È ormai in corso da vari anni un processo di trasformazione e ramificazione della struttura produttiva nei paesi in cui lo stato del sistema capitalistico-finanziario non sembra poter esser messo in discussione. Sebbene la centralità dello scontro capitale lavoro non sia risolta – al contrario appare acutizzata – il terreno di raffronto tra di essi non si mostra più circoscritto alle mura dell’industria ottocentesca, ma procede inglobando verticalmente tutta la popolazione. Il coefficiente di produttività viene esteso oltre i mattoni della fabbrica e diventa componente attivo in ogni ingranaggio della società. La progressiva parcellizzazione del ciclo produttivo ha ottenuto tra i suoi risultati la trasformazione dell’intellettuale in un segmento all’interno del più ampio processo lavorativo, dissolvendo ancor più nettamente le distinzioni tra operaio e operaio massa.

Sebbene le categorie lavorative sembrino essersi modificate per via degli sviluppi tecnologici, la conflittualità tra le due classi rimane effettiva. Il capitalismo, infatti, prova imperterrito ad estendere le meccaniche della disciplina industriale all’intera popolazione, nel tentativo ultimo di assoggettare i lavoratori. Allo stesso tempo i movimenti di lotta – ridotti ai minimi termini in questa fase storica – fraintendono completamente la riorganizzazione del sistema capitalista e, cadendo prede della misera retorica post strutturalista, volgono la loro attenzione esclusivamente nei confronti dei diritti civili.

Nel suo libro La forma di Stato Antonio Negri notava come dopo la sconfitta subita dal movimento popolare armato negli anni successivi alla resistenza, la lotta della classe operaia si fosse progressivamente spostata su un terreno di riproduzione interna, ovvero non più diretta a rompere con odio i meccanismi del dominio ma a determinare nuove dinamiche di propria valorizzazione dentro e contro la valorizzazione capitalistica:

Le modificazioni della composizione di classe operaia, e proletaria, ed in particolare il processo di auto riconoscimento dell’operaio massa e quello di formazione dell’operaio sociale contro l’egemonia capitalistica sulla riproduzione complessiva, rappresentano la filigrana delle inferenze strutturali.

Accade, dunque, che le vecchie e rigide categorie del lavoro sfocino – in maniera proporzionale all’aumento della congiunzione e della sovrapposizione tra struttura e sovrastruttura – in una nuova dimensione, arrivando ad esprimere una composizione di classe che ha come protagonista l’operaio-massa all’interno della società-fabbrica.

A circa quarant’anni dallo scritto del Professor Negri la figura dell’operaio-massa diventa importante chiave di lettura per comprendere il nuovo tipo di sfruttamento lavorativo attuato attraverso una progressiva automatizzazione e digitalizzazione della forza-lavoro sociale. Le fabbriche-aziende necessitano di un crescente numero di specializzati a basso costo cui affidare un frammento del sistema produttivo; essi in realtà diventano ingranaggio integrante di un sistema molto più ampio che finisce per collocarli nel ruolo di meri esecutori all’interno di una diversa e più grande catena di montaggio.

Tale sistema fonda le sue radici nella paura, nel senso di colpa e nell’ambizione: i tre sentimenti indicati ne La logica delle passioni di Paolo Virno. Infatti, l’aumento dell’accumulazione di tali aziende poggia – oltre che su una progressiva fagocitazione delle piccole realtà da parte dei grandi monopoli del settore – su una retorica supportata dell’egemonia culturale delle classi dominanti volta a incrementare l’agonismo e l’individualismo tra i lavoratori. La mancanza di sicurezze contrattuali e il connesso arretramento dei diritti lavorativi ha fatto sì che la cosiddetta “generazione degli stagisti” stia vivendo il suo momento d’apice.

Uno degli stratagemmi adottati delle grandi aziende è la somministrazione dei tirocini extracurriculari – ovvero svolti al di fuori dei percorsi di formazione – che ha nella mancanza della sicurezza contrattuale proprio la sua più grande sicurezza. L’esercito dei neolaureati è posto oggi in competizione, una competizione già drogata da una mistificatoria meritocrazia, ed è costretto ad accettare stipendi irrisori sperando in un futuro migliore (la legge n99/2013 prevede una retribuzione minima di 300 euro).

Il Rapporto 2018 sulle Comunicazioni obbligatorie pubblicato dal Ministero del lavoro (calcolato su base triennale) mostra come dal 2015 al 2017 vi sia stato un ulteriore aumento di tale espediente contrattuale: rispettivamente i tirocinanti sono passati da 344.343 a 363.435. Questi dati mostrano chiaramente il volto della nuova società-fabbrica la quale, fuoriuscendo dal mero complesso industriale, modifica le categorie lavorative e la produzione sociale, sia dal punto di vista delle lotte per i diritti, sia dal punto di vista del capitale. Inoltre, la parcellizzazione lavorativa e il progressivo individualismo dell’operaio sociale non fanno altro che aiutare i poteri finanziari nello scontro capitale-lavoro, andando a rafforzare e cementificare il potere del primo sul secondo.