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«Vanità delle vanità, tutto è vanità». L’antico sapiente Qoèlet già sentenziava perentorio sul nostro umano affannarci, duecentocinquanta anni prima di Cristo.

Quale guadagno viene all’uomo per tutta la fatica con cui si affanna sotto il sole? Una generazione se ne va e un’altra arriva ma la terra resta sempre la stessa.

Il saggio indicava l’abbandonarsi a Dio come unica via d’uscita alla vana fatica che la morte suggellava nell’assurdo e incomprensibile mutismo della Terra, questo grande cimitero di generazioni. Ma chi ha letto il Qoèlet oggigiorno? Noi, ancora no, e forse Qoèlet stesso andrebbe in palestra e a fare l’aperitivo piuttosto che mettersi a scrivere sul male e il bene di questo mondo.

All is Vanity, di Charles Allan Gilbert (1892)

Scherzi a parte, il trito e ritrito discorso sul capitalismo della seduzione, sulla social vanitas contemporanea per intenderci, mostra la sua instancabile attualità lì dove le sue crepe sono più difficili da trovare, lì dove il sottobosco degli effetti collaterali è più invisibile quanto è più fitto e variegato. Mai c’è stata epoca, si sa, che ha dato tanta importanza al sesso, al “dovere” di praticarlo il più spesso e con più partner possibili, nel migliore dei modi, nei posti più diversi. Per forza di cose, ci sono coloro i quali a questo dovere non possono o non riescono ad adempiere: gli Incel (“involountary celibates”, celibato involontario), migliaia di ragazzi che, afflitti da questa piaga, hanno deciso di farsi comunità web e, ahinoi, movimento.

Attivi online in Italia sul Forum dei Brutti, gli Incel sono nati negli Stati Uniti e stanno reclutando sempre più adepti. La loro tesi, in breve, è questa: siamo brutti e in un mondo che dà importanza solo all’aspetto esteriore a noi è, e sarà, precluso ogni tipo di rapporto sessuale. Corollario: diventiamo una comunità, sfoghiamo la nostra rabbia e, se capita, facciamo qualche strage.

Gymnasion, di Sascha Schneider (1912)

Per gli Incel più radicali, infatti, creare un clima di terrore è un modo per destabilizzare questo sistema che privilegia sessualmente solo i Chad – maschi alpha, belli fisicamente e di successo con le donne, secondo la scala LMS: Look, Money, Status – e le Stacey – ragazze avvenenti, formose ed iperselettive. Desiderando dunque il femminile e non potendolo avere, essi vogliono annientarlo – passando da vittime a carnefici, come gli osannati Incel della comunità nordamericana, Rodger e Minassian, rispettivamente sei e dieci vittime a testa.

Verrebbe dunque da chiedersi: perché non risolvere banalmente il problema con la prostituzione? Perché, per i celibi involontari, non è il sesso ad essere desiderato ma è sentirsi loro stessi oggetto di desiderio sessuale (sic) e le donne, in questa corsa alla feticizzazione, rappresentano il più grande avversario, il mostro da abbattere, perché capaci di ottenere sesso più facilmente e soprattutto indipendentemente dal loro status estetico, sociale ed economico.

Uno tra i tanti video di Elliot Rodger, responsabile del massacro di Isla Vista

Detentrici assolute del capitale erotico, il peccato mortale delle donne, per gli Incel, consisterebbe nella loro grande capacità seduttiva che le permetterebbe di trovare un partner non “pariestetico”, ossia al di sopra delle loro aspettative fisiche, privilegio che ai maschi non viene assolutamente concesso. Alla radice del male inceliano c’è il femminismo, colpevole di aver ipersessualizzato la donna offrendole il vantaggio di poter scegliere il loro partner in modo iperselettivo, castrando dunque gli uomini sfigati. A vincere in questa catastrofica situazione, per gli Incel, sono i baciati dalla natura, uomini che rispecchiano un complesso sistema di misure e qualità corporee di lombrosiana memoria (dallo spessore del polso a quello del collo, dalla postura alla linea della mascella, alla forma delle mani) e che li renderebbero appetibili sul mercato del desiderio.

