Si percepisce nell’aria. Questa puzza d’ipocrisia e monotonia comincia ad arroccarsi sulle sue colonne d’ercole. Auguri di cosa? Per cosa? Tutte le pompose manifestazioni d’affetto, di solidarietà, d’altruismo, tutte le maratone di beneficenza e quello spirito natalizio che coinvolge strade e città luccicanti svaniscono all’istante: davanti solo la travolgente mercificazione cui sono vittime le festività religiose; per ciò oggi divenute mero ‘rituale’, ripetuto e ripetitivo. Un tempo c’era un senso, il simbolo rappresentava valori; criticabili nel caso cristiano, per alcuni decadenti, nichilisti, per altri trascendenti, nobili, ma comunque valori – ciò che colma l’esistenza: il valutare! Oggi qual’è il senso di tali commemorazioni? Tralasciando giudizi di merito sui perchè e per come certe festività sono state generate, molte architettate per fini tutt’altro che nobili (vedi la santificazione dei defunti del 2 novembre, nata dall’usanza dei monaci benedettini di Cluny, i quali, in cambio di danaro pregavano per la redenzione delle anime dei defunti!) si vuole considerare la mercificazione e il tradimento di tali valori e ancora il successivo (e inevitabile) passo: l’indifferenza e la prossima riluttanza. Ma, sopra a tutto, la profonda insensatezza nel determinarle le feste! e con con questa certi impulsi, sentimenti, per loro natura non determinabili, quantificabili, standardizzabili:- tipico atteggiamento contronatura, svalutativo, esautorante, contro la vita.

In principio la festa era il sacro, il rito, il riposo, il riassumere l’azione e il passato, il riflettere, partì dal settimo giorno della creazione, poi divenne profano, mercificato, mondano, materializzato, si cominciò ad ostentare e a compiacersi del nulla e per il nulla, oggi siamo giunti all’inconsistenza e alla macchinazione del ‘piacere’ stesso. Il troppo storpia e la routine annoia, ancora di più se si comincia a percepire il gioco, se si intuisce il fetore dell’inganno: devo essere schiavo per 300 e più giorni l’anno per potermi godere la settimana natalizia, o quella pasquina, o di ferragosto? E anzi, in quella settimana devo correre a destra e sinistra per comprare regali, scatole e fiocchetti che né sento né realmente servono – ed in fondo si percepisce.. ma alcuni, forse ancora molti, imperterriti, continuano a correre su questa ruota, non sanno bene perchè corrono ma questa corsa li rassicura; il certo li rassicura, il regalo espia le colpe dalla coscienza, il momentaneo riposo fa sospirare dallo schiavismo l’anima. Neppure il tempo, la natura, accompagna più tali buffonate: scioglie con il Sole ghiaccio e neve.

La nascita del Cristo che si anglofonizza con Santa Claus, si mondializza con Babbo Natale, o la richiamata commemorazione dei defunti plagiata dalla cultura anglosassone e americanizzata nella macabra Halloween, sono solo alcuni esempi della mercificazione del rito (oggi ulteriormente massificato dal mercato unico con accessori, cibi, ecc. dai supermercati ai centri commerciali); così ridotto a favola puerile, insignificante, vuota, falsa, a volte fanatica, di certo nemmeno riconducibile ad antiche fiabe o miti che di per sé possedevano profondi concetti e riflessioni: leggende che non fungono nemmeno da leggende, se ne fiuta l’ipocrisia, l’evanescenza, e così anche l’immaginazione viene cooptata dalle logiche massifiche del Potere. Il bimbo non scruta le stelle ma aspetta davanti al camino un idolo travestito che esalerà con l’affermazione “non esiste e non è mai esistito!”, il ragazzo guarda i supereroi, i super videogames e si scorda di sè, l’eroe più grande, il superuomo! Infine l’adulto, già un po’ provato dal cinquantesimo natale, dal cinquantesimo giro sulla giostra, si siede, si fa la sua partita a carte o a tombola, e comincia a piedi pari ad abbuffarsi tra panettoni, pandori, torroni, zamponi e lenticchie. Si dirà questo è pessimismo, vedi solo la parte vuota del bicchiere! in fondo è un ottimo modo per stare con la famiglia, gli amici, vicini gli uni agli altri. E allora? Non dovremmo più neanche festeggiare? L’albero? Il presepe?

La dura e amara verità è però un altra, e, in fondo, chi più chi meno, tutti la percepiscono, c’è chi lo ammette e chi non riesce. Chi nei prossimi giorni sarà realmente, profondamente, sereno, felice, soddisfatto? E dovrebbe esserlo perchè è Natale? Ma cos’è il “Natale”? O dovrebbe perchè sta in vacanza? Ma chi sta in vacanza? Non nascondiamoci dietro un dito. Premessa l’assoluta dimenticanza e il tradimento delle antiche ragioni, e l’attuale situazione, certamente non stimolante gioie e serenità, non può esistere un periodo, un giorno per festeggiare, non può essere costruito un palcoscenico per condividere qualcosa, la condivisione è per sua natura spontanea, come la solidarietà, l’altruismo, non si possono decidere giorni adatti a certi sentimenti e certe positive inclinazioni e scartarne altri, non dovrebbero esistere, o meglio, ogni giorno dovrebbe essere festa! Ogni giorno dovrebbe essere condivisione, solidarietà, altruismo! – ma tali sono le contraddizioni che caratterizzano la nostra epoca, purtroppo. La fortuna è che sono così lampanti!

E’ la vita stessa una festa (per noi sarà battaglia!) L’unica, meravigliosa grande festa che ci è stata donata: credenti o meno, Dei o Dio, cattolici, musulmani, ortodossi, cristiani, ebrei, buddhisti, atei, agnostici, razionali, irrazionali, folli, la vita è un dono, un dono immenso! Ma ce l’hanno rubato, ce l’hanno fatto dimenticare, ce l’hanno fatto odiare. Apprezziamo giorno dopo giorno quest’immensa passione avvolgente e non lasciamoci sedurre da sedicenti fanatismi o richiami di massa – e se proprio si è cristiani dentro, esisterebbe modo migliore di commemorare la nascita del Cristo? Il problema però è che i ‘valori’ della società contemporanea deridono tali inni!: chi grida alla vita, alla forza della vita – che non ha giorni, tanto meno scadenze – viene oggi deriso, viene sottratto dal demone della vergogna, della debolezza, della femminilità, o prima ancora dal mago dei preconcetti. Ma la verità erge a dissolvere tanta bassezza: non esiste nulla di più nobile, onorevole e guerriero del gridare alla vita, ogni giorno!