“Qual è il futuro del giornalismo?” – Per essere in grado di rispondere sarebbe necessario abbandonare l’immagine di giornalismo italiano odierno e giungere ad un concetto che in Italia non si è mai concretamente realizzato. Il giornalismo deve avere un futuro, ma per averlo è essenziale qualcuno che sappia scrivere secondo i canoni della bella scrittura, sia su un piano stilistico-tecnico che contenutistico, sia di chi sappia leggere altrettanto bene, uscendo entrambi da uno standard basso, ma riconosciuto come ‘giusto’. Occorre che il giornalismo esca dal “politicamente corretto” e ritrovi la capacità di pensare in maniera indipendente ed autonoma. Troppo spesso questi articoli “politicamente corretti” distraggono, inibiscono ed ‘inebetiscono’ il lettore.

Il politicamente corretto crea un vocabolario di parole consentite e ne esclude altre, formulando ciò che si può o non si può dire arrivando all’imposizione di un pensiero dominante e corretto. Un giornalismo piegato a questo ben pensare è un giornalismo che non ha futuro, poiché è limitato nella capacità di linguaggio e limitante nella capacità di ragionamento. E’ un giornalismo che manipola i lettori più ‘deboli’ ed allontana la parte che non riconoscendosi, perde la passione per l’informazione. Il futuro del giornalismo, soprattutto cartaceo sono le ‘inchieste’, non più solo lavoro d’ufficio: uscire e cercare la notizia. Ma qualcuno investirà ancora nei giornali? Molte testate giornalistiche stanno chiudendo i battenti, anche a causa di uno stile giornalistico non adeguato al prezzo richiesto.

La garanzia di questi “futuri” va oltre al mero praticismo o al ‘portafoglio’, passa per la riscoperta della funzione originaria del giornalismo, ossia informare e formare intellettualmente, binomio importante. Un giornalismo fatto di informazione reale non censurata, che vada oltre il contorno ‘politicante’. Un’informazione oggettiva, il più possibile almeno, non populista o disinformata e disinformante, ci troviamo sovente di fronte a questa situazione.

Il giornalismo ha un forte potere sulle masse, coadiuva a muovere i fili e a dirigere lo spettacolo. Il problema sorge quando le marionette sono i giornali stessi e questo si avverte per troppi. Per l’avvenire più indipendenza e meno ‘dirottamenti’. Ma la libertà di espressione non è l’unico problema: la libertà di espressione scaturisce dall’alchimia tra la capacità di espressione e la capacità di ascolto. Nel futuro giornalisti informati su quello di cui scrivono, ma soprattutto che abbiano, oltre ad una buona capacità di linguaggio e cultura, anche il buon senso di saper ‘scremare’ ciò che arriva sulle loro scrivanie; anche il lettore è fondamentale: leggere spesso si discosta dal comprendere.

Il futuro del giornalismo sta nel vero ‘numero zero’ di ogni giornale, giornalino o rivista che nasca da un’idea originale. Tutti i più grandi cambiamenti partono dalle parole. Parole di chi non si piega al pensiero unico dominante e non si fa corrompere da devianti ideali di parte che siano essi politici o pseudo-culturali. Il futuro del giornalismo non si ferma dove c’è la paura o la corruzione. Il futuro va oltre tutto questo marcio, tutto questo male: lo affronta. Si lotta per un ideale. Ma futuro è anche non dimenticare il passato, è dar voce a chi non può tirarla fuori o non ha avuto la possibilità di esprimersi ‘sbagliando’ secondo i dettami di qualcuno. Il giornalismo è fatto di storie e sono gli uomini a fare le storie e ad essere a loro volta plasmati da queste.

La speranza è in un’informazione oggettiva che dia le basi per una riflessione da parte del lettore e la realizzazione di proprie opinioni stimolando la mente con informazioni non fuorvianti. Il Quarto Potere è una potenza senza eguali che non va trascurata e tralasciata, la storia ne è piena di questi esempi, dalla buona alla cattiva informazione. Senza dubbio questo può essere visto come utopico, ma utilizzando una sola parola il futuro del giornalismo sta nel “coraggio”.