Magic: The Gathering è forse il primo ma soprattutto il più famoso gioco di carte collezionabili del mondo. Lanciato nel 1993 dalla Wizards of the Coast è divenuto un passatempo per molti e un qualcosa di più (talvolta un lavoro) per altri. Dietro alle carte c’è un universo complesso ed eterogeno, caratterizzato dalla presenza di un mercato e da una profonda voglia di comunità. Il 19 gennaio, in occasione del lancio della nuova espansione, abbiamo incontrato, al WB-Games di Pomezia, due ragazzi rappresentativi di questa realtà per poterla presentare anche ai non addetti ai lavori. Mario Brecciaroli (classe ’93) è un giocatore che può vantare già diversi trofei all’attivo. Emanuele Navisse (’91) è un arbitro di livello 2 ormai regolarmente impegnato in eventi (inter)nazionali.

Alcuni dei ragazzi del WB-Games durante il torneo del 19 gennaio. Al centro, Mario ed Emanuele

Lo scorso fine settimana siete stati al Magic Fest di Praga. In cosa consiste quest’esperienza e come l’avete vissuta?

Mario: Un Magic Fest è un evento in cui c’è un torneo principale (main event) con una grande partecipazione di persone, intorno alle duemila, diviso in due giorni, in cui ci si sfida per arrivare all’ambita top 8, la quale garantisce un premio monetario non indifferente e la qualifica al Pro Tour. Il Pro Tour, vero e proprio apice competitivo del gioco, è un torneo a cui si può partecipare solamente attraverso invito, acquisibile attraverso tornei precedenti, come il Magic Fest appunto. Tornando al Magic Fest in sé, accanto al grande evento ce ne sono altri minori, che riempiono tutti e tre i giorni della manifestazione (venerdì-domenica). Per me il Magic Fest è un’occasione, sotto molteplici punti di vista. Innanzitutto, mi permette di visitare città straniere con i miei amici. Dal punto di vista strettamente del gioco, in questo caso sono riuscito a qualificarmi al secondo giorno del main event, ottenendo un risultato più che soddisfacente, pur non arrivando (per poco) al premio monetario. Il mio vero stimolo è il competitivo, che mi porta a migliorare di volta in volta.

Emanuele: Per quanto un arbitro vada a lavorare (in maniera retribuita) partecipare a queste occasioni equivale, come nel caso dei giocatori, ad intraprendere un viaggio con degli amici, incontrando dei colleghi provenienti da più parti del mondo. Io sono arrivato il giovedì con altri arbitri, venerdì abbiamo visitato la città e nel weekend abbiamo arbitrato. In definitiva, il Magic Fest è sì un lavoro (piacevole ed occasionale), ma è anche la possibilità di viaggiare per più giorni quasi a costo zero.

Veniamo alla quotidianità. Solitamente dove giocate e/o arbitrate? Negozi del genere sono diffusi nel Lazio?

M: Di norma, da quando ha aperto il negozio a Pomezia, il WB-Games, vengo qui. Ultimamente sono anche entrato, in parte, nella gestione del negozio, quindi unisco l’utile al dilettevole. Qualche anno fa andavo molto più a Roma, dove c’è una vasta possibilità di scelta, mentre in provincia la situazione dipende molto dalle zone.

E: In quest’ultimo anno ho arbitrato prevalentemente a Roma, anche se ho partecipato a diversi Magic Fest in tutta Europa (Bologna, Torino, Lille, Liverpool). Roma è indubbiamente il fulcro dell’ambiente competitivo nel Lazio e di tutto il centro-sud, così come Bologna lo è per il centro-nord.

La squadra arbitrale del Magic Fest di Lille

Facciamo un passo indietro nelle vostre vite. Come e quando è iniziato il vostro rapporto col gioco?

M: Ho iniziato a giocare a Magic alle elementari, sulla scia dei miei compagni di classe. Poi ho smesso per qualche anno, riprendendo sul finire delle superiori (sei anni fa). In quel periodo ho conosciuto Emanuele e altri ragazzi di Pomezia, con i quali ho iniziato a giocare in maniera competitiva.

E: Ovviamente io prima di essere arbitro sono un giocatore. Il mio rapporto col gioco inizia da piccolissimo, ai tempi della Sesta edizione (1999), attraverso mio padre, il quale mi ha trasmesso questa passione. Giocavamo il sabato sera a casa, montando mazzi con le carte che avevamo. Andando avanti abbiamo iniziato a partecipare a degli eventi a Roma. Quando molti anni fa ha aperto un negozio a Pomezia ho avuto modo di incontrare dei miei concittadini che condividevano la mia stessa passione. Con loro (tra cui Daniele, col quale il rapporto si è protratto nel tempo) ho iniziato a giocare regolarmente e insieme abbiamo iniziato ad affacciarci sulla scena competitiva circa nove anni fa.

