo di un lucido eloquio un livello che innalza la quota culturale della piattaforma, creando almeno le premesse per aspre discussioni e non per monologhi propagandistici.

La diagnosi finale allora non può che essere una semplice constatazione di come i personaggi di Youtube rispecchino in proporzione i tipi umani dell’Italia odierna: tra i giovani si diffondono con successo, come sempre è stato, format di origine Nord Americana, c’è poi chi tenta di inventarsi professionista dell’informazione rendendosi ridicolo, chi fa controinformazione con successo, chi sente di giocarsi il quarto d’ora di notorietà farneticando nella propria stanza e chi rimedia ruoli istituzionali attraverso il linguaggio della piattaforma. Dal profilo più prosaico a quello più meritevole, prendere coscienza di una realtà che ha colliso col mondo dell’industria culturale – generando un continente composito di difficile decodificazione – appare un esercizio indispensabile al fine fare i conti con i costumi attuali di intere generazioni.