Viviamo tempi sessualmente bui. Come Marx messianicamente preconizzava la caduta tendenziale del saggio di profitto, io oggi annuncio la caduta tendenziale del saggio di libido. La fica non sorride al mondo e anzi si ritrae come un paguro nel suo guscio, è il caso di dirlo finalmente. Mettiamo subito le mani avanti. Il moralista passatista da quattro lire avrà da dire che oggi la si dà via come niente, mentre una volta si custodiva in cassaforte il suddetto gioiello e solo alla persona giusta, una volta e per sempre, si schiudevano le porte del tempio di Afrodite. Bello. Intanto i ragazzi cercavano il proprio spicchio di amore in bordelli e postriboli vari, dove deliziose donnicciole assolvevano il compito di educatrici sessuali per imberbi puberi presentatisi con la carta d’identità di un amico maggiorenne falsificata cambiando la foto con la spillatrice, altro che corsi nelle scuole. Mentre le fanciulle a casa schiacciate dalla repressione, tutte contente di poter incontrare raramente e di nascosto ragazzi già competenti in materia. Tutti sanno e nessuno sa, ragazzi fintamente pudibondi e ragazze caste nella privazione, bollenti e fiammeggianti. E oggi che nessuno ha di che scandalizzarsi se i ragazzi scopano? Oggi è quasi peggio.

Uno scatto rubato all'interno di una casa di tolleranza

Uno scatto rubato all’interno di una casa di tolleranza (1956)

Il corpo è mio e lo gestisco io, rivendicavano le giovani donne impegnate negli anni ’60 e ’70. Certo, fatene quel che volete, però che brutto considerare la propria consistenza fisica, cioè sessuale, cioè politica e culturale, come una proprietà privata da difendere con inferriate, allarmi e cartelli di “attenti al cane e al suo padrone”. La felicità è tale solo se è condivisa, si legge nei più buongiornissimeggianti post. Applichiamo il medesimo principio al sesso inteso come apparato. Tra una minchia e un’ascella non c’è differenza, se li considera funzionalmente equivalenti. Oltretutto la minchia, come la fica, ha sussistenza ontologica solo nell’utilizzo che se ne fa: se li si tiene nel chiuso dei pantaloni e delle gonne, perdono la loro stessa essenza, non sono più quel che dovrebbero essere. Non dipende certo dall’orientamento sessuale degli individui, etero come omo come tutti gli altri orientamenti fa lo stesso, purché una volta orientatisi ci si dia da fare per condividere e alimentare una libido libera e onesta.

L’uomo contemporaneo eterosessuale si trova quasi suo malgrado schiacciato dall’onnipotenza e dall’ubiquità della fica: ovunque si giri ne è pieno, tv, cinema, pubblicità, vie e piazze pullulano del magico attributo. Come uno zombi si aggira per le città sperando gli sia concesso di abbeverarsi alla fonte eterna e come un alchimista compulsa siti porno alla spasmodica ricerca della formula per la trasmutazione del proprio modesto operato ginnico in stallonica e virile prestanza, nell’attesa che la prassi converga con la teoria e la pratica con l’immaginazione. È frustrato, negletto e disprezzato per la sua voracità. Ma come, nel mondo moderno e liberale che abbiamo edificato, dove tutto è permesso e le donne sono finalmente libere, osi bramare anche tu un po’ di fica, porco?! Poverino, e le prime a disprezzarlo sono proprio le donne portatrici dell’agognato, che vedono in lui un animale che guarda solo dalla cintola in giù, come se l’uomo non fosse di base un animale e alla cintola guarda con felina bramosia da sempre. Così scordiamo l’educazione sentimentale di flaubertiana memoria, la nuova sovrastruttura sessuale è l’educazione pornografica.

