“Del Teatro Tenda ho un ricordo simpatico, di qualcosa di povero, modesto, umile, provvisorio. Aveva la stessa aria che suggeriva il circo la prima volta che l’ho visto”

dice Federico Fellini, un vero esperto di tendoni a strisce, mentre ricorda con passione quella costruzione “aerea e palpitante”. Il Teatro Tenda nasce precisamente nel 1973 con una struttura itinerante per i quartieri della capitale quando, sorretti dal quadro politico-economico del tempo e dal dibattito sul decentramento teatrale, l’attore-impresario Carlo Molfese nel 1976 “tiene ‘na tenda usata” e decide di mettere in scena i primi spettacoli di commedia brillante e varietà con Lino Banfi e Pippo Baudo. Un enorme tendone sorretto da sei pilastri che avrebbe retto fino al 1986. Conosciuto prima come il Teatro Tenda sotto casa e poi come Il Teatro Tenda di Piazza Mancini. Nonostante la cupa atmosfera di terrorismo che ingrigiva la città in quegli anni, il biglietto che andava dalle mille alle duemila lire, portava sempre file e file di pubblico fatto da spettatori non solo borghesi. Con la sua idea di teatro non “stabile” vi è stata una rivoluzione autentica, una proposta di certo non convenzionale. L’immediatezza, un mondo dello spettacolo nel suo farsi con la consapevolezza dell’importanza dell’artista e del suo lavoro.

Il principio di tutto era il Teatro e “quelli del Teatro tenda” sono stati protagonisti di dieci anni estremamente importanti per la storia dello spettacolo. Quel palco ha fatto da trampolino per Ornella Vanoni, Lucio Dalla, Renato Zero e Gino Paoli. Ha fatto da spalla per sette giorni consecutivi al grande Vittorio Gassman nei famosissimi “Sette giorni all’asta”, una maratona di una settimana portata avanti giorno e notte dall’attore, matinèe per le scuole, conferenze, vere e proprie rappresentazioni. Il vero lancio è stato lo spettacolo di Gigi Proietti “A me gli occhi, please!”, oltre 250.000 spettatori e sempre lo stesso palco è stato calcato da quasi tutti tra i più grandi attori, scrittori, cantanti e autori, un vero e proprio itinerario nel meraviglioso. Da Pupella Maggio, Salvo Randone, Monica Vitti, Mariano Rigillo, un adolescente Vincenzo Salemme, Carmelo Bene a Roberto Benigni, Mario Scaccia, Marcello Mastroianni, Domenico Modugno, Carlo Giuffrè, Andrea Camilleri, Dario Fo e Franca Rame. Una serata intera dedicata al grande Eduardo De Filippo che si emoziona e fa emozionare il pubblico riportando in scena la sorella Titina, interpretando una delle scene più famose di “Filumena Marturano” tramite l’ausilio della voce della sorella registrata, a cui segue un’esemplare esecuzione della ballerina Carla Fracci nelle vesti dello stesso personaggio. Dieci anni non solo di teatro italiano ma anche di arte internazionale con Le Troubadour, Victoria Chaplin, Marcel Marceau, balletti folklorici dell’est, pantomime e molto altro.

Se non ci fosse stato il Teatro Tenda di Piazza Mancini – dichiara Veltroni – non ci sarebbe stato l’Auditorium Parco della Musica, né le case del cinema, del teatro, della letteratura, del jazz che animano la vita culturale romana”. Il 16 dicembre 1979 i pilastri della tenda non reggono ad una terribile e violenta grandinata e l’attività sospesa per alcuni mesi viene risollevata da un eloquente gesto di Eduardo De Filippo che decide di replicare per diverse settimane “Il berretto a sonagli” di Luigi Pirandello, devolvendo tutto l’incasso delle rappresentazioni per la ricostruzione del teatro. Per quanto il valore, il significato e l’entusiasmo durassero, la situazione del Paese stava nuovamente cambiando e quegli anni di fervore si stavano ormai riappiattendo con un ritorno ai “privati” e lo stesso pubblico cambiava. Questo grande palcoscenico popolare, non chiuso in un palazzo, senza velluti e poltrone rosse, lascia spazio a un enorme parcheggio e forse questa amara fine porta con sé parte di quell’idea di condivisione per la pura comunicazione che è base di questo mondo meraviglioso che prende il nome di Teatro. Il Teatro Tenda è stato stagione di una pregnante emozione vissuta dal pubblico e dagli artisti che si esibivano, un’epoca in cui si è voluto dare respiro alla sola importanza di amore nei confronti dell’aitante forza teatrale. Un denso luccichio dato non dallo sfarzo ma dalla forza, dalla bravura quasi imbarazzante, dall’altruismo, dalla professionalità magistrale di chiunque abbia vissuto quel palco. L’importanza di un’epoca che dovrebbe solo essere esempio e stimolo per un oggi un po’ rassegnato e che cela forse, anche se non dovrebbe, tanto entusiasmo. Il Teatro Tenda, un tendone circense che ha regalato proprio quella magia che si va a creare tra attore e spettatore.