Negli ultimi anni le notizie di divieti, proteste e cancellazioni in nome dell’etichetta imposta dal politicamente corretto sono entrate nella nostra quotidianità. Su questo terreno, sembra avere luogo una sorta di corsa verso l’assurdo che, lungi dallo sfiancare chi vi partecipa, ha l’unico esito di logorare chi vi assiste. Tra i più recenti esempi di questa competizione spicca la richiesta di un mamma inglese di bandire la fiaba della Bella Addormentata perché la scena del bacio nel sonno potrebbe essere veicolo di un messaggio atto a giustificare comportamenti sessuali deviati. La protesta di Sarah Hall – questo il nome della mamma d’oltremanica – ha suscitato un vivace dibattito nel paese della regina, i cui echi sono arrivati anche in Italia.

A prescindere dalle posizioni oltranziste sull’argomento “pari opportunità” assunte anche da figure chiamate a ricoprire ruoli istituzionali importanti ed indigeste a buona parte della popolazione, il recente caso Weinstein e le sue propaggini nazionali hanno dimostrato che la persistenza di una cultura maschilista all’interno del mondo del lavoro non è affatto un artificio propagandistico, ma una realtà che è sacrosanto denunciare e debellare. Rivendicazioni paradossali come quella avanzata dalla mamma inglese rischiano di ridicolizzare un argomento importante e che necessita di essere affrontato con serietà.

La bella addormentata - Viktor Vasnetsov

La bella addormentata – Viktor Vasnetsov

Queste lamentele non fanno altro che alimentare calderoni mediatici che raggiungono il solo obiettivo di solleticare l’ego di chi le avanza, ma sono deleterie per le cause sollevate in quanto, sommergendole di zelo ideologico, contribuiscono ad alienare loro una buona fetta di favore popolare. Anche Michele Serra sembra arrivare a questa conclusione quando dice che

il politicamente corretto è un argine prezioso contro la deriva del linguaggio pubblico; ma se diventa un’ingessatura o un’ossessione censoria, l’effetto è controproducente.

Casi come quello sollevato da Sarah Hall fanno riemergere l’attualità di Robert Hughes e del suo La cultura del piagnisteo che, non a caso, nel sottotitolo è stato tra i primi a parlare di saga del politicamente corretto.

E nel politicamente corretto, l’autore australiano rintracciava precocemente  una tendenza che a noi oggigiorno risulta evidente: poiché, scrive Hughes, la nuova sensibilità decreta che i nostri eroi saranno solo le vittime, il rango di vittima comincia a essere reclamato. La deresponsabilizzazione conosciuta dalla società contemporanea e scaturita da uno scellerato processo di demoralizzazione ha prodotto, a sua volta, una cultura del piagnisteo dove c’è sempre un padre-padrone a cui dare la colpa e dove la doglianza dà potere anche se è solo il potere del ricatto emotivo che crea un tasso di sensi di colpa sociali mai registrato in precedenza.

cultura

Si potrebbe dire che il politicamente corretto e la cultura del piagnisteo di cui è portatore siano il sintomo più visibile del contagio relativista che ha generato uno scivolamento generale dall’oggettivo al soggettivo. Tutto ciò stimola la percezione di vivere in un’età di crisi perché, come scriveva Goethe,

tutte le epoche di regresso e di decadenza sono soggettive, ma le epoche di progresso hanno invece un’impronta oggettiva.

Ne consegue una balcanizzazione delle identità che ha portato al declino del concetto di comunità. Infatti, come faceva notare Hughes nella sua opera più famosa,

per dividere una comunità civile occorrono capri espiatori e qualcuno da demonizzare, caricature umane che drammatizzano la differenza tra Loro e Noi.

Una tale deriva rischia di esasperare l’attuale situazione di conflittualità e d’incomunicabilità sociale ben conosciuta dalla nostra società e, alla lunga, potrebbe contribuire al collasso del vivere civile. Quindi, se ieri il buon senso ha determinato la nascita del politicamente corretto per porre un argine agli eccessi del linguaggio pubblico, oggi lo stesso buon senso dovrebbe suggerire di porre un argine agli eccessi del politicamente corretto.

Robert Hughes

Robert Hughes

La vicenda specifica della Bella Addormentata evidenzia, inoltre, un altro aspetto di cui Hughes si è accorto ancora una volta prima di tutti. In La cultura del piagnisteo, infatti, l’autore fa notare come

la nuova ortodossia del femminismo sta abbandonando l’immagine della donna autonoma ed esistenzialmente responsabile a favore della donna vista come vittima inerme dell‘oppressione maschile.

In realtà, non è la prima volta che la Bella Addormentata diventa oggetto di critiche mosse da posizioni femministe: negli anni settanta, una certa letteratura militante si era già scagliata contro la fiaba colpevole di presentare la donna in una condizione di passività verso l’uomo, tuttavia lo aveva fatto partendo dall’intento di dimostrare il ruolo attivo della donna nella società e la sua capacità di difendersi culturalmente da sola senza invocare interventi esterni. Al contrario, le misure censorie auspicate nel caso inglese sembrerebbero comprovare l’evoluzione nel femminismo riscontrata da Hughes nel 1994.

In riferimento al caso inglese sulla Bella Addormentata, Claudio Vercelli ha evocato in maniera particolarmente calzante l’espressione di lamentocrazia. Nel bell’articolo comparso su Moked, l’autore ha efficacemente smascherato la vera essenza della richiesta di Sarah Hall:

una miscela di narcisismo piagnone, di individualismo del puer aeternus (tale poiché incapace di vedere oltre il suo personale egotismo), di eternamente esterrefatti e di indignati in servizio permanente effettivo che non si assumono responsabilità ma chiedono solo complicità rispetto ai propri interessi. Esattamente ciò che serve per disgregare ciò che resta dell’azione collettiva, l’unica attraverso la quale si può contrattare una migliore posizione per sé (e per tutti gli altri).

Adattamento Disney de "La bella addormentata" di Charles Perrault

Adattamento Disney de “La bella addormentata” di Charles Perrault

L’avvento di una lamentocrazia, dunque, non solo non sarebbe di giovamento a cause legittime come quella che si batte contro ogni discriminazione di tipo sessuale, ma rischierebbe di eroderne sostegno favorendo l’affermazione di quello che Vercelli chiama giustamente il particolarismo piagnone di chi non si assume nessuna responsabilità, credendosi in una condizione creditoria pressoché inesauribile.