Esistevano tempi in cui l’uomo si confrontava direttamente con gli altri, con la Natura, con l’ignoto che solo la relativa ‘giovane età’ della specie aveva impedito di scoprire. L’uomo nei tempi più antichi respirava un’ aria fatta di voglia di sapere, di esplorare, di capire. Dalla civiltà più remota a quella egizia, da quella greca a quella romana l’individuo era messo alla prova dal mondo stesso, da tutte le piccole cose sconosciute, dalle più banali alle scoperte che avrebbero cambiato il destino dell’ essere umano. Con il passare del tempo ogni nuova generazione volgeva lo sguardo a quella passata, per differenziarsene, per progredire. E’ inevitabile però che il tempo passato presenti sempre e comunque un aspetto nostalgico  e questa contraddizione è evidente soprattutto nella letteratura degli ultimi secoli, nelle opere musicali e nella cinematografia più recente. Nell’animo umano la lotta tra la nostalgia del passato e la curiosità del futuro è perenne. Il poeta greco Esiodo ci parla dell’ ‘Età dell’ Oro’ , un’era iniziale risalente all’epoca di Crono, come di un regno di convivenza tra gli uomini e gli dei, in cui non esisteva il pericolo e non esistevano vuoti interiori. Secondo la leggenda Prometeo rubò il fuoco agli dei, segnando la fine della felice epoca e l’ inizio storico  della corruzione umana, che lentamente è arrivata fino a noi, prendendo le forme dei nostri apparati dirigenti. Il mito di questo tempo fantastico viene ripreso anche da Platone, il quale sostiene che i principi su cui la civiltà aurea si basasse fossero semplici : giustizia, pace e l’ assenza della proprietà. Insomma un’eguaglianza  sociale sostanziale in cui la parola ‘abuso’ era ignorata. In ogni epoca si è parlato di luoghi e tempi remoti, diversi dai contemporanei che appaiono sempre deludenti e opinabili, un esempio da seguire per giungere a un punto d’arrivo che non è nient’altro che l’origine. Un imponente ciclo storico i cui protagonisti sono gli esseri umani di tutti i tempi. Nella cultura pagana l’ideale ritorno al principio o quantomeno di un’epoca passata era una costante, tanto da indurre il sommo poeta Virgilio a profetizzare nelle Bucoliche la nascita di un bambino il cui parto avrebbe segnato la fine dell’età presente e uno straordinario riavvento della mitica era (che in realtà per Virgilio significava il rinnovamento dell’età augustea).

”Comincia di nuovo il grande ciclo dei secoli. Già ritorna anche la Vergine Astrea, la Giustizia; torna il regno di Saturno, l’età dell’oro; già una nuova progenie scende dal cielo.”

 La cultura ebraico-cristiana invece sostituisce l’ aurea aetas con l’ Eden, giardino antico in cui vigeva uno stretto rapporto tra il primo uomo e Dio, in cui il bisogno non esisteva. Analogamente al furto di Prometeo la natura intraprendente e ambiziosa propria dell’ uomo fa nascere la scissione tra l’umano e il divino.
Perché si cerca soddisfazione in un tempo non nostro, non vissuto, non conosciuto o esplorato? Perché a volte sembra impossibile trovarsi uno spazio soddisfacente nell’età a noi contemporanea? Qual è il motivo per cui spesso ci si sente così estranei rispetto agli anni in cui si vive? Che il desiderio dell’animo umano sia insaziabile è risaputo, appena un bisogno è appagato ne nasce immediatamente un altro. La considerazione da fare è che invece di riporre speranza nell’avvenire (sarebbe più razionale), le persone guardano al passato come se fosse una bolla di felicità e serenità. Il problema è che gli abitanti dell’ età che, soggettivamente sembra la più adeguata, avranno avuto anche loro una percezione simile dei tempi precedenti. Il ciclo della storia ha assunto ormai un’ accezione negativa; sebbene il progresso tecnologico abbia compiuto passi da gigante negli ultimi due secoli, dal punto di vista umano e sociale si assiste alla sempre crescente e onnipresente ‘crisi di valori’. Si pensa che l’individuo non riesca più ad avere un rapporto con sé stesso nel contesto dell’epoca a lui contemporanea, e questo fa nascere il distacco dal tempo presente, abbandonando ogni speranza in un futuro apparentemente arido, in particolar modo per i giovani. Gli interessi individuali non si sviluppano perché ottenebrati da una società la cui unica parola chiave è sopravvivere  e che cerca di diffondere modelli di come l’individuo dovrebbe essere. Da qui vede la luce l’idea di trovarsi semplicemente nel luogo sbagliato e al momento sbagliato, e che se ci si vivesse qualche anno addietro la nostra persona avrebbe sperimentato un destino  diverso, diventando parte integrante della civiltà umana e con l’illusione di poter coltivare quei valori che oggi si reputano persi. Forse aiuterebbe comprendere che il disagio dell’individuo rispetto al proprio momento storico è comune all’uomo del passato e del futuro, tipico di ogni sognatore. Disagio interiore quindi, da ricercare all’interno del proprio animo e della sfera soggettiva, e non solamente indagando le cause nella realtà circostante.