15 Dicembre 2014, Teatro Manzoni di Milano. Intervista a Massimo Fini in occasione della serata “Manzoni Cultura”, organizzata da Edoardo Sylos Labini.

Ci si deve aspettare anche una quarta volta a teatro con un Suo Catilina?

Mi piacerebbe molto. Ma è difficile fare uno spettacolo solo su Catilina perché c’è un personaggio solo, che è lui. E’ un uomo che io ammiro molto, e che mi sarebbe piaciuto essere, perché è un uomo che va fino in fondo alla sua storia; e anche se sa che in fondo c’è la morte. Viene dato Catilina come libro, delle volte, come lettura di appoggio nei licei, e tutte le ragazze si innamorano di lui. Io purtroppo non sono Catilina.

Ne verrebbe fuori un monologo, quindi…

Esatto.

Pare che anche altri giornalisti abbiamo tratto ispirazione dal Suo esempio di andare a raccontare a teatro quello che in Tv non si poteva o non si riusciva a raccontare. Ci riferiamo, per esempio, a Marco Travaglio che ormai da anni porta diversi spettacoli/notizia in giro per i teatri d’Italia e che in merito alla censura del Cyrano dedicò un capitolo del saggio “Bavaglio” di alcuni anni fa. 
Cosa ne pensa di questo nuovo tipo di giornalismo? Ha forse una sorta di precedente con il Teatro Canzone di Giorgio Gaber, che però giornalista non era?

Be’ Giorgio Gaber era un grandissimo personaggio; un grande, non solo un cantante, per me. Io penso che quando c’è la censura, il Teatro è l’ultimo posto dove ci si può rifugiare per dire le cose. 
Nella Jugoslavia di Milosevich l’opposizione si faceva a teatro. Per la verità la si faceva anche fuori molto più di quanto lo si faccia adesso. Il Teatro è proprio l’ultimo ridotto per chi vuole dire le cose che pensa, che però non sono necessariamente giuste, ma che magari sono diverse da quella della comunis opinio.

E perché ricordare Nerone, oggi, dopo 2000 anni?

Su questo uomo, su questo imperatore, sono state dette proprio delle bugie, delle infamie, delle nefandezze che non corrispondono assolutamente al personaggio di Nerone. Nerone è stato un grande statista, e potremmo elencare qui le eventuali ragioni: ha costruito la burocrazia imperiale – la burocrazia è fondamentale in uno Stato – che ha permesso all’Impero di reggere ancora alcuni secoli; ha fatto la prima svalutazione monetaria ufficiale; ha tentato la riforma delle tasse, abolendo le tasse indirette, che pesano ovviamente sulla povera gente, ma senza aumentare quelle dirette, attraverso una politica che potremmo definire keynesiana. Poi è passato alla Storia solo per ragioni futili. Nerone non ha certo incendiato Roma. Al contrario, lui ha fatto un’opera di moderna protezione civile, straordinaria, che anche Tacito che gli è avverso gli riconosce. Tutta la serie di delitti attribuitigli non gli appartengono, tranne uno. Pensiamo per esempio a Costantino che ha ucciso la moglie e il figlio, e invece passa alla Storia in tutt’altro modo. Nerone è stato un grandissimo personaggio. Io ho voluto dire questo perché la Storia la fanno i vincitori, come infatti dico nell’introduzione al libro, e perché i giovani imparino attraverso le menzogne della Storia di ieri, quella che è per loro più importante: la Storia di oggi.

E’ stata una certa retorica cristiana che ha fatto sì che questa immagine di Nerone passasse alla Storia, che venisse calunniato?

Prima dagli aristocratici: Tacito che era un grande autore, ovviamente, ma è un libellista che faceva parte dell’aristocrazia, a cui Nerone cercò di tagliare le unghie a favore della plebe e dei ceti produttivi. E poi, ma molto dopo, quattro secoli dopo, dai cristiani che avevano la “coda di paglia” per l’incendio, non che lo avessero fatto loro, l’incendio è assolutamente casuale. Però alcuni per vocazione al martirio si autoaccusarono. Ma Nerone non ha mai perseguitato i cristiani in quanto tali. Furono inquisiti trecento cristiani e cento a sorte furono torturati. Voglio dire che Nerone era tollerantissimo in termini di religione, e non solo di religione.

Nel famoso film di Michele Placido “Romanzo criminale” che a quei fatti criminosi si riferisce, vi è una scena in cui il Libanese, uno dei leader della Banda della Magliana, subito prima di venire accoltellato a morte, all’affermazione del suo assalitore “i debiti li pagano tutti” risponde “gli imperatori no!”. 
Nerone quanto ha pagato come Imperatore?

Be’ tutto! Ha pagato con la vita. Lui è costretto al suicidio, dopo quattordici anni di governo, a trent’anni. Non dimentichiamo che Nerone diventa Imperatore a diciassette anni contro la sua volontà, perché sua madre voleva governare l’Impero attraverso il ragazzo. E quindi, poi, per questa politica a favore della plebe, a favore di questi ceti emergenti, contro i senatori, i latifondisti fannulloni; c’è proprio il famoso discorso al Senato in cui lui parla proprio di assenteismo, quindi pagherà per questo, come l’han pagata tutti. L’ha pagata prima Caligola, che era più irruento di Nerone e meno politico, e prima di lui, accadde pure a Catilina.

E, per rimanere nel politico, e per rimanere a Roma, cosa rappresenta lo scandalo ormai noto come “Mafia Capitale” che in questi giorni viene a galla con i presunti rapporti tra politica e la Banda della Magliana, o di quel che ne rimane?

Chiamarla un’associazione mafiosa è fare un torto alla Mafia, perché la Mafia è un cancro, teoricamente circoscrivibile. Questa invece è una metastasi , perché quello che noi vediamo che adesso salta fuori a Roma riguarda tutta l’Italia ed è una cosa quindi molto, molto più grave . Io questo l’ho scritto, e due o tre giorni dopo- non credo che abbiano letto il mio pezzo, non sono ancora così ubriaco di me stesso- lo ha scritto anche il New York Times. Perché vuol dire che tutta l’Italia è infettata. Quindi è il più grave scandalo che abbiamo avuto, in un’Italia che è pure un sequel di scandali.

Dal suo libro “Nerone. Duemila anni di calunnie” è stato tratto lo spettacolo teatrale di Edoardo Sylos Labini. Cosa ne pensa di alcune allusioni di Edoardo Sylos Labini che pare aver accostato il politico dell’Antica Roma Nerone e il moderno politico Silvio Berlusconi? Le pare pertinente e coerente? Lo chiediamo a Lei che si è sempre dichiarato un anti-berlusconiano.

Non diciamo assurdità! Di Nerone si parla ancor adesso, dopo duemila anni di distanza, nel male ma anche nel bene, come ho detto, non solo per le cose che ho scritto io, perché a livello universitario sono assolutamente documentate. Di Berlusconi fra quarant’anni, se ci sarà ancora Wikipedia o qualcosa di simile, si dirà: un politico italiano, Presidente del Consiglio quattro volte, coinvolto in scandali giudiziari, dovette lasciare la politica. Quattro righe, insomma. Nerone ha un’altra possanza. Anche se Sylos la gira un po’ in quel modo.

E’ stata un po’ una strumentalizzazione, insomma…

Sì. All’arte si permette tutto, no?