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La pubblicità, come il parassita, è priva di propria vita, e, per questa, dipende dall’ospitante. Quest’ultimo foraggia, lascia succhiare pian piano, tutto quello di cui il parassita necessita, degenerando, infine, nella situazione inversa, capovolta, per cui sarà l’ospitante a richiedere gocce di vita al parassita, essendone divenuto egli stesso detentore. Qui non si tratta più di ribaltamenti ideologici o di valori, qui si tratta di estrarre quanto più nettare si può dalle coscienze umane; lobotomizzarle, spezzando quel legame tra gli io della personalità e l’anima – sconnettendo, di conseguenza, la congiunzione universale tra essere e mondo, ed estendendo, tra l’essere e il tutto. Svuotandole, si ottiene (sull’attenti!) una perfetta machina-homo. Alterano le personalità a loro piacimento plasmando centinaia di fallaci realtà generalizzate, che in divenire emergono come baluardo – a volte addirittura arrivista – d’omologazione di massa. La quale, peraltro, non esaudirà mai i desideri di chi, con essa, cerca di ridurre le menti a tele bianche su cui dipingere ogni oscenità; essa troverà sempre e comunque il grande ostacolo della natura: ogni essere che esiste è Unico.

“Un uomo, dotato di carrello, borsello e spicci vari, avvolto dai mille scaffali e barattoli luccicanti del supermercato, d’un tratto si blocca, comincia a riflettere, e si domanda: ma nella vita, in fondo, conta più essere o avere? La felicità deriva dal possesso o è una possibile condizione dello spirito?  Ed ecco che il jingle di ING Direct irrompe la quiete della vergine riflessione urlando isterico: le grandi domande sono cambiate! Con conto corrente arancio: zero canone, zero per carte di credito visa oro, zero per prelievi in bancomat! La tua banca a conti fatti.”. I loro sicuramente. Il parassita ha ormai penetrato ogni orifizio; l’emblema è la televisione che tra l’altro fa notare la modesta quantità (ma non irrisoria) di persone che ancora ne danno seguito – circa 15 milioni di telespettatori fissi, in Italia – ma si noti la già progressiva avanzata su internet, o dei cartelli pubblicitari con display nelle strade – tra le importazioni più kitsch degli stradoni e palazzoni americani. La bandiera a stelle e strisce non può non essere nominata; essa trova nella disumana esagerazione e pacchianeria l’idolo del proprio modus vivendi e operandi, essa si assolutizza in ciò –  malgrado loro supposte superiorità. Sovviene da ricordare però che quasi tutto il mondo viaggia ormai sulle stesse frequenze di non-valori e non-simboli; dalla musica alla lettura, dalle mode agli accessori, dallo sport all’automobile, tutti puntano alle stesse forme merci. Americani o non. E’ difficile oggi stabilire chi influenza chi, sopratutto osservando il caos che pervade attualmente il globo, come direbbe il Maestro G.I.Gurdjieff sembra che Tutto accade.

Conseguenza, il cosmopolitismo degenerato nel pomposo centro commerciale mondiale, derivante dalla realtà che oggi e ieri ha contemplato il pensiero unico e permeato l’immaginario collettivo, poiché esso, il cosmopolitismo, e allargandoci, la globalizzazione, presi come concetti alla radice, autentici, non detengono nulla di negativo, anzi. La pubblicità è il riflesso dei non-valori della società attuale. Se consideriamo le pubblicità come una serie di fotogrammi esse rappresenteranno la successione dei desideri/bisogni che ossessivamente vengono ben curati, e poi propugnati: dalle medicine ai prodotti igienici, dall’alimentare con famiglia spighe e mulini a quello dei singoli prodotti precotti, presurgelati, prebolliti, insomma, è già tutto fatto, impacchettato e pronto, tu devi solo alzarti e pagare moneta, per il resto ci pensano loro.

“Una donna, indaffarata dalle solite chiacchiere da bar, anzi, da aperitivo cool in terrazza con vetrata, d’un tratto si alza, e comincia ad osservare il cielo e le infinite stelle che lo punteggiano di luce, giungendo ai quesiti: chissà se nello spazio siamo soli, oppure c’è qualcuno, che non vediamo, alieni, extraterrestri? – poi, improvvisamente ripiomba nell’alveo delle frivolezze terrene ed intransigente si corregge – ma la vera domanda è: perchè devo pagare quando prelevo col bancomat? Ed ecco che trombe e colori arancio ridisegnano l’isterico jingle” Del resto, il nostro pianeta Terra ha più di quattro miliardi di anni, la storia ufficiale s’intestardisce – tralasciamo ombre e  insabbiamenti – si e no, gli ultimi quindicimila: meglio non farsi troppe domande!