Vi furono anni in cui l’Occidente ebbe la dolce illusione d’aver ottenuto la libertà sessuale. Sfilavano striscioni speranzosi in quei tempi, e i giovani cantavano slogan nuovi, spinti da una vela rigonfia al vento dell’innovazione. Era il ’68 dell’Occidente, una stagione in cui- in un moto quasi freudiano- i figli sembravano aver ucciso i padri nella sfera più intima e definitiva dell’esistenza: non quella materiale ed effimera della vita concreta (anagrafica, se vogliamo), ma quella interiore e profonda, che è la cultura di un intero popolo. Nuove abitudini, nuove tendenze, nuovi pensieri s’affermavano, apparentemente seppellendo tutto ciò che vi era stato prima di loro.

Ma tutto ciò era solo un’illusione.

La sessualità riscoperta ed urlata dai giovani non era la liberazione che si andava sbandierando. E la possibilità di intervenire sul proprio corpo, di modificarlo, di interagirci, di scoprirne i lati più nascosti ed occultati dalla morale perbenista e un poco democristiana erano solo una dolce illusione. Ben presto il corpo e il sesso divennero la longa manus del Potere con la quale governare e controllare la vita delle masse.

Ma facciamo un passo indietro.

Il Sessantotto in realtà fu l’ultimo stadio di un processo molto più lungo, le cui origini possiamo far risalire forse alla figura di Sigmund Freud. Quanto scandalosa fu la scoperta della sessualità infantile! Non solo per l’impatto violento che ebbe in una società conservatrice fino all’ottusità come quella europea- e specie come quella austriaca, in cui le teorie freudiane si svilupparono e videro le prime luci-, ma anche, e forse soprattutto, per il seguito che riuscì a crearsi. Tra gli studiosi che più di tutti si ispirarono al pansessualismo freudiano vi fu il tedesco Wilhelm Reich, autore de “La rivoluzione sessuale“, in cui lo psicanalista, con una certa acutezza psicologica e, per certi versi, sociologica, arriva a sostenere che la liberalizzazione sessuale non solo è auspicabile, ma è addirittura necessaria per liberarsi dall’oppressione del Potere, che, attraverso la repressione della sessualità naturale- quella che Reich individuava in alcuni popoli asiatici o africani, caratterizzati da una vita sessuale priva della moralità occidentale-, controlla la vita delle masse. Reich riuscì così, almeno tre decenni prima del Sessantotto, a coniugare le teorie freudiane con quelle- ugualmente avallate con forza- di matrice marxiana, e, incompreso fino alla morte, fu riabilitato solo durante le proteste giovanili, considerato come un profeta dei moti sessantottini. E qui si arriva al fulcro della questione.

Conclusa con successo la lotta per la liberalizzazione sessuale, convinta di essersi scrollata dalle spalle l’inquietante presenza del Potere e d’essersi riappropriata di una sfera della vita per millenni forzata entro indicibili costrizioni, impaziente di godersi i frutti della nuova conquista, un’intera generazione occidentale si è adagiata sulle proprie, supposte conquiste. Un’intera generazione ha ribadito con forza ed insistenza i propri successi, sottolineando quanto fosse opprimente il passato e quanta ebbrezza e felicità ci fosse nel presente. Ma s’illudevano.

Già nel 1975, Pier Paolo Pasolini, dopo aver attaccato (proprio lui, il marxista!) i movimenti del Sessantotto per la loro connotazione falsamente rivoluzionaria e segretamente borghese in un celebre passo de “Il PCI ai giovani”, ebbe il coraggio e la lungimiranza di condannare le conquiste sessuali dei movimenti di protesta col film “Salò o le 120 giornate di Sodoma”. Il Potere- rappresentato nella pellicola in tutte le forme nelle quali nella vita reale si concretizza– schiaccia, opprime e addirittura uccide per mezzo del sesso. È una costrizione, quella esercitata sul ”popolo” (rappresentato da giovani oppressi), che crea un senso di sconforto, che turba ed inquina l’animo delle vittime, che avvelena le anime pure fino a renderle schiave. Il sesso è una sessualità estrema, sganciata da qualsivoglia regola morale, da ogni immaginabile limite, così degradata da abbandonarsi alla propria lascivia e alla propria sozzura interiore. E così, umiliando le masse, rendendole incapaci di qualsiasi controllo razionale o morale o religioso, il Potere sfrutta la propria sconfitta in nuova linfa vitale, in una nuova energia costrittiva da impiegare diabolicamente per il controllo della moltitudine. E chi si ribella, nel film come nella vita reale, viene ucciso.

Ma non finisce qui. Il trascorrere degli anni ha imposto al potere di doversi modificare, diventando sempre più sottile. E se già assai sottile era allora, oggi il controllo delle masse attraverso le pulsioni sessuali è sempre più recondito e nascosto. Si è così arrivati alla pubblicità, piena di messaggi nascosti sotto una coltre di apparente innocenza, ma anche all’incredibile boom della pornografia ad accesso gratuito o alla diffusione di programmi tv trash, in cui il messaggio sessualmente provocatorio è all’ordine del giorno (visto che fa innalzare gli ascolti).

“Panem et circenses”, secondo i romani, erano le parole chiave per poter governare; ed ecco, appare evidente che una modifica vada apportata a questa locuzione. Una piccola modifica, forse neanche troppo sostanziale. Una traduzione, più che un cambiamento nel contenuto. “Panem et sexum”, e il mondo capitalista va avanti da sé. “Panem et sexum“, e tutti son più felici.