Ci si immagina un cavalcarsi di popoli congiungentisi nell’attuale civiltà moderna, finalmente cosmopolita, legalizzata, ufficializzata; ma, a onor del vero, può dirsi esserci stata realmente una civiltà (magari questa che si va propugnando oggi)? Non solo si crede in questa civiltà, ma la si rende protagonista di una storia fantastica, come fosse stato un obiettivo premeditato – libertà, uguaglianza, tolleranza, multiculturalismo, tutte pietanze da servire. Quel che fa sorridere è che il concetto viene assimilato spesso a quello di cittadinanza e conquista sempre e comunque un tono forbito, legale, di diritti e doveri. Ed è proprio lo status civilis ad esser rappresentato dalla cultura contemporanea (diritto, politica, media, accademia, ecc.) come “il raggiungimento di quella paciosa e serenevole convivenza tra i popoli e le etnie occidentali che, da secoli, forse millenni, sia interiormente che esteriormente cercavano di abbracciarsi l’un l’altro senza mai riuscirci; ed ora con carte costituzionali e internazionali sotto braccio, dopo guerre e battaglie secolari, ci si abbraccia, Stato dopo Stato, Repubblica dopo Democrazia – udite: il mondo si abbraccia!”. Questa è la favola che si sente starnazzare – e alcuni scorgerebbero nel Cristianesimo il cuore della civiltà occidentale. In effetti se quella di oggi può (o meglio vuole) dirsi civiltà, essa altra non potrà essere se non il deflusso di quella grossolana marea cristiano-cattolica (mistificazioni plurisecolari annesse) avviatasi più di duemila anni fa – decadente per eccellenza, menzognera per natura.

Nei fatti ci sono stati popoli, geograficamente limitrofi, ma umanamente o, se più piace, culturalmente, sempre distanti o comunque circospetti. Nessuno ha mai capito il vicino finora; abitudini, costumi, tradizioni, alimentazione, clima, vuoi per un motivo vuoi per un altro non c’è mai stata condivisione, nulla delle proprie radici, non c’è stata alcuna “fusione” tra popoli, alcun “anime-gemelle” (il greco che ci provò finì morto avvelenato). Ci sono stati invece guerra, conquista, corruzione, inganno, compromesso (dalle repressioni religiose alle conquiste imperiali sino alle attuali “esportazioni di democrazia”); torniamo per esempio all’espansione cattolica Oltralpe. Viene considerata dalla richiamata cultura come l’inizio di una sorta di “civilizzazione” per l’Europa tutta, operata quasi come missione dalla “Santa” Sede, e sicuramente come un miglioramento culturale della vita, ovvero la saccente superiorità di una religione che non accetta “l’altro da sé” e che vuole ostinatamente fagocitare tutti all’interno di questo sé, ma chi altri rilutta “l’altro da sé”? Chi altri vuol esser l’unico pensiero plausibile? E non è forse questo il figlio del primo?

La nuova cultura affascina così i popoli barbarici; l’anima di Roma che seduce è ancora forte, quella cristiano-cattolica continua a radicarsi e trova sempre maggior consensi, ancor di più perchè per l’occasione viene involgarita (nei dogmi e nei riti) e di nuovo corruzione e mistificazione! Un’ accozzaglia di popoli, popoletti e tribù si ritrovano pian piano mescolati,  e indirizzati dall’ipertrofia pretesca tendono, com’è noto, all’encefalogramma piatto, all’autoconservazione clerical-medioevale. Poi un bel giorno, caravelle in mano, si parte per cercare l’Asia e si scopre l’America: il “Nuovo Mondo” : vaste terre e poche popolazioni “indigene e primitive”, così lo stomaco dell’europeo brontola e freme la sazietà. In Europa la Chiesa deve proteggersi dalla rivolta dei nobili inaugurata da Filippo, dalla Riforma e da chissà quanti movimenti radical-cristiani nascenti, e continua a reprimere, inquisisce e brucia  nei roghi. Meglio cambiare aria; sorpassa l’Atlantico, prima e dopo, ogni uomo europeo: ricchi, poveri, vagabondi e diseredati, apostati, commercianti, eretici, contadini, schiavi, chi ricco di speranza, chi senza nulla in tasca. Una manciata di secoli, una spruzzata di kitsch ed ecco l’amalgama: l’uomo americano a stelle e strisce.

E ora vorrebbero creare gli Stati Uniti d’Europa – e de facto è quasi così; la tanto ansimata “sovranità nazionale” dov’è finita? C’è mai stata? Poiché è chiaro che la precedente Comunità Europea e l’attuale Unione Europea altro non sono che ibridi spasimanti future trasformazioni. Vogliono unificare per dividere, uni-formare per comandare: come si guida un gregge? Si liberano i cani e se sarà necessario anche i lupi – Eurogendorf docet. Un passo in più per il “nuovo ordine mondiale”? Gli uni che gridano al complotto, gli altri che li tacciono di complottismo, quel che è vero è che da svariati anni le più ‘eminenti’ personalità governative ed economiche del mondo lo hanno nominato e prospettato e se si osserva onde avanzi tal ”eminenza” non si farà fatica a fiutarne lo stantio e nauseabondo odore.

Ma non c’è da stupirsi se l’America è la figliastra dell’Europa giacché l’Occidente (ossia una società profondamente malata) è il lattante del Cristianesimo – despiritualizzato, plurimistificato e infine secolarizzato. Questo passo di Massimo Fini in Il vizio oscuro dell’Occidente convoglia tutte le discussioni al suo nucleo fondamentale: “Il destino dell’Occidente sembra quello di essere condannato a capovolgere, in un doloroso contrappasso, la battuta che Goethe nel “Faust” mette in bocca a Mefistofele: “Io sono lo spirito che vuole eternamente il male ed opera eternamente il bene”. Il paradosso dell’Occidente è credersi il Bene, di volere eternamente il Bene e di operare eternamente, in una sorta di eterogenesi dei fini, il Male. E il vizio di fondo sta proprio in questa distinzione manichea tra Bene e Male e nella pretesa prometeica di aumentare il Bene a spese del Male, cancellandolo dalla faccia della terra, mentre nella realtà Bene e Male sono due facce della stessa medaglia e concrescono insieme, tanto più grande è il Bene, tanto più grande sarà il Male”.