Delineiamo meglio il percorso che vi ha portato ad essere ciò che siete oggi. Cosa avete fatto in questi ultimi anni?

M: Quando, come anticipato, sei anni fa ho conosciuto gli altri ragazzi, sicuramente ero quello con meno esperienza. Quindi ho iniziato ad apprendere da loro e tramite giocatori professionisti che seguivo su alcuni siti internet (tipo su Channel Fireball e MTGGoldfish). Ad ogni modo, per migliorarmi ho soprattutto giocato, perché l’esperienza si guadagna solamente così. Questo mi ha portato a vincere per due anni di fila (2017-2018) il Nazionale di Pauper, una delle categorie del gioco. Quello che va premesso, infatti, è che il mondo competitivo di Magic si divide in più formati. Tra questi, il Pauper è quello in cui si giocano solamente le carte comuni. A livello locale ottengo risultati quasi sempre positivi anche in altri formati, che mi permettono di auto-finanziarmi in questo percorso.  

E: Dopo essere entrato nella scena competitiva, andando a giocare a Roma regolarmente ogni mercoledì sera, ci sono rimasto per diversi anni, fino a quando ho deciso di arbitrare. Nel febbraio 2017 ho ottenuto l’abilitazione. Perché diventare arbitro? Da una parte, col passare del tempo e la rottura del gruppetto originario (dovuto al trasferimento a Torino del nostro amico Alessandro) non c’è stato più l’affiatamento degli anni precedenti. Dall’altro lato, ho sempre provato interesse per il regolamento in sé. Magic comprende un’infinità di carte e una grande quantità di regole, ma non c’è mai quella peculiarità che non è comprensibile e giudicabile attraverso il regolamento. A me questa cosa, per cui tutto è ben descritto, affascina e mi ha portato ad intraprendere la strada dell’arbitro. Il mondo del judge non si ferma al mero arbitraggio e si divide in tre livelli acquisibili attraverso degli esami (si parte dal livello 1 fino al 3). Facciamo conferenze nazionali ed internazionali per tenerci sempre aggiornati e consolidare questa realtà. Per dare un’idea riguardo la struttura di cui stiamo parlando, diciamo che ad un evento come il Magic Fest di Praga eravamo circa 110 arbitri.

Mario trionfa al Nazionale di Pauper 2018

Siete in questo mondo da tantissimi anni in maniera continuativa. Cosa ne criticate maggiormente?

M: Diciamo che molte volte non mi sono piaciute le scelte intraprese dalla Wizards. Più che le scelte in sé critico la mancanza di chiarezza e visione di insieme da parte della compagnia, che ha cambiato idea troppe volte su troppi temi, dando l’impressione di muoversi un po’ a caso, soprattutto nell’ultimo periodo. Mi sembra assurda questa mancanza di programmazione per un’azienda di stampo mondiale. Un esempio in questo senso può essere i cambiamenti relativi alla rotazione del formato Standard.

Emanuele ci puoi parlare meglio di questo argomento?

E: Come anticipato in precedenza, Magic si divide in formati. Lo Standard prevede che si possano giocare (quasi) tutte le carte degli ultimi due anni. Non a caso, assieme ai Limited (tipologie in cui i mazzi vengono costruiti sul momento con i pacchetti di un’unica espansione), è il formato più sostenuto dalla Wizards, dato che garantisce le vendite delle carte più recenti, alimentando dunque il mercato. Il punto a cui si riferisce Mario, riguarda il cambiamento intrapreso tre o quattro anni fa, per cui si era stabilito che la rotazione avvenisse ogni anno e mezzo, non solamente ad ottobre, ma anche a marzo. Da una parte questo favoriva la diversificazione dei mazzi presenti (ovvero del metagame), dall’altra i giocatori si sono trovati a dover cambiare le carte troppo spesso, il che comportava delle spese non indifferenti e le conseguenti proteste. Questa situazione è perciò durata poco, otto mesi, e si è ritornati alla rotazione “classica” dei due anni. Questo ha provocato altri problemi nell’immediato per tutta la comunità.

E per quanto riguarda le critiche?

E: Indubbiamente per me gli aspetti positivi sono di molto superiori a quelli negativi. Del resto, sono cresciuto con questo gioco. Ciò non toglie che anche io porto avanti delle critiche. Nell’ultimo periodo la situazione è apparsa incerta, anche dal punto di vista arbitrale. Proprio in quest’ultimo anno si è deciso di togliere un tipo di tornei (i PPTQ) che garantivano la qualificazione dei vincitori a tornei più grandi (i Regional), l’anticamera del Pro Tour. Questa rimozione ha comportato uno scombussolamento interno al mondo dei giocatori e degli arbitri. Di fatto, ci sono arbitri di livello 2 che, senza i PPTQ, non sanno cosa arbitrare, se non partecipare ai Magic Fest (che risulta impossibile per chi lavora nel fine settimana).

