Parte IV

Conclusioni

Il tramonto della rivoluzione

Verso metà degli anni Settanta il movimento sessantottino incominciò ad accusare i primi segni d’arresto, dopo aver esaurito la maggior parte della sua forza e del suo vigore andando ad accrescere, a partire dal 1969-1970, le fila del terrorismo di derivazione anarchico-comunista italiano, responsabile dei disastri dei cd “Anni di piombo”. Come si è detto, le due correnti del Sessantotto Italiano, la prima di matrice più culturale sfociata nei cd “indiani metropolitani” ricollegatasi al movimento statunitense degli “hippies” e la seconda di matrice prettamente più politica ed insurrezionale, seguirono due differenti strade a seconda della loro natura e dei loro scopi.

Quanto alla prima, essa professante il raggiungimento della felicità prettamente terrena e l’isolamento dell’uomo dai problemi sociali mediante il ritiro ad una vita che vede riflesso nella sua spartanità un atteggiamento prettamente utopico di rifiuto del mondo e dell’intervento attivo dell’uomo, una volta preso coscienza di come la tanto agognata “rivoluzione” della società e il cambiamento radicale del mondo non sarebbe dunque stato possibile in breve tempo e in assenza di lotte concrete, esso sfocio nell’individualismo, nel nichilismo e nella depressione dei suoi membri, cosa che determinò l’accettazione di un indirizzo culturale aperto all’uso delle droghe, degli allucinogeni e del piacere sessuale per mitigare il più possibile il peso e le insoddisfazioni derivanti dalla vita sociale umana, che pertanto non valeva più essere presa in modo attivo e propositivo. Tale movimento, quindi, tradì i suoi stessi obiettivi ed i suoi stessi scopi: nato come movimento di protesta e di “indignazione” di fronte ad una società i cui caratteri si riconoscevano come “decadenti”, esso sfociò ben presto in un indirizzo di pensiero social-comunista mediante la reinterpretazione e la riscoperta (come suddetto, molto spesso si trattava di reinterpretazioni non attinenti alla storicità dei due pensatori russi) degli scritti di Karl Marx e Lenin, appoggiati per altro dall’influenza del modello dell’Unione Sovietica e delle recenti rivoluzioni di stampo social comunista sorte in varie parti del mondo (dalla Cina di Mao Zedong fino alla Cuba del Che).  Tale movimento trovò il suo arresto verso le fine degli anni Settanta, allorquando la fine della guerra del Vietnam e la disgregazione dei movimenti studenteschi universitari riversatisi in altri associazionismi di sorta (partiti, associazioni culturali, enti di ricerca, fondazioni) risultò inutile la loro sopravvivenza. I suoi prodotti furono dunque tutti quei movimenti che, sopravvissuti alla droga e alla depressione derivante dall’impossibilità di conseguire una felicità terrena al di fuori di ogni richiamo alla spiritualità e alla religione (anzi, rifiutando una vera spiritualità tramite la sua sostituzione con altre forme di pensiero non religioso appositamente create, quali primo tra tutti movimento New Age per scopi prettamente politici e poi culturali), si costituirono per cercare di diffondere e creare consenso comune intorno a tutte quelle conquiste che il Sessantotto aveva apportato e il cui danno sociale è stato sopra analizzato (sesso libero, aborto, lotta al matrimonio, lotta alla famiglia, eutanasia)

Quanto alla seconda corrente, essa sospinta da una matrice intrinseca maggiormente radicale, di fronte anch’essa all’impossibilità di realizzare i propri obiettivi sostenuti e proclamati per anni, non accettò di sprofondare nel passivismo mediocre, ma trovò nei movimenti terroristici italiani di matrice anarchico-insurrezionalista il proprio terreno fertile per cui sposare la causa e le idee di frange armate volte, invece, all’instaurazione di un regime comunista. Come era avvenuto per la rivoluzione francese, madre di tutte le rivoluzione dell’Ottocento e Novecento, tale movimento secondario vide aggregarsi e crescere il consenso intorno a un pensiero, quale quello social comunista (da non confondere col pensiero socialista che costituisce tutta un’altra corrente ideologica) mediante per lo più l’uso di motti e slogan di facile apprendimento, il cui significato tuttavia sfuggiva alla maggior parte di essi, preoccupati di costituire gruppi di incontro ed assemblee giovanili nelle quali riflettere e discutere sul pensiero marxista avendo completamente perso l’attinenza alla storicità del pensiero stesso. Pertanto furono, anch’essi al pari del primo movimento suddetto, ingannati ed illusi, adoperati come utile manodopera da parte dei movimenti insurrezionalisti che tutt’altro miravano che agli scopi ed iniziali ideali (seppure controversi) del Sessantotto italiano.

