Nella corsa verso il futuro, verso il progresso, la società moderna somiglia molto ad uno staffettista che ha abbandonato il testimone nella zona di cambio e che corre veloce e spensierato verso il traguardo. Il testimone, seguendo questa metafora, rappresenta l’essere umano, anzi, la persona umana, principio e fine di tutto ciò che l’uomo ha istituito e concepito in vista di un miglioramento crescente delle proprie condizioni di vita e della propria felicità. Principio perché tutto, fuorché l’essere umano stesso, ha origine nell’essere umano: la politica, l’economia, il diritto, la proprietà. Fine intesa sia come obiettivo, come scopo.

Il grande paradosso del periodo storico che stiamo vivendo è che il frenico progresso scientifico e tecnologico della società post moderna non è finalizzato al raggiungimento di condizioni di vita dignitose per tutti esseri viventi del pianeta, né concorre alla costruzione di un mondo migliore dal punto di vista delle relazioni umane, del rispetto e della tutela dell’ambiente, delle diversità culturali, della difesa e della valorizzazione della vita umana e di tutte le altre forme di vita. La democrazia viene esportata come fosse un prodotto industriale, ignorando gli usi ed i costumi dei popoli ed i tempi di maturazione di una coscienza democratica, ammesso e non concesso che questa debba necessariamente svilupparsi. L’uomo diviene il mezzo mediante il quale Politica, Economia e Filosofia pagano il pizzo al dio Potere. La politica diventa un trampolino di lancio per ambiziosi carrieristi, ed abbandona l’antica vocazione del servizio. L’economia diviene un mezzo per accrescere il potere di pochi sulle spalle di molti; l’uomo stesso si trasforma in un prodotto, una merce, una risorsa gettata sul mercato al pari di qualsiasi altra merce da scambio. Il tutto accade mentre i moderni “filosofi”, amanti di chissà quale sapienza, cullano le masse sponsorizzando un’illusoria e quanto mai falsa idea di libertà, diffondendo nella società l’irremovibile convinzione di aver spezzato le catene del dogma, delle tradizioni, delle arcaiche sovrastrutture dell’etica e dei valori, di aver finalmente spalancato le porte alla vera libertà di pensiero e di espressione, nonché alla libertà ed alla capacità di andare controcorrente rispetto al pensiero dominante. Pura illusione: sostenitori ed oppositori spesso lavorano alla costruzione dello stesso sistema culturale che pone l’essere umano ai margini della società, mettendo al centro gli interessi economico-finanziari e il dio Denaro. La persona umana viene, come abbiamo detto, emarginata, mentre viene nutrita, nel corpo e nella mente, quella che potremmo definire la macchina umana, incapace di agire e pensare liberamente, insensibile ed indifferente rispetto a tutto ciò che accade al di fuori delle quattro mura della propria casa, proiettata su obiettivi miseri ed insignificanti nel lungo periodo, incapace di guardare oltre. Gettato questo velo di schiavitù sopra gli occhi dei benestanti, la globalocrazia trae la ricchezza materiale dalle miniere umane del pianeta, spremendo fino all’ultima goccia di sangue e di dignità l’esistenza di quei popoli che, detentori di grandi ricchezze economiche, non hanno alcuna possibilità di raccoglierle e di utilizzarle per migliorare le proprie condizioni di vita, visti i debiti spropositati che si trovano costretti a saldare, il conto salato di quasi due secoli di dominazione militare e culturale.

La cultura dell’individualismo ha dato effettivamente l’illusione di aver posto l’essere umano al centro di tutto, di aver fatto prevalere le sue esigenze, le sue libertà in campo politico, economico e sociale. Ma concentrandosi sul secondo significato dell’aggettivo umano, si svela l’illusione, l’inganno. Essere umano significa innanzitutto essere sensibile alla realtà che ci circonda, significa percepire e combattere la disuguaglianza ed i soprusi, lo sfruttamento culturale ed economico cui l’umanità è soggetta, significa promuovere un’etica di solidarietà e di impegno politico in favore della dignità umana ed in della difesa della vita, significa riconoscere la persona umana come scopo, come fine, e non come mezzo.