Nelle scorse settimane si è fatto un gran parlare dello scandalo di Cambridge Analytica, l’azienda che si è sostenuto e confermato aver lavorato con il comitato elettorale di Donald Trump negli Stati Uniti e si presume abbia messo piede nell’affare Brexit in Europa raccogliendo milioni di profili degli utenti di Facebook nella più grande banca dati mai esistita, e usato gli stessi per costruire un software in grado di predire ed influenzare le scelte alle rispettive tornate elettorali. Dopo il tumulto avvenuto nel mondo dell’informazione si è scatenata una folle ricerca del capro espiatorio, un modo di fare limitato che porta ad individuare soltanto dei “meri strumenti”. Sarà necessario, dunque, andare a interrogarsi più a fondo sulle reali disposizioni coercitive che si sono intraviste nell’utilizzo del cyberspazio. Questa forma è riconducibile ad una vera e propria governamentalità, che Antoinette Rouvroy chiamerà algoritmica. Infatti, la vera e propria chimera del mondo del web non si trova dal lato dell’utilizzo di quello stesso strumento, ma soprattutto alla sua capacità di essere governabile, e di poter portare alla governabilità gli stessi utenti che ne usufruiscono.

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I dispositivi di connessione penetrano in profondità nelle vite e nella soggettività, fino al punto di organizzare la governance. Lo spazio cyber della rete, con i sistemi di sicurezza che gli sono propri, con le normative particolari che produce, dispone di dati disparati rendendoli estremamente compatti, al fine di gestire enunciati, prodotti culturali, mediatici e politici.

(Fulvio Forte)

Questa caratterizzazione dello strumento del web si può facilmente ricondurre alla concezione deleuziana di capitalismo: liberazione di flussi in un campo deterritorializzato. In questo senso, si può notare come sia in gioco una logica neoliberale che privilegia la quantificazione a detrimento dell’elaborazione di puri progetti: produzione di senso. La quantificazione diviene così una sorta di finalità, un progetto in se. Con una particolarità: nel contesto della governamentalità algoritmica, la quantificazione non presuppone una qualche convenzione di quantificazione antecedente: essa ha piuttosto l’aria di confondersi con il mondo digitalizzato stesso, di esserne un’emergenza spontanea.

Ed è proprio tramite questa spontaneità che si vengono a creare le condizioni necessarie affinché si attui un vero e proprio profilaggio. Esso infatti è il modus vivendi del capitalismo neoliberale, in quanto la produzione di dati grezzi diventa l’essenza stessa della costruzione delle proprie personalità, del proprio io. Un alter ego predisposto ad essere valutato e governato seguendo le logiche economiche di un mercato capitalista in continua evoluzione.

Che lo si nomini a partire da espressioni come la società dell’informazione, capitalismo cognitivo o era dell’accesso, il capitalismo si definisce come l’abolizione di ogni sostanza-oggetto e di ogni sostanza-soggetto: non vi sono che puntualità soggettive e oggettive, pause momentanee nella produzione indefinita di flussi.

Si può evincere così non solo l’importanza di un algoritmo in grado di prevedere e di governare le entità presenti nel mondo del web, ma soprattutto

viene platealmente valorizzato il suo potere, l’energia attiva di variazione e di adattamento che si libera dalla gabbia della trascendenza: è valorizzato un autogoverno che attinga alle proprie risorse per raggiungere i propri fini, la piena realizzazione di se, in termini di soddisfazione e incremento.
(L.Bazzicalupo)

Nel contesto che abbiamo appena citato, sarà impossibile arrivare ad una completa comprensione del fenomeno capitalistico se non verrà introdotto il concetto di biopolitica così tanto caro a Foucault. Infatti, la governamentalità articola un nesso di reciproco rinvio, tecnologie di governo e saperi. Nell’attuale versione neoliberale della governamentalità, dunque, esiste e perdura

una coesistenza di pluralità lasciata a se stessa (la pluralità dei poteri sociali che seguono vettori indipendenti di autorealizzazione) e una eterotomia senza eguali, una forma di controllo omologata a livello planetario, generata proprio dalla logica modale dell’economia.

Michel Foucault

Michel Foucault

E infatti, la logica economica che può essere presa ad esempio come un’estorsione del plusvalore prodotto da quegli stessi dati che gli individui, diventati utenti, hanno la necessità e il solo scopo di creare senza una fine, ripercorrendo perfettamente il progetto di arricchimento infinito tipico della classe borghese capitalista. Questa visione che passa proprio da un management delle vite, una biopolitica trasformata in mera organizzazione dell’esperienza umana nel mondo del cyberspazio, divenuto sempre più forma mentis della realtà esterna.

Questa coincidenza di governamentalità e biopolitica è

sintomatica e letterale, in quanto l’insieme dei dispositivi mira alla produzione di soggettività speficiche, di forme di vita che, nell’ambivalenza di un immaginario di auto-realizzazione e autogoverno, siano eminentemente governabili.

Ci troviamo così difronte, non più ad una mera speculazione su chi ha utilizzato illecitamente cosa, dati o manipolazione di strutture; ma innanzi ad un passaggio tanto storico quanto culturale che consegna nelle mani dell’élite capitalista non uno strumento, bensì la formazione spontanea di entità sempre pronte ad essere governate, guidate, condizionate a comportarsi nella libertà di una scelta infima e fallace. Tutto ciò che conta, per la governamentalità algoritmica, è il reale numerico, rappresentazione quantitativa sistematica che rimpiazza la valutazione qualitativa sistematica.

