di Giorgia Bondanini

La parola “comunicare” deriva da communis e significa “mettere in comune”, “far parte ad altri di ciò che è proprio”. Ciò che viene messo “in comune” con un altro individuo sono pensieri, credenze, ipotesi, emozioni e sentimenti. Ogni messaggio condiviso ha, almeno, un emittente e un ricevente da cui, a sua volta, potranno nascere diversi gradi di distorsione del messaggio:
-L’emittente potrà dare per scontato che il ricevente condivida il suo stesso bagaglio informativo, così come, potrà sorvolare su alcuni dettagli importanti.
-Il ricevente potrà distorcere il messaggio dell’emittente andando, quindi, a interpretare diversamente il contenuto della notizia.

Si può ampliare il concetto di distorsione anche ad altri fattori che non dipendono né dall’emittente né dal ricevente, come a esempio la presenza di un altro individuo, così come anche la presenza di rumori o il mancato contatto visivo come il parlare al telefono. Ma qual è lo strumento della comunicazione? Il linguaggio. Da esso potranno esserne distinti due tipi: quello verbale e quello non verbale. Il linguaggio verbale andrà a considerare la comunicazione linguistica vera e propria, il cosiddetto “parlare”; quello non verbale andrà a fare da contorno a quello verbale attraverso espressioni, mimica facciale e posizioni corporee. Per quanto riguarda le teorie sull’acquisizione del linguaggio, sono distinte due principali correnti di pensiero: la posizione ambientalistica e la posizione innatista. La prima, si basa sul fatto che, il bambino impari a parlare per rinforzo e imitazione degli adulti, mentre, la posizione innatista, di cui il maggiore esponente è Noam Chomsky,crede che all’interno del sistema cerebrale di ogni individuo sia presente un dispositivo chiamato LAD (language acquisition device); ogni persona, quindi, sarà predisposta geneticamente allo sviluppo del linguaggio. Chomsky risponde negativamente allo sviluppo del linguaggio per imitazione, spiegando che, il bambino è in grado di produrre espressioni nuove mai ascoltate prima; la prova di tutto questo ricade nel fatto che, questi ultimi utilizzano regole grammaticali diverse da quelle degli adulti.

 Noam Chomsky nato a Philadelphia il 7 dicembre 1928 è un linguista, filosofo e teorico della comunicazione. Egli ha individuato dei modelli riguardanti il modo in cui i mass media possono manipolare il pensiero umano. Per manipolazione s’intende un comportamento che tende a indurre una persona a fare o credere a qualche cosa indipendentemente dalla sua volontà. La persona manipolativa andrà, quindi, ad assumere il ruolo della cosiddetta “vittima” cercando di ottenere dagli altri ciò che vuole facendoli sentire in colpa. Ecco alcuni esempi di strategie di manipolazione attraverso i mass media, redatte da Chomsky:
-La distrazione:consiste nel deviare l’attenzione del pubblico da problemi importanti e da cambiamenti attraverso la tecnica di inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti.
-La strategia della gradualità:per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi.
-Rivolgersi al pubblico come ai bambini: la maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e un’intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza.
-Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione:sfruttate l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo.
-Rafforzare l’auto-colpevolezza: far credere all’individuo che è lui, e soltanto lui, il colpevole della sua disgrazia, a causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi.

 Ciò, va a dimostrare come i mass media sino in grado di manipolare le opinioni e i pensieri delle persone; se le idee degli individui sono frutto di una manipolazione, come ci si potrà liberare da questa invadenza psicologica?