Un personaggio del Salò di Pasolini sentenzia che “in una società dove tutto è proibito si può fare tutto: in una società dove è permesso qualcosa si può fare solo quel qualcosa”. Non a caso la famosa Venezia libertina era quella del 700, il secolo di Casanova e del marchese De Sade. Persone che oggi sarebbero linciate in strada, Weinstein in confronto è una mammola. Quanto si è intristito nel frattempo il sesso. Perfino Berlusconi, che pure dall’alto del suo libertinaggio avrebbe potuto donargli nuova dignità, ha finito per mercificare ulteriormente la donna: poteva essere un nuovo Vittorio Emanuele II Padre della Patria (in tutti i sensi) e invece è rimasto un utilizzatore finale. Intanto noi ci si è stancati di denunciare il consumismo in cui anche il sesso si sta consumando e non ne rimane più niente, tra uomini assetati e disposti a tutto e donne che prendono a considerare il proprio corpo come l’industriale il bene capitale. I primi senza più i bordelli e le seconde senza il dovere apparente di castità. E pure il principio di reciprocità tra i sessi va a farsi benedire. Non a caso il 69 inteso come posizione è in progressivo disuso, poiché sottintende quel moto di reciprocità gratuita che ormai pare fastidioso perfino a pensarsi. E sempre non a caso l’uomo pretende fellatio di qualità ma è mediamente incapace di soddisfare oralmente, quando si degna di abbassarsi anche lui. Si rende così il sesso un rapporto di scambio, un do ut des in cui la comunicazione è autodiretta e l’uomo crede di essere graziato dalla donna e di ristabilire il potere politico della verga mentre la donna crede di concedersi per libera disposizione del proprio corpo e per deliberata selezione autocosciente. Entrambi credono e nessuno intende, consumano l’atto nell’equivoco e si disperdono.

Pier Paolo Pasolini sul set di Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975).

Gli omosessuali non sono da meno. Come dicono giustamente Aldo Busi e Massimo Fini, erano simpatici finché erano nascosti e emarginati, ebbri nel loro mondo di devianza maliziosa e castigata, quasi come intrusi in un mondo che finge di rigettarli e da sempre li foraggia di uomini e donne che di loro hanno bisogno e si vergognano ad ammetterlo. Riponevano in loro sentite speranze ma ora si sono del tutto inaciditi, fanno i gay pride come fossero la CGIL e hanno preso tutti i vizi degli eterosessuali, pretendono di sposarsi e mettere su famiglia. Ce li siamo giocati. Infrigidite le donne etero, pure gli uomini omo si sono mummificati, in nome di una non meglio specificata emancipazione dalla “maggioranza clerical-mammista, clerical-tettista e clerical-cazzista”, come scrive Busi. Solo che Busi, omosessuale fatto e finito, mai si sognerebbe di sposarsi o di partecipare al fronte popolare gay.

Infine l’ipocrisia spiccia e posticcia con cui il sesso viene nascosto come colpa ghignante, quella cosa che tutti sanno che c’è ma meno la si vede e meglio è, non sta bene notarla pubblicamente. Lo scrittore Goffredo Parise inviava deliziose statue a forma di falli giganti, del tutto anonimamente, alle signore della Roma più borghese, che accettavano senza scandalo. Era la fica ridens, che spettacolo. Oggi Parise sarebbe in galera, le donne in procura e le statue-falli nell’immondizia. Questo mentre gli adolescenti si ammazzano di fronte ai video porno pensando sia mimica reale, le adolescenti hanno potere sessuale immensamente maggiore, le donne tornano piano piano a concepire la fica come mezzo di scambio o concessione liberale, e l’uomo si rende compratore o questuante, quando non rapinatore con la violenza, che è il caso più schifoso. Il tutto quando una tetta su facebook viene censurata dal correttissimo algoritmo, allattare in pubblico torna a essere pericolosamente malvisto e gli assorbenti sono tassati più dei tartufi. Evviva. Speriamo che gli omosessuali tornino a fare della loro stessa esistenza carnale un’opposizione vivente e che le donne si rendano conto del loro potenziale e dolcissimo potere di liberazione sociale. Che la fica sorrida al mondo.