Sottolineerà così Felix Guattari:

La tessitura stessa del mondo capitalista è fatta di questi flussi di segni deterritorializzati, i segni monetari, economici, di prestigio ecc. Le significazioni, i valori sociali si manifestano a livello di formazioni di potere, ma il capitalismo si sostiene essenzialmente di macchine a-significanti. Il potere capitalistico a livello economico, non fa discorsi, ma cerca soltanto di controllare le macchine semiotiche a-significanti di manipolare gli ingranaggi del sistema.

Si produce così una vera e propria collaborazione tra l’utente divenuto profilo, creatore di dati da cui estorcere un plusvalore, e coloro che attingono da questi dati per creare delle strutture di governo tanto economiche quanto politiche. Una struttura che beneficia del prestigio della valutazione continua, della presa di coscienza di una realtà composta da due “io” che continuano uno scambio infinito di informazioni e di modi di vivere.

Felix Guattari

Felix Guattari

Si potrà parlare dunque non più di un assoggettamento, di un asservimento macchinico, come evidenziato da Maurizio Lazzarato:

Se le semiotiche significanti hanno una funzione di alienazione soggettiva, di assoggettamento sociale, le semiotiche a significanti operano una sincronizzazione e una modulazione delle componenti pre-individuali e preverbali della soggettività, facendo funzionare gli affetti, le percezioni, le emozioni ecc., come dei pezzi, delle componenti, degli elementi di una macchina.

La governamentalità algoritmica diventa così non un mero strumento, ma un fine, uno scopo. Non si tratta più di far notare che un azienda utilizza un dato specifico rispetto ad un altro, che cercano di manipolare le nostre decisioni, poiché questi fatti sono già compresi e assoggettati al’interno di un sistema capitalista molto più all’avanguardia di quello che teniamo a pensare, fuso così com’è nell’ideale neo-liberale. Infatti, nella governamentalità neo-liberale, ciascuna vita viene messa in valore:

viene platealmente valorizzato il suo potere, l’energia attiva di variazione e di adattamento che si libera dalla gabbia della trascendenza: è valorizzato un autogoverno che attinga alle proprie risorse per raggiungere i propri fini, la piena realizzazione si se, in termini di soddisfazione e incremento.
(Bazzicalupo)

Tuttavia, si può osservare come questo profilaggio, come questo governo dei profili, crei allo stesso tempo soggettivazioni ben diverse e più utili all’immaginario realizzativo neo-liberale:

L’individuo, frammentato sotto forma di una miriade di dati che lo rinviano ad una moltitudine di profili che a lui si rapportano senza iscriverlo in alcun contesto collettivo e dispensato dell’aver ancora da rendere conto di se stesso, diviene infinitamente calcolabile, comparabile, indicizzabile, messo in concorrenza.

Siamo così giunti alla realizzazione fondamentale che ognuno di noi, quando utilizza internet e i suoi mezzi, acconsente alla creazione di un io digitale; una raffigurazione capitalista che serve tanto al mantenimento della stessa quanto alla sopravvivenza e continuazione della nuova scienza utilitaristica della vita; il governo delle vite. Un privilegio che si è venuto a formare con il tempo, che ha trasformato le rivoluzioni degli anni ’60, che ha mutato quei movimenti dai quali emergeva il rifiuto della delega, della riduttiva identificazione sociale e politica, del rifiuto del sacrificio delle differenze con la loro incessante potenza di variazione in nome di un essere-in-comune inteso come non progetto da subordinare ad una trascendenza, ma come pratica diretta di coesistenza delle differenze, in un ammasso tecnocratico di valori da estorcere, di verità subordinate alle esigenze di una globalizzazione liberale e capitalista.

Noi amiamo pensarci, individui del XXI secolo, come processi in costante evoluzione, non divisi, poco definiti, e ciò per le possibilità di novità che questa assenza di definizione comporta, piuttosto che come degli esseri finiti, completi, definitivamente inseriti all’interno di uno status sociale, una professione, una categoria: ragion per cui teniamo a garantire giuridicamente, in particolare attraverso il diritto alla protezione della vita privata, una forma d’immunità contro le costrizioni irragionevoli nella costruzione della propria identità.
(A.Rouvroy)

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Il capitalismo, quindi, attraverso la governamentalità algoritmica sarebbe in grado di attuare una strategia capace di immunizzarlo da tutto ciò che potrebbe metterlo in crisi, interromperlo, sconsacrarlo come unica vera realtà del progresso scientifico e utilitaristico della vita. Una specie di vaccino che rende attuabile l’asservimento e l’assoggettamento poiché esso viene a formarsi proprio dalla stessa libertà che porta gli individui a costruirsi un alter ego, ad utilizzare quell’alter ego per portare avanti i propri interessi, per poter essere valutato in base ad essi e così avanzare nella gerarchia della vita moderna.

Fulvio Forte riesce a far notare come acquisendo il controllo di questi oggetti si possono governare le soggettività e i loro processi di produzione e rappresentazione. Una volta riportato questo discorso in una mentalità economica neoliberale, si potrà notare come sono le strategie di vendita che si adattano ai profili di ciascuno, l’utente che diviene selezionatore. La libertà che si assoggetta alla scelta di divenir borghese o di essere escluso da un sistema di sopravvivenza che detiene il sapere di tutto ciò che ti rappresenta: ecco l’ultima accellerazione del capitalismo, l’ultima invenzione che passa dalla governamentalità algoritmica.