Gli arbitri mentre si ricaricano al Regional di Napoli

Parliamo un attimo dell’aspetto monetario del gioco. Quando si deve spendere e quanto si può vincere?  

M: Dipende molto dal formato a cui ci si vuole approcciare. Il Pauper è molto economico ed accessibile per i nuovi giocatori. Il mazzo (di 75 carte) più costoso si aggira attorno agli 80-100 euro.

E: Il Legacy e ancor di più il Vintage sono i formati più costosi, con carte da quattro-cinque cifre l’una e con mazzi da svariate migliaia di euro. Sono andato ad arbitrare tornei in cui ho visto almeno 150.000 euro di carte sul tavolo.

Sicuramente ad alimentare il mercato, oltre alla scena competitiva, c’è l’aspetto del collezionismo. A seconda dell’espansione, infatti, una carta può costare molto di più rispetto alla stessa carta ristampata successivamente.

M: Sicuramente. Questo dipende in primo luogo dall’anno di stampa della carta. Più è vecchia, meno è reperibile e più vale.

E: Ovviamente per un gioco di carte collezionabili come Magic le tirature delle carte dei primi anni sono molto limitate e per questo costano molto di più di quelle attuali. Un’altra tipologia di carte costose è quella delle foil (che “brillano”), sempre per un discorso di tiratura. Del resto, molti giocatori ricercano, oltre alla forza del mazzo, anche il lato estetico del gioco. E così i prezzi lievitano!  

Mario durante una partita

Nel 2018 Magic ha compiuto venticinque anni. Come valutate lo stato attuale del gioco, anche alla luce della nuova versione digitale lanciata recentemente: Magic Arena.

M: La versione online era necessaria per competere con altri titoli (tipo Hearthstone della Blizzard) e sta avvicinando molti nuovi giocatori. Questa versione digitale è molto più economica, se non a costo zero (puoi spenderci sopra, ma non devi farlo necessariamente). Per quanto riguarda la salute complessiva del gioco, dipende da quale formato prendiamo in considerazione. Lo Standard, ad esempio, si sta stabilizzando molto bene, soprattutto rispetto al passato.

E: Intanto una precisazione necessaria: la versione online di Magic esiste da molto tempo. Sto parlando di MTGO, una piattaforma del 2002, ma che è sempre un po’ passata in sordina. Non mi è mai piaciuta soprattutto perché le carte vanno comprate (e possono essere vendute) singolarmente con i soldi reali, un po’ come nella realtà. Inoltre, la piattaforma in sé è sterile, orrenda a livello visivo, non aggiornata col passare del tempo. Anche lì la scena competitiva è stata molto attiva, ma personalmente non l’ho mai vissuta in prima persona per queste ragioni. Di Magic Arena, invece, ho seguito tutta l’evoluzione, dalla closed beta ad oggi, e devo dire che ne sono entusiasta. Non è dunque un caso che la Wizards stia facendo di Magic Arena uno dei perni della scena competitiva di questa stagione (MTGO rimane per i formati non supportati su Arena). Importantissima in questo senso la partnership con Twitch, la piattaforma di streaming più seguita al mondo. Tutte queste novità digitali non possono che far bene all’intera comunità.

Parte della comunità del WB-Games all’opera!

L’impressione, infatti, è che per un periodo Magic fosse divenuto un mondo chiuso in se stesso. Si vedevano persone che tornavano al gioco, ma pochi nuovi giocatori.

E: Esattamente, adesso invece la situazione sembra essere cambiata. Diverse persone vogliono iniziare dopo essersi avvicinati al gioco con Arena. La paura iniziale di un dominio del digitale sul cartaceo si sta rivelando infondata. Anzi, possiamo dire che si sta verificando il contrario!

Ringraziandovi entrambi per la disponibilità, vi chiedo se giocate (in maniera competitiva) anche ad altri titoli, non esclusivamente di carte.

B: Prima di Magic, ho iniziato dal Poker. Ho giocato per diverso tempo al citato Hearthstone e ho provato altri giochi di carte (come Gwent ed Artifact). Un altro titolo a cui mi dedico tuttora è il celebre MOBA League of Legends. Ad ogni modo, Magic rimane sicuramente il gioco principale.  

N: Ancor più di Mario, mi concentro quasi esclusivamente su Magic. Tra gli altri ho giocato a Hearthstone, Warhammer e League of Legends, ma con uno spirito diverso, non competitivo. La prima cosa che ricerco in un gioco è il contatto con le altre persone.