Nell’ultimo film di Christopher Nolan, Interstellar, John Lithgow racconta di essere nato in un mondo in cui ogni giorno si scopriva qualcosa di nuovo, in cui l’innovazione tecnologica non aveva mai fine. Ma quel mondo, abitato da 6 miliardi di persone, era popolato di egoisti che lottavano per accaparrarsi oggetti di cui non avevano bisogno e l’epilogo è stato inevitabile: la desertificazione ha inaridito il suolo e il vento ha cominciato a sollevare costantemente nubi di polvere e sabbia che funestano l’atmosfera; nuovi parassiti, resi aggressivi dal riscaldamento globale, attaccano le coltivazioni di cui gli uomini si cibano riducendo drasticamente la disponibilità di cibo. I protagonisti vivono nel rammarico per ciò che poteva essere fatto per evitare la catastrofe e sono costretti a cercare altri mondi abitabili che accolgano la specie umana, abbandonando all’estinzione coloro i quali sono costretti a rimanere sulla terra.

Da anni gli scienziati sottolineano a gran voce la pericolosità delle violazioni compiute ai danni dell’equilibrio climatico con cadenza quasi quotidiana. Eppure nulla si muove. La resistenza al cambiamento, la miopia delle classi dirigenti, il potere delle lobbies economiche sono tra i fattori che impediscono una riprogettazione del nostro stare al mondo. E pensare che basterebbe così poco. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno commissionato all’Ipcc (l’Intergovernmental Panel on Climate Change dell’Onu) un documento di sintesi che possa aiutare la comprensione – e la comunicabilità – del cambiamento climatico in atto, insieme a quella delle azioni per contrastarlo. Informazioni che altrimenti, come hanno dichiarato gli Stati Uniti, rischiano di essere «impenetrabili per il decisore politico o per il pubblico», ossia elettorato e stakeholders.

Il dossier è ancora secretato, ma l’agenzia di stampa Reuters è riuscita a impossessarsi di una bozza di 32 pagine in cui si afferma che «le azioni per combattere il cambiamento climatico ridurrebbero la crescita globale dei consumi di beni e servizi dello 0,06%  l’anno per il 21° secolo, rispetto a una crescita prevista dell’1,6-3,0% per cento all’anno» senza “interferenze”. Costi ritenuti «quasi insignificanti rispetto alla crescita prevista» dagli Usa, e definiti dalla stessa Unione europea nelle osservazioni al documento come «relativamente modesti». Senza dimenticare che la diminuzione stimata di beni e servizi consumati non si traduce automaticamente in un calo del benessere; la green economy viene anzi individuata come un elemento fondamentale di sviluppo e di crescita occupazionale in Europa.

Tutto scorre, diceva Eraclito. La realtà è in perenne mutamento e la regola che governa il regno animale è l’adattabilità al contesto in cui si vive. L’uomo invece ha la presunzione di assumere su di sé la responsabilità di guidare il cambiamento verso gli scopi che ritiene più opportuni. Ha costruito un mondo a misura di ego e vuole cristallizzarlo, renderlo indistruttibile, senza alcuna cognizione delle perdite irreparabili che si troverà a subire. “Cambiare tutto perché niente cambi” non è più solo un vessillo dei politici nostrani, è il motore dell’economia globale. Ma chi non è capace di rinunciare a niente è inesorabilmente destinato a perdere tutto.

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