C’è una massima di Voltaire che in questi giorni sta rimbalzando un po’ ovunque: “Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere.”. Volendo ascoltare la vulgata, parrebbe proprio che non vi sia niente di più occidentale del significato contenuto in questa frase, incarnazione dei supremi valori della nostra civiltà superiore. Ebbene, segnatevi nome e cognome di tutti i Charlie che stanno spuntando come funghi, li aspetteremo al varco questi aspiranti liberi pensatori quando ciarleranno di togliere spazi in nome di “Milano città medaglia d’oro della Resistenza”. Si, li aspetteremo tutti al varco, al pari di quel monsieur Hollande che sta incensando i vignettisti di Charlie Hebdo come eroi caduti per la libertà di espressione, dimenticandosi che in Francia attualmente vige un severo reato d’opinione sul revisionismo storico, dimenticandosi di aver impedito diversi spettacoli del comico Dieudonné perché ritenuti offensivi per la comunità ebraica, dimenticandosi che i prodi libertari di questa rivista di satira si erano espressi ripetutamente per vietare l’esistenza del Front National. Hollande, un degno erede di Voltaire, colui che si sprecava in massime ad effetto ma che andrebbe ricordato anche per la meno nota “Écrasez l’Infâme”, schiacciate l’infame, riferendosi al clero cattolico: ci troviamo all’interno del famoso “Trattato sulla tollerenza” del 1763. Benvenuti alle rivendicate radici dell’occidente moderno, quello della tolleranza politicamente corretta verso tutto e tutti, tranne per quelli veramente scomodi, ovviamente.

Senza limite non esiste libertà. Senza limite c’è solo guerra e decadenza. Lo sapevano i Greci, lo sapevano i vignettisti di Chalie Hebdo, lo sanno gli editorialisti del Financial Times che all’indomani del drammatico attentato hanno scritto: “Anche se il magazine (ndr: Charlie) si ferma poco prima degli insulti veri e propri, non è comunque il più convincente campione della libertà di espressione. Con questo non si vogliono minimamente giustificare gli assassini, che devono essere catturati e giudicati, è solo per dire che sarebbe utile un po’ di buon senso nelle pubblicazioni che pretendono di sostenere la libertà quando invece provocando i musulmani sono soltanto stupidi”. E’ disgustoso vedere l’operazione mediatica in atto, tutta volta a presentare questa satira che si occupava unicamente di offendere, sporcare e provocare, come il punto più alto che una civiltà possa raggiungere, proprio in quanto sfacciatamente blasfema e smodata*. E sono esattamente questi, alla fine, i veri “valori” correnti di questo occidente lillipuziano: poter ghignare come l’ultimo uomo Nietzschiano mentre si grufola compiaciuti nella possibilità di dire/fare quello che si vuole senza alcun limite né rispetto per la dimensione della sacralità, una fuga infinita dalla responsabilità in nome di una interpretazione infantile e plebea del concetto di libertà. Libertà al ribasso, libertà che non eleva la persona ma che, al contrario, la riduce alle sue più basse potenzialità. La radice della nostra decadenza è tutta qui, aver dimenticato l’eterno vincolo tra l’elevazione spirituale e la disciplina, ovvero la capacità di porsi dei limiti per migliorarsi e crescere: questo si chiama civiltà.

A quanto pare si può essere avversari del terrorismo anche senza identificarsi in Charlie Hebdo e nel suo messaggio volgare e guerrafondaio, si può guardare con orrore all’uccisione di 12 cittadini francesi nel cuore dell’Europa, anche senza portare in palmo di mano ciò che rappresentavano. In questo non ci siamo distinti molto dalla pretesa cultura diabolica degli assassini: abbiamo reso le vittime dei martiri e dei simboli di qualcosa che loro stessi non rispettavano. Io non sono Charlie Hebdo, sono il miliziano Hezbollah che lascia la famiglia per combattere lo Stato Islamico in Siria, io non sono Charlie Hebdo, sono Hassan Nasrallah che condanna gli attentatori quaedisti perché negano tutto ciò che l’Islam rappresenta, io non sono Charlie Hebdo, sono il martire iraniano che perde la vita in Iraq per difendere la sua civiltà dalla barbarie. Io non sono Charlie Hebdo, sono un Europeo che non si riconosce più nell’occidente.

* Già, almeno fino ad un certo punto: basti pensare al fatto, riportato da “Il Primato Nazionale”, del licenziamento del vignettista Maurice Sinet avvenuta a causa di una battuta sulla conversione del figlio di Sarkozy all’ebraismo.