Prima di appassionarvi al tema dello scontro di civiltà e alla nuova crociata contro l’Islam invocata dai politici e dai quotidiani di mezzo mondo, cercate di fare un passo indietro. Le immagini della strage perpetrata presso la sede di Charlie Hebdo, gli attentati dei giorni successivi e la cattura degli autori sono note a tutti. Meno nota è la storia dei protagonisti della macabra storia. Sono tutti disoccupati. Sono francesi. Hanno ucciso anche dei musulmani. Provengono dalla degradata periferia di Parigi e le difficili condizioni di vita indotte dalla crisi e dalla marginalità della zona hanno interferito con le loro possibilità di pieno inserimento nel tessuto lavorativo e sociale. Due di loro hanno tentato invano la strada della carriera musicale mentre un altro si dichiarava entusiasta del piano Sarkozy a sostegno dell’occupazione giovanile, salvo ritrattare di fronte al fallimento dello stesso. Il nesso tra la disperazione, la voglia di rivalsa e i contatti con cellule terroristiche organizzate non necessita di ulteriori sottolineature.

Dall’altra parte, c’è la redazione di un quotidiano che bersaglia costantemente con vignette irriverenti, ben oltre il limite della decenza, confessioni religiose, organizzazioni politiche e stati (vedere ad esempio il fumetto in cui la trinità di matrice cattolica sodomizza sé stessa o l’Italia ritratta come uno stivale di letame fumante). La condanna degli omicidi non può oscurare l’offensività della linea editoriale del giornale parigino: l’umiliazione e lo scherno non hanno nulla a che vedere con la libertà d’espressione. Ancora una volta la stampa occidentale confonde la libertà, espressa all’interno di regole che tutelano gli altri dal pericolo della prevaricazione, con l’arbitrio indiscriminato e senza misura. Il tronfio ego del cronista, spalleggiato dalla cricca dei suoi accoliti, non ammette limitazioni alla quantità di veleno cui la penna può attingere.

Nessuna guerra di religione, nessun attacco ai principi cardine della democrazia. Ancora una volta l’ineguaglianza distributiva e la mancanza di lavoro incidono sulla carne viva delle fasce più emarginate della popolazione, spingendole ad affidarsi all’ideologia della violenza per ottenere riconoscimento. Ma l’ipocrisia del circuito mediatico non conosce tregua: alcuni morti sono più importanti di altri. Per le stragi di Parigi funerali di Stato, capi di governo da tutto il mondo, televisioni che dispiegano la potenza di fuoco a pieno regime. Per i massacri in Nigeria del gruppo fondamentalista Boko Haram, qualche trafiletto su un giornale.  Migliaia di morti dall’inizio dell’anno, bambini usati come kamikaze e fatti esplodere in luoghi affollati, villaggi rasi al suolo. Per non parlare della massa di profughi che cercano scampo nel vicino Ciad.

Un solo, grave difetto: non sono occidentali. I cattivi fanno notizia solo se si macchiano del gruppo sanguigno giusto.Il motivo di tanto cinismo? Parafrasando la nota pubblicità di uno shampoo: perché noi, bianchi, istruiti, con la carta di credito in tasca, valiamo.