Dacché la storia ci offre testimonianze che la ricordino, ogni civiltà conosciuta si è vivificata tramite principi immutabili che intercorrono tra due ‘sfere’, due piani interconnessi: quello spirituale, ossia della conoscenza, della guida metafisica, e quello temporale, ovverosia dell’azione, del governo, propriamente fisico – in principio, come si vedrà, unite nella medesima ‘forza’, poi, per conflitto, separatesi, per cui la prima dà luogo alla seconda di esistere, infine, addirittura capovolte.  Dalla separazione in poi, già esistente al tempo degli egizi con le figure del sacerdozio e della regalità, la sfera spirituale ha il compito di conservare la conoscenza e di promuoverla (nei fatti, molto più la prima che la seconda) coadiuvando, indirizzando, in un certo qual modo invisibile, l’azione di quella temporale.

Guénon, nel lavoro Autorità spirituale e Potere temporale del 1929, ripercorre gli ultimi millenni illustrando come il motivo della degenerazione attuale derivi anzitutto dalla suddetta divisione e poi dal progressivo spossessamento del secondo sulla prima – non stupisce, peraltro, se si pensa alla coincidenza con il Kali-Yuga o “età oscura”, giunto finalmente alla sua fase conclusiva.  Per tale lavoro Guénon prende come metro di paragone le antiche caste indiane: il clero (Brahmani), la nobiltà (Ksatriya), il terzo stato (Vaishya) e i servi (Sudra). Anche se l’ereditarietà in tale suddivisione non ha tardato a verificarsi (contraddicendo l’essenza stessa per cui vennero costituentesi) tali caste non hanno comunque nulla a che vedere con l’accezione moderna, riconducibile al massimo ad una contraffazione buffonesca; la differenziazione parte dal principio per cui ogni uomo è unico e per ciò, alle facoltà e alle naturali tendenze di ognuno (oggi annullate con il distorto concetto dell’uguaglianza) corrisponderanno certe “funzioni sociali”. Ciò, appunto, in aperto contrasto con le teorie egualitarie professate (e, come ben sappiamo, neppure rispettate) dal mondo moderno – in realtà niente è uguale in natura, grazie a Dio.

Tale gerarchia è frutto di una sorta di snaturazione, la divisione tra autorità spirituale e potere temporale è già di per sé mistificatoria, alterata. Invero, dovrebbero coesistere nella medesima ‘figura’, così da non generare contrapposizioni, poiché entrambe dovrebbero “essere contenute nel principio comune da cui esse procedono e del quale costituiscono soltanto due aspetti indivisibili, indissolubilmente legati nell’unità di una sintesi a un tempo superiore e anteriore alla loro distinzione” (Guénon): difatti, prima della suddivisione in caste, l’antica sapienza indiana contemplava un’unità, l’Hamsa, la quale “designa un grado spirituale elevatissimo, oggi assolutamente eccezionale, e che allora era comune a tutti gli uomini, i quali lo possedevano si può dire spontaneamente” (Guénon). Si nasceva e si periva coscienti, in una comunità cosciente. Come un tempo i Ksatriya si ribellarono reclamando la loro indipendenza dall’autorità spirituale e la loro legittimità a governare le contingenze profane da soli (perciò divenute assolutamente accidentali, caotiche e in progressiva degenerazione), la Tradizione Occidentale è stata man mano nullificata. La sovversione della nobiltà in Occidente avviene così con Filippo il Bello, il quale rappresenta “il principale artefice della deviazione caratteristica dell’epoca moderna”, e certamente un punto di svolta storica notevole: la nobiltà al potere.

Un inciso è qui doveroso: non che nei precedenti secoli di dominazione cristiano-cattolica vi fosse stata chissà quale volontà d’espansione spirituale o di promozione di conoscenza alla popolazione tutta, e sono i fatti storici a dimostrarlo (guerre, repressioni, ecc) – più un’autoconservazione per l’élite clericale assolutamente fine a se stessa – ; difatti, lo stesso Guénon, fa coincidere l’inizio del Kali-Yuga con il VI secolo prima dell’era cristiana (dunque anche quest’ultima non esimente dal ‘ciclo degenerativo’), ma viene comunque “giustificata” perchè ancora detenente gli antichi principi immutabili, anche nello stesso Medioevo con la maggior rappresentazione di tale conoscenza testimoniata dall’opera dantesca, calpestati successivamente dalla distruzione dell’Ordine del Tempio, e con la rivolta di Filippo in poi. Dal momento che avviene la sovversione, questa continua progressivamente a degenerare fino al punto più basso, oscuro, e sempre più velocemente e caoticamente, proprio perchè in assoluta contraddizione, anche, o forse sopratutto, con sé stessa; se i Ksatriya reclamano il Potere, perchè non possono i Vaishya? O i Sudra? E difatti questo è avvenuto, irrimediabilmente.

Lo stesso Dante attribuisce a Filippo quale movente delle sue azioni, la “cupidigia”, vizio non dei Ksatriya ma della casta inferiore Vaishya, proprio perchè dal momento che “il re non si accontenta più di essere il primo fra i Ksatriya, [..], perde quel che costituisce la sua ragion d’essere essenziale e, nello stesso tempo, si oppone alla stessa nobiltà”. La Riforma è poi il segnavia dello sgretolamento dell’unità spirituale cristiana e l’avvento dei valori individualistici del Mercato; non a caso Lutero fu aiutato da nobili tedeschi, e tutto il protestantesimo usurato per fini politici da principi e sovrani europei. Da qui l’intento di centralizzazione del potere, e la rottura dell’ordinamento feudale da parte della nobiltà, che, per ciò, richiede l’aiuto dei Vaishya (borghesia), la quale, con la rivoluzione, otterrà definitivamente il Potere, incarnandolo nello Stato, ora trasformato da inorganico a organico (Nietzsche).  Dunque, la “formazione della nazione francese in particolare, fu opera dei re; ma costoro, in tal modo, prepararono senza saperlo la propria rovina” (Guénon), ciò dimostrato dal fatto che la Francia fu il primo paese ad abolire la monarchia. Da qui lo spirituale viene completamente sottomesso al temporale; l’emblema è il sistema della Chiesa di Stato. Anche fattivamente lo spossessamento dei beni materiali, acquistati a basso costo dalle nascenti borghesie nazionali, riduce sostanzialmente il potere e l’influenza della Chiesa traslandolo alla nuova classe governativa.

In tutti i casi, con le varie sfumature da Stato a Stato, il risultato finale è dappertutto identico e rappresenta l’assolutizzazione e al supremazia dei valori economici (propri di tale casta), sprofondando, coerentemente con l’ultima fase del Kali-Yuga, al puro materialismo, ma “a mano a mano che si sprofonda nella materialità, l’instabilità aumenta e i cambiamenti si producono sempre più rapidamente; [..] e poiché usurpazione chiama usurpazione, dopo i Vaishya sono ora i Sudra ad aspirare al potere” (Guénon). Nietzsche stesso in Cosi parlò Zarathustra affermava la parabola discendente dell’Occidente “una volta lo spirito era Dio, poi diventò uomo, e ora è diventato addirittura plebe”. Rappresentata oggi dalla becera massoneria, continua a corrodere freneticamente il fondo; e, oltre a fuorviare, irridente, sacri simboli (vedi banconota da 1 $), o sacre conoscenze (vedi lo stesso Dante o l’uomo vitruviano di Leonardo nelle monete da 1 e 2 euro) altro non può che attendere, la sua prossima, ineluttabile, conclusione.