Fu così che, quindi, il Sessantotto quale movimento e quale rivoluzione culturale, come tutte le rivoluzioni secolari e anticristiane, ingannò e tradì i suoi stessi componenti che per essa avevano creduto di poter combattere ed avevano anche coraggiosamente lottato: i giovani. Chi nell’isolamento offerto dall’individualismo nichilista, chi nell’attivismo terroristico chi ancora nella lotta politica contro la tradizione culturale occidentale di matrice cristiana, il movimento giovanile quale espressione di disagio sociale e di protesta fu esso stesso tradito, illudendo i suoi membri al solo fine di poterli usare come strumenti e pedine per il conseguimento degli obiettivi e degli scopi di chi il Sessantotto Italiano si ritrovò a dirigere ed orientare dietro le quinte, ammesso e non concesso che essi stessi non ne fossero stati anche gli artefici primi.

Vincitori e vinti: i giovani traditi, illusi e abbandonati

Chi ebbe l’occasione per trarre beneficio da un decennio di lotta contro la stessa cultura occidentale e dai tristi anni di piombo furono gli stessi protagonisti indiscussi dei decenni successivi, e pertanto facilmente individuabili: prime tra tutte le multinazionali farmaceutiche statunitensi, che molto si erano prodigate nella diffusione del sesso libero attorniandolo con un pensiero subdolo quanto falso, facendosi promotori di una cultura libertina, licenziosa e viziosa per poterne trarre guadagno dall’uso massiccio del profilattico prima, delle varie pillole abortive nel mentre, e dell’aborto dopo; in secondo luogo le restanti multinazionali che, a partire dagli anni Ottanta, cavalcarono l’onda dell’insoddisfazione offrendo al pubblico ciò che esso non aveva bisogno, ma che l’ondata prevalente di consumismo sfrenato prodotto dall’individualismo poteva alle masse offrire, ed offrire solamente; in terzo luogo ne trassero beneficio le molteplici sette e movimenti pseudo religiosi così spontanei specie negli Stati Uniti, che non vedendo più nella dottrina della Chiesa Cattolica un baluardo solido e un ancora ferma di moralità di fronte al decadimento dilagante dei valori e dei principi collettivi di matrice cristiana, si rifugiò in tali movimenti sorti così abbondantemente nel corso dei due decenni 1970-1980 (si è ricordato Scientology, ma gli esempi sono innumerevoli) da poter servire come bacini per la raccolta di un numero variegato di fondi e risorse economiche.

Non occorre un’attenta analisi per comprendere chi pagò e fece le spese di un simile decadimento generale: l’uomo nella sua interezza, e i giovani nello specifico. Essi, una volta adoperati come utili pedine, furono dimenticati e lasciati nell’oblio dell’individualismo, convinti e persuasi della grandezza e dell’importanza dei risultati da essi e dai movimenti paralleli conseguiti, i cui dannosi prodotti per la società sono stati precedentemente analizzati. Se le loro battaglie e l’anima delle loro lotte, ossia il retroterra ideologico, muoveva da una forte insoddisfazione sorta dal benessere economico degli anni 1950-1960 poteva contenere in nuce una matrice positiva e costruttiva dal punto di vista sociale, essa si risolse in un movimento di rabbia collettiva che fu facilmente diretta e orientata da parte dei movimenti posti nel retroscena della vita politica e culturale, alla mercé delle correnti e dei movimenti si voglia politici, si voglia insurrezionalisti.

Dal lato opposto, mancò del tutto una parallela forza di lotta politica capace di opporsi e di creare un analogo movimento di pensiero al fine di contrastare e contenere la dilagante ondata di matrice social comunista. Pertanto i vari movimenti liberali o liberaldemocratici fino ai movimenti più legati all’ambito conservatore o reazionario non ebbero alcuna forza per proporre un modello di pensiero alternativo, cosa che fece del Sessantotto Italiano un’espressione politicamente orientata verso un solo preciso ordine di pensiero.

In qualsiasi modo possa pensarsi una radicale rivoluzione come quella che fu il Sessantotto Italiano (profondamente differente dal Sessantotto quale movimento sorto nel 1968 a Parigi), non si può fare a meno di operare un’attenta analisi, come quella ivi compiuta, riguardo agli affetti, ai prodotti ed alle sue conseguenze: mentre infatti molteplici appaiono essere i punti di vista riguardo alla natura del movimento, univoci invece sono e possono solamente essere le analisi circa i suoi prodotti, i cui nocivi effetti, al di là di ogni analisi possibile, appaiono al lettore, anche da una prima approssimazione, in tutta la loro evidenza.