Nell’articolo “ La Prima Rivoluzione Sessuale”  è stato analizzato il carattere sessualizzante della rivolta sessantottina occidentale, la quale mentre da un lato innalzava il corpo ( e il sesso) ad arma di battaglia contro la classe borghese e il capitalismo della seconda metà del novecento, dall’altro ha offerto lo stesso corpo ( e lo stesso sesso) come arma di contrattacco del capitalismo totalitario, quello della “ Seconda Rivoluzione Sessuale”.

 

Ormai viviamo in un mondo sessualizzato. Sessualizzato in quanto la sessualità è diventata una caratteristica totalizzante del regime, quello della (post)democrazia ultra-liberale. Coefficiente a tutti gli effetti di tipo commerciale, esclusivamente economico, il sesso si è rivelato essere un’ottimo fattore di vendita, una calamita: ogni prodotto può portare un sigillo erotico, manifesto o latente, che attrae il consumatore in maniera subdola , giocando sulle sue motivazioni coscienti o inconsce facendo leva sugli istinti dell’individuo. Il diluvio di immagini e messaggi sessuali che ogni giorno ci piovono addosso non hanno fatto altro che indebolire l’erotismo, trasformandolo paradossalmente in qualcosa di anti-erotico. Dal momento che la sessualità è diventata massificante conformista e soprattutto obbligatoria la sua conseguenza è stata l’affermarsi tra gli individui di un anticonformismo d’obbligo dominato dall’indifferenza verso la dimensione erotica. Mentre prima il poeta messicano Octavio Paz scriveva Al di sopra del fuoco primordiale del sesso, acceso dalla natura molto prima dei primi vagiti dell’umanità, si innalza la fiamma rossa dell’erotismo, al di sopra della quale vibra e freme la delicata fiamma azzurra dell’amore” illustrando metaforicamente come la sfera erotica si legasse a quella amorosa, ora la sessualità si è invece “ridotta” al sesso, trasformandosi in sessualità di consumo. La sessualità ha perso qualità: essendo la logica consumistica una logica in cui la quantità vince sulla qualità, di conseguenza la nuova sessualità è solamente di tipo quantitativo, ma mentre un prodotto può essere prodotto in serie senza alterazioni il sesso prodotto e riprodotto vede sfumare le sue caratteristiche determinanti. La quantità “ sessuale” ha perso di qualità proprio nelle sue radici psicologiche e umane. Il limite di eccitabilità individuale si è alzato ma ad uno stimolo maggiore corrisponde comunque un’uguale reazione; all’aumentare degli stimoli creati dal mondo del marketing ( sessuale e non) non è corrisposto l’aumento della sensibilità erotica, ma si è sviluppato al contrario un aumento della frigidità femminile e dell’impotenza maschile. L’anti-erotismo dunque sta nella mancanza di naturalezza, nell’assenza di creatività e di personalità della nuova sessualità di consumo che domina la società post-moderna, in cui l’erotismo di massa, sfrenato, obbligatorio, è diventato la negazione stessa dell’erotismo, e dove la sensibilità del singolo e la sua immaginazione si annientano nell’immensa proposta sessuale offerta dal Mercato.

Le conseguenze psicologiche e comportamentali dell’onda sessuale sono varie, ma in particolar modo vengono a svilupparsi due tipi di sessualità:una repressa, che si sfoga nella pornografia o sfocia negli abusi, un’altra patologica, caratterizzata da un cambiamento di comportamento del singolo nella quotidianità. La sessualità patologica, la quale è propria dei più giovani, si traduce in un forte esibizionismo. L’ossessiva esibizione del corpo, oltre ad essere in primo luogo un’attitudine completamente anti-erotica, comporta inoltre l’indebolimento dei rapporti umani e lo spegnimento delle capacità emozionali, in quanto l’esibizione corporea si presenta come un’offerta, la quale però risulta sempre essere incompleta. Di conseguenza vengono a crearsi delle logiche contraddittorie e paradossali dal momento che l’esposizione corporea stessa si tramuta in alienazione sia per mancanza di fiducia sia perché simbolo di superficialità e mentre l’offerta sessuale sembra voler eccitare allo stesso tempo respinge. Ma la macchina deve funzionare e il capitalismo prontamente sforna modelli da imitare i quali, anno dopo anno, sfociano sempre più nel grottesco e nel ridicolo (gieffine, soubrette, pop stars all’americana modello Miley Cyrus e via discorrendo). Ma la realtà che si cela dietro questa nuova educazione di massa è ben più nera che quella dei reality show o degli spot pubblicitari. I canoni estetici che i media impongono sono dei canoni “liquidi”, per dirla con la definizione di Bauman, essendo essi stessi dei non-canoni in quanto in continua trasformazione, a seconda dei bisogni del mercato. Gli individui che su questi “canoni” fondano la loro personalità sono individui illusi e prontamente disillusi, insoddisfatti,impossibilitati di raggiungere un canone estetico in continuo mutamento. Le strategie industriali riguardano tutte le fasi delle logiche mentali dell’individuo, occupandosi di creare problematiche e fornire soluzioni. Si pensi a questo paradosso: il mercato capitalista spinge l’uomo al consumo di cibi e bevande caloriche forzatamente pubblicizzate in ogni angolo della terra, ma allo stesso tempo impone dei modelli di bellezza completamente incompatibili con queste premesse. Procedure cosmetiche, chirurgie estetiche e farmaci dimagranti sono le soluzioni, riproponendo dunque lo stesso ciclo infernale senza uscita.

In conclusione si può affermare che la sessualità pubblica e pubblicizzata non è altro che un aspetto del Mercato, un mero prodotto del Capitale, ma che trova la sua forza nel suo fattore psicologico attraverso il quale perverte le menti e stravolge le abitudini e i rapporti degli uomini. L’uomo post-moderno è un uomo desessualizzato che ha bisogno della sessualità per poterla annichilire. La Seconda Rivoluzione Sessuale è in corso, e nulla per il momento sembra poterla ostacolare.