Con una impressionante trasversalità di popoli, epoche e luoghi, tra gli umani c’è sempre stata la tendenza a pensare il Bene e fare il Male. Nelle sue Metamorfosi Ovidio lo fa dire anche a Medea, che per amore di Giasone non esita ad anteporre la sua passione ai doveri verso il padre: video meliora proboque, deteriora sequor [vedo il meglio e l’approvo, ma seguo il peggio]. Una frase che potrebbe benissimo trasformarsi in un manifesto politico dei tempi presenti, in ossequio alla crescita del Pil o alla governabilità. Ma non di politica vogliamo parlarvi, quanto di potere e di costumi.

Medea - Anselm Feuerbach (1873)

Medea – Anselm Feuerbach (1873)

Ovidio era senz’altro un birbaccione: colto, simpatico e libertino, spiegò ai Romani l’arte dell’amore, con un carme, l’Ars Amatoria, in cui motteggiava i volteggi e gli squittii della seduzione che precede il calore. Si narra che Ovidio avesse anche delle ottime frequentazioni a Corte, dove funzionari pubblici e patrizi erano soliti partecipare a piacevoli serate (le odierne kermesse) in cui si mettevano in pratica gli insegnamenti del suo carme: una sorta di Leopolda dell’Amore, con inclusa benedizione del ventre. Una mollezza che ricorda da vicino le feste della cinematografia progressista che ci ha dipinto, con altrettanta ironia, Fiorello, raccontando del produttore obamian-clintoniano seduto a gambe larghe che innaffiava le piante con lo champagne.

Ma anche a Roma, come ad Hollywood, l’ipocrisia regnava padrona, tanto che Ovidio finì vittima proprio di quel carmen… e di un error, come egli stesso racconterà nei Tristia, opera dolorosa composta nell’esilio solitario sul Mar Nero. L’errore fu quello di accettare, tra le brave ragazze di quelle autorevoli kermesse, due consanguinee di Augusto: Giulia Maggiore e Giulia Minore, rispettivamente sorella e nipote di Augusto. Una nipote, in queste storie, non manca mai. Oltre ad Ovidio, spedito da Augusto a Costanza senza affetti né averi, entrambe le donne vennero allontanate da Roma per la loro condotta dissoluta: Giulia Maggiore a Ventotene e Giulia Minore alle Tremiti.

Giulia maggiore in esilio a Ventotene - Pavel Svedomsky

Giulia maggiore in esilio a Ventotene – Pavel Svedomsky

Oportet ut scandala venient, dicevano i latini: di norma, in casi come questi, la gente rispettabile è sempre partecipe alle bassezze del potere, ma mai consapevole. Tutto si svolge in una dissoluta, arrendevole e complice ipocrisia, condita da un maleodorante sdegno postumo che sa di verginità posticcia. Nulla è cambiato, al giorno d’oggi: le cronache recenti abbondano di festini, orgette e olgettine, spesso a cavallo tra spettacolo e politica. Ma una resistente foglia di fico apposta sul pube di Eva sembra nascondere quello che tutti, tranne Meryl Streep, sappiamo: la si dà spesso e volentieri; nello spettacolo, sui luoghi di lavoro, in politica, nello sport, la si dà spesso ad uomini potenti, a volte brutti e mollicci, a volte belli e tracotanti.

La si dà per accelerare una carriera, per ingraziarsi un potente o anche solo perché altre (o altri) lo farebbero, guadagnandosi così un vantaggio competitivo. Più raramente, lo si fa per passione. D’altronde, ascoltando le testimonianze di recenti procedimenti giudiziari, ci si rende conto che tutti hanno bollette da pagare, famiglie da mantenere, mutui da estinguere.

Il bacio a letto - Henri de Toulouse Lautrec (1892–1893)

Il bacio a letto – Henri de Toulouse Lautrec (1892–1893)

Lo fanno naturalmente anche gli uomini, sempre più spesso e sempre più spesso nelle stesse forme: basterebbe farsi un giro in certi ambienti di potere, a livello italiano e internazionale, per rendersi conto di come stiano cambiando le gerarchie di “merito”. Non è certo una novità: sono rimasti nella storia i commenti salaci con cui Michelangelo accolse il crescente favore di cui godeva il giovane Raffaello presso Santa Romana Chiesa.

E’ una solenne idiozia, dunque, che si tratti di discriminazione sessuale o di genere: è la debolezza umana, soprattutto di fronte alle terrene necessità e all’altrui potere, a fare la differenza. Un grande filosofo e artista di casta brahminica vissuto in India nel X secolo d.c., Abhinavagupta, provò a spostare il tiro da una politica dell’etica a una politica dell’estetica: se l’essere umano non è in grado di fare il “buono”, almeno si provi con il “bello”. Naturalmente, non era un prodromo della chirurgia plastica, ma un tentativo di ridare dignità ad un mondo decadente, sperando che nella Bellezza si potesse trovare una novella Via delle Virtù. Circa mille anni dopo, ci ritroviamo invece nel peggiore scenario possibile, senza etica e con il Grande Fratello. Un fallimento, di cui sarebbe lungo e complesso identificare i motivi. Sicuramente non lo potrebbe fare Meryl Streep, che in tempi recenti ci ha prima spiegato perché Trump fosse il più orribile predatore sessuale maschilista, per poi scoprire che colui che aveva identificato come Dio lo era forse di più: può essere il proprio Dio peggiore di quello che si reputa il peggior modello della società? No, non è possibile. A meno di non essere sopravvalutati, come diceva lo stesso Trump.

Danae - Gustav Klimt (1907-1908)

Danae – Gustav Klimt (1907-1908)

Il progressismo hollywoodiano e quello nostrano ne prendano atto: siamo esseri umani mediocri in un mondo dominato dal potere e dal denaro e Harvey Weinstein è un perfetto uomo di potere dei nostri tempi. Altro che Era dell’Acquario o Risveglio del Femminile: parafrasando il noto psicanalista francese, Jacques Lacan, ce qu’on sait faire avec la langue dépasse de beaucoup ce dont on peut rendre compte au titre du langage. Prendiamone dunque atto e, se proprio non possiamo che menare la lingua, facciamolo con passione nell’intimità, possibilmente senza slinguare un cane, per dare piacere invece che per ossequiare il potente. Sarebbe di certo un atto rivoluzionario, che nella patria del lecchinismo conformista non può far altro che portare alla dissidenza: ma d’altronde, in tutta la storia umana, non solo in Italia, c’è chi ha disteso la lingua servile di fronte al potere e chi è stato bruciato sul rogo. Probabilmente, si tratta di un Destino, come ha ricordato il presidente Putin ad Oliver Stone: chi deve morire impiccato è probabile che non muoia annegato.