Nel corso dell’ultimo secolo, l’umanità ha conosciuto gli effetti di leggi discriminatorie basate su una concezione affatto zoologica delle differenze razziali. La crassa ignoranza, unitamente ad una colpevole volontà equivoca, su precetti antichissimi, comuni a tutte le civiltà lontanissime, comprese le semitiche, di chi ha voluto vedere nella sola forza del sangue biologicamente “puro”, il valore differenziato di una stirpe rispetto ad un’altra, ha provocato l’immane catastrofe umanitaria, corollario dell’ultimo conflitto mondiale, ed oggi provoca i cosiddetti conflitti etnici dal Medio Oriente all’Africa, all’India.

Ma l’uomo è costituito da corpo, anima, mente, spirito: Il sangue è un veicolo; della purità di questo veicolo, le civiltà antichissime, avevano grande rispetto e stabilirono precetti eugenetici all’interno dell’ethnos proprio: alcune civiltà vollero prevedere matrimoni endogamici, altri la circoncisione, altri la selezione morale dei principi di una gens rispetto ad un’altra. Mai nessuna civiltà antica ha codificato la superiorità razziale (vera o presunta) nel senso che la