Una donna, Eva, sfigurata in volto dal dolore nasconde con vergogna le nudità; un uomo, Adamo, copre il viso, dalla colpa e dalla mortificazione; ed infine l’Angelo della giustizia, che, severo, indica loro la via, lontana dal Paradiso. E’ la “Cacciata dei progenitori dall’Eden” di Masaccio, nel cui affresco a dominare incontrastata è un’ombra. Un’ombra, che nasconde e protegge: il pudore.

Andrea Tagliapietra, nel saggio “la forza del pudore” riprende tale affresco per affermare che la nascita dell’uomo, avvenuta con il compimento del peccato originale ed intesa come consapevolezza di sè e come ingresso nel mondo reale, sensibile e razionale, coincide con l’origine del pudore.

Nel mito genesiaco non è la nudità in sé a provocare vergogna, ma è la nudità percepita, dopo aver commesso il peccato, che induce a celare l’intimità del corpo. Prima di aver colto il frutto dall’albero nel giardino dell’Eden, secondo l’interpretazione hegeliana, Adamo ed Eva, abitano in una dimensione esistenziale d’innocenza e di fiducia ingenua, nella quale l’uomo non percepiva se stesso in relazione con l’altro. Assaggiando il frutto proibito, l’uomo acquisisce la conoscenza del bene e del male ed è solo in quel preciso istante che percepisce la propria nudità, osservata e giudicata dall’occhio di Dio. A causa di ciò, dunque, comincia a provare pudore e sente l’esigenza di coprire le parti della procreazione e del desiderio, qualcosa di cui vergognarsi perchè memoria del peccato, ma al tempo stesso qualcosa da proteggere, in quanto memoria dell’origine.

Il pudore è virtù, sentimento ed istinto; è la sentinella dell’essenza intima e segreta di ogni essere; è ciò che consente di scegliere cosa può essere rivelato e cosa deve essere taciuto. Secondo il filosofo Max Scheler il pudore consente all’individuo di custodire le proprie particolarità, senza affogare nell’universale. Esso si manifesta come una sorta di angoscia, che permette all’uomo di distinguersi dall’animalità e di proteggere, dall’ostentazione e dalla condivisione ad estranei, quanto di più umano possegga. Il pudore, dunque, è nascondimento e custodia di ricchezza originaria, intima ed individuale, che necessariamente dev’essere protetta dalla massa omologatrice. Nel rossore di una gota, riaffora non solo l’innocenza primordiale, ma anche la nuova condizione spirituale dell’uomo consapevole della propria esistenza e del rapporto con l’altro diverso da sè. Ma il pudore non solo conserva il meraviglioso essenziale umano, esso permette di individuare e di scegliere al di là delle pulsioni puramente libidiche.

Questo, come la linea dell’orizzonte, divide ciò che è visibile da ciò che non è dato vedere, rendendo quest’ultimo ancor più prezioso e particolare, a tal punto che, una volta svelato, apparirà sorprendente. E’ difatti il pudore che dona piena libertà all’amore, pur limitandolo. Come afferma Rosseau nell’opera “Discours sur l’origine de l’inégalité” il pudore distingue il desiderio sessuale, inteso come meccanico appagamento del piacere, dal sentimento autentico dell’amore.

La società odierna sembra aver dimenticato l’importanza del pudore. Incapace di distinguere il condivisibile dall’intimo, ha mercificato anche gli aspetti più personali in una vendita illimitata di sè, del proprio corpo e del proprio spirito. Se tutto è esasperatamente rivelato, nulla è più da scoprire e se tutto è trasparente, nulla è più da vedere. Il bisogno spasmodico di rendere pubblica la propria immagine, esibendo ogni curva del proprio corpo, dimostra inconfutabilmente come il potere sia riuscito ad estirpare il senso del pudore, il quale oramai è visto come un ostacolo alla visibilità. Questo difatti non è più velo che rende maggiormente appetibile e desiderabile il segreto nascosto, ma è solo ombra che oscura ed esclude dalla comunità, in particolar modo virtuale.

Perciò la preservazione del pudore è oggi una forma di resistenza al potere che impone l’abbattimento totalizzante di ogni barriera dell’individualità, a favore di un’involuzione che riduce l’uomo al modello unico di mero animale da consumo. Ed “è venuto il momento di constatare che una comunità umana non può sopravvivere a lungo alla perdita del pudore*”, uno dei tanti valori umani, capace di porre un freno all’imperativo consumistico del “godi subito e senza limiti” e miratamente sacrificato.