Agli Incel non resta che rassegnarsi a causa del triste determinismo biologico che incombe sui brutti, autocommiserandosi per non poter giacere con Miss Italia e Belen. Già, perché gli Incel non vogliono mica appagarsi con la ragazza del primo banco, quella sgraziata ma intelligente; credono invero che non bisogni assolutamente accontentarsi: per loro, o tutto o niente. Criticando ferocemente il capitalismo, gli Incel non sono altro che la sua migliore e contraddittoria incarnazione. Ciò che cercano è semplicemente un riconoscimento sociale e narcisistico, motivo per cui molti di loro, attivissimi sui forum e diventati noti a forza di post fanatici da migliaia di like, confessano di aver rifiutato l’invito di una ragazza perché soddisfatti maggiormente dalla notorietà ed il successo acquisiti sul web.

I rapporti che si instaurano tra i membri della comunità sono infatti affettivi al limite della morbosità, un due di picche ricevuto da una ragazza è la cosa più temuta e la più desiderata, all’interno di un clima masochista ed di auto-commiserazione che consola ed eccita allo stesso tempo. Straordinaria capacità camaleontica della vanità. Gli attentati in nome della Bruttezza, il grande rimosso della società patinata – paiono avvisare gli Incel – non sembrano voler finire. Che fare? Come scampare il pericolo? Come quietare l’ira di Eros-Thanatos? Il destino, caro lettore, è in mano ai belli, ai Dorian Gray, ai marcantonio, ai dongiovanni. E vi spieghiamo il perché.

Per quanto le teorie degli Incel siano deprecabili, la loro psiche debole e la loro ideologia folle, su una questione non hanno mancato, a nostro parere, il problema. Infatti, secondo noi, un certo femminismo di maniera, “liberando” le donne e il loro corpo da sistemi patriarcali e neopuritani senza leggere però il foglietto illustrativo, ha venduto questo corpo al mercato capitalistico rendendolo, così, il più ambito oggetto del desiderio (l’Oggetto per eccellenza), operazione in più giustificata da una volontà di riappropriazione simbolica che le donne hanno voluto fare del loro corpo e quindi della loro sessualità («Il corpo è mio e ci faccio quello che voglio» cit.).

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Risultato: la domanda del capitale erotico femminile è schizzata e come in ogni sistema monopolistico che si rispetti, la donna è diventata iper-selettiva, vedi iper-narcisista. Migliaia di utenti uomini affollano siti di incontro, impotenti e frustrati invadono locali notturni, chi ricorre alla chirurgia estetica chi alla prostituzione, chi ad un virile stoicismo che esplode in atti violenti, chi, appunto, diventa un Incel. La soluzione, forse, sta nell’invertire i poli del magnete, spostare il capitale erotico lì dove c’è indigenza.

Se gli uomini smettessero di rimorchiare, nel contesto di una grande solidarietà maschile in cui anche i più rubacuori resisterebbero alla tentazione, se gli uomini tutti iniziassero a dimostrarsi indifferenti verso le donne avvenenti, dando importanza ad altro – ad esempio, banalmente, alla simpatia, alla gentilezza, alla cura –, se gli uomini smettessero di capitombolare dietro lo strascico dei vestiti e fossero incuranti del loro charme e di essere seducenti, l’equilibrio sessuale si ristabilizzerebbe e, forse, un piccolo ingranaggio dell’enorme sistema inizierebbe a fare ruggine; qualcuno potrà addirittura citare Platone senza vergogna: «Il corpo è la tomba dell’anima». Noi invece, per adesso, diciamo: il maschio è la donna del futuro.


Per gentile concessione della redazione pubblichiamo in esclusiva l’editoriale tratto dall’ultimo numero della rivista strapaesana il Bestiario degli italiani.