Venticinque anni sono passati da quel lontano ’89. Il mondo sembra uscire dallo sfrenato bipolarismo USA-URSS. L’evento venne celebrato dal mondo occidentale come una liberazione e la conclamata vittoria del ‘mondo libero’ sul totalitarismo comunista. La caduta dell’ Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche due anni dopo segnò la fine di quel conflitto combattuto in termini di progresso tecnologico, economico, di corsa allo spazio, e ,soprattutto, in termini di propaganda. Proprio questo terreno, quello della propaganda, ci avvicina alle vicende dell’ 89 e alle due ideologie la cui separazione trova fisico riscontro nel famoso Muro.

 Al di là delle celebrazioni della caduta del Muro, che sì rappresenta la fine di quella ‘cortina di ferro’ e delle politiche di containment che dominarono il mondo per decenni, bisogna leggere tra le righe della Storia e capire che le dinamiche storico-politiche non possono essere analizzate con una chiave di lettura puramente manichea. La Guerra Fredda non vedeva contrapporsi il Bene e il Male, ma bensì due forme diverse di totalitarismo. In una società in cui l’idolo indiscusso è il Capitale, inteso soprattutto come capitale finanziario, non ci si può stupire se ne vengono esaltate le origini. Origini che impiantano radici fin dal Piano Marshall, se non si vuole risalire addirittura al colonialismo dei territori nordamericani e al progressivo sconvolgimento delle vicende storico-politiche che trovano il loro risultano nel nostro mondo occidentale.

Il fazionismo del secondo Novecento è vivo tutt’oggi e questo è evidente in politica, nel sistema economico e , cosa più importante di tutte, nel contesto culturale europeo. Se dell’ URSS erano tanto contestate le politiche costrittive nei confronti dei paesi satelliti, concettualmente esse non sono poi tanto diverse dall’ influenza americana. A venticinque anni di distanza dal trionfo capitalista poco è cambiato. La dipendenza dagli U.S.A. risente ancora degli esiti postbellici e il trionfo del capitalismo e neoliberismo stile americano di stampo capitalista trova il proprio baluardo nella nuova Germania unificata oggi ‘guida’ dell’ Europa.

Se l’impressione di essere costretti in un mondo bipolare ha deviato il pensiero degli individui verso l’una o l’altra parte, ad oggi assistiamo all’avvento dell’ unipolarismo. Le forze contrarie non sono molte, considerato che paesi estranei al sistema americano-occidentale si stanno america-occidentalizzando, come la Cina, l’ India o il Giappone. Non esiste più Est o Ovest, tutto è ‘Occidente’. Lo stesso Occidente che al di là del Muro appariva come un Eden attraverso la propaganda, lo stesso che si poneva come salvatore e paladino della libertà. L’ apertura del Muro è solo l’illusione della libertà, è l’ apertura di una frontiera fisica che rappresenta però la distruzione delle frontiere del pensiero che si sgretolano sotto l’avvento dello schieramento politico unipolare che si ritrova in società sottoforma di pensiero unico. Quello stesso liberalismo si riflette oggi nelle politiche europee, nell’ ultracapitalismo, ed è un liberalismo che si fonda sulle catene, catene che sotto i camuffamenti risultano essere a stelle e strisce, lasciando spazio ad una società che di sociale ha ben poco.