Sergei Polunin è un ballerino ucraino di danza classica. Molto talentuoso. Straordinariamente talentuoso. Al punto da essere diventato primo ballerino della Royal Ballet Academy a soli 19 anni. Primo nella storia. Ruolo che ha ricoperto per breve tempo: due anni dopo la nomina, Sergei parte e lascia tutto. Lo stress, le ore di lavoro, tutto, a suo dire, era divenuto troppo pesante per lui e “privo di senso”. Ma la stessa passione lo trascina ancora, l’artista sbarca in Russia e lì comincia una nuova carriera. Si cimenta, dapprima, nel balletto russo, per poi passare a nuove e inedite esplorazioni coreografiche.

Ma Sergei Polunin è anche uno sbandato. Utilizzatore di droghe. Accanito frequentatore di serate. Amato dai tabloid, bad boy, divenuto recentemente russofilo, omofobo, sessista, grassofobo, secondo tutta una certa stampa bene, in seguito ad alcuni post compromettenti, prima pubblicati e poi eliminati dal suo profilo Instagram.

Il 29 dicembre 2018 il ballerino ucraino pubblicava sul suo profilo Instagram un post che sarà poi cancellato:

C’è già una ballerina in scena, non c’è nessun bisogno di essere in due. Un uomo deve essere un uomo. Le energie femminili e maschili creano un equilibrio. È il motivo per cui avete le palle. (…) Smettetela di essere deboli, siate degli uomini, siate dei guerrieri.

In un altro post altrettanto simpatico, Sergei Polunin si lasciava andare affermando:

Ecco un consiglio: schiaffeggiamo i grassi quando li vediamo, questo li incoraggerà a perdere peso. Non ho nessun rispetto per la loro pigrizia.

In seguito a queste affermazioni, e alla faccia di Putin comparsa recentemente sul suo torace. A tatuaggio perpetuo. E che gli ha valso ogni genere di etichettatura. Da grassofobo a omofobo a russofilo. L’Opera di Parigi, che gli aveva offerto il ruolo di Sigfrido nel Lago dei cigni, non ha tardato a ritirare l’offerta. Il 14 gennaio 2019 appare un tweet sul loro profilo ufficiale in cui informano che non sarà possibile mantenere la collaborazione, perché le idee di Polunin non sono in accordo con i valori dell’istituzione.

Non entreremo qui nello specifico della polemica. Né cercheremo di capire per quale motivo Sergei Polunin si sia così espresso, – anche se è certo che da quando, recentemente, il ballerino ha ricevuto la cittadinanza russa, il suo profilo Instagram ha cominciato a riempirsi di commentari a sostegno del presidente russo Vladimir Putin. Piuttosto, quello che è veramente interessante da osservare – attraverso le maglie di questo evento – è l’isteria del pensiero unico, che sragiona, si contorce contro se stesso e soffoca i propri figli. E non ha buona memoria.

Solo tre anni fa il ballerino era osannato e adorato in seguito alla sua coreografia sulle note di “Take me to church” di Hozier. Un testo dichiaratamente a sostegno delle coppie omosessuali. Il video originale, poi, era – neanche a farlo apposta – ambientato in Russia, e intendeva mostrare le difficoltà di una coppia omosessuale in un paese nel quale la loro unione non veniva accettata.

Non serve dire che tale opera gli valse la fama mondiale, nonché il plauso di tutto il mondo ‘che pensa bene’. Un grande, talentuoso ballerino ucraino faceva dono al mondo intero di un video in cui, accanto ai chiaro scuri della sua splendida arte sofferente, si profilava sotterranea una tagliente critica al modello politico russo. Il fatto, poi, che non pochi ucraini mostrino qualche problema con la supremazia russa, non poteva che essere ancora meglio per la stampa “liberal”. Un pasto ancora più succulento.

Il successo continua con un ottimo documentario biografico, ‘Dancer’, girato da Steven Cantor nel 2016. Un viaggio dietro le quinte, in cui, accanto alla straordinaria performance artistica, vengono messe in luce le profonde ferite familiari che l’artista porta con sé fin dalla sua infanzia.

Ed è così che Sergei arriva a ricoprire mondialmente la categoria del “genio-ribelle-che-soffre-perché-non-trova-un-senso-in-quello-che-fa,-e-allora-fa-il-ribelle”. Il bad boy amato dai tabloid, perché un bel torace muscoloso in prima copertina trova sempre il suo posto, molto più di quello di un grasso. Soprattutto quando la foto è a torso nudo. Ed è così, infatti, che la stampa si sveglia ‘grassofila’ solo un paio di volte all’anno. Nel mese dell’inclusione o simili. Perché bisognerà pur vendere le taglie forti, a un certo punto.

Sergei Poulain in prima di copertina per un inserto settimanale del ‘The economist’

Eppure Sergei, non vuole entrare neppure in questa categoria. E dire agli uomini che sono “effemminati nella danza” gli è valso a essere considerato omofobo, quando – al di là delle bizzarrie dell’artista – una simile critica equivarrebbe a voler dire, se leggiamo la frase all’incontrario, che essere omosessuali equivalga ad essere degli effemminati. Una lettura quantomeno riduzionista, ma a cui quasi nessun giornale sembra essersi sottratto.

Potremmo, almeno, avere un po’ di memoria prima di pubblicare certi articoli. Invece, una strana isteria sembra regnare. Ed è così che Polunin da “stella più luminosa del panorama mondiale della danza”, è diventato in men che meno putiniano, sessista e omofobo per gli stessi giornali che prima lo osannavano. Senza nessuna possibilità di redenzione.

E adesso, sembra essere stata recentemente messa in causa anche la sua apparizione sulle scene nostrane. All’Arena di Verona nei panni di Romeo, – la cui esibizione è prevista lunedì 26 agosto – causa di quelle stesse espressioni per cui gli venne ritirato l’invito a Parigi.