Soldi, soldi, e ancora soldi. È su questo paradigma che oggi ruotano le logiche del calcio moderno. Brand, introiti e marketing sono diventate parole chiave in quello che un tempo era considerato semplicemente uno sport per gentlemen. Ma non da tutte le parti è così. A Manchester, infatti, non emergono solo i due prorompenti colossi dello United e del City, bensì esiste una realtà, più piccola e defilata, che fa del rifiuto dei valori del calcio moderno il suo nucleo fondamentale. Si chiama FC United of Manchester, “un club fondato dai tifosi delusi del Manchester United”, che milita attualmente nella settima divisione del calcio inglese.

È il luglio del 2005, Malcolm Glazer ha appena concluso la scalata al Manchester United e ne è diventato proprietario delle quote principali. Un evento che, secondo molti, rappresenta la punta dell’iceberg della perdita dei valori cui è andato incontro uno dei club più prestigiosi al mondo. Un gruppo di tifosi decide così di fondare un nuovo club, sostenibile a lungo termine, democraticamente gestito dai tifosi, che appartenesse non tanto a magnati o petrolieri, bensì alla comunità di Manchester. Un’utopia o un sogno, dipende da che prospettiva lo si voglia guardare, ma certamente un’innovazione, in grado di dare un calcio morale a chi è abituato ad associare un pallone al “profumo” dei bigliettoni.

Sono dunque i tifosi il nucleo attorno al quale ruota l’intero progetto dello United of Manchester. Tifosi con un potere decisionale forte, avendo ognuno un voto ciascuno ed essendo così soci e membri del club a tutti gli effetti. Un progetto che si basa sul totale rigetto della modernità, su un calcio genuino e pulito, ormai defunto ai piani alti della piramide calcistica. E la risposta della comunità è stata notevole. Oggi, a quasi dieci anni dalla sua fondazione, il club, beneficiando di abbonamenti stagionali da 90 sterline e donazioni libere, riesce ad incassare sulle 750mila sterline annue e il prossimo grande step potrebbe essere la costruzione di un nuovo stadio di proprietà, a Moston, là dove il club ha per la prima volta visto la luce.

Un club nel quale è fondamentale l’identificazione. È un modo di essere e pensare, impossibile da scardinare anche in caso di promozioni, perché lo United of Manchester è e resterà sempre un’organizzazione no profit, che sventolerà in eterno il vessillo della democrazia e che sarà in eterno proprietà esclusiva dei tifosi. Perché non inchinarsi alle logiche moderne non significa rinunciare alla passione per il football. E poco importa se le figure dirigenziali del club devono svolgere il proprio lavoro in una fabbrica abbandonata, rimodellata come ufficio. È nel nome del football, nell’odore del prato verde in un sabato bagnato d’inverno, negli spalti poco capienti ma gremiti, che lo United of Manchester continua a costituire, a modo suo, una parte gloriosa dello sport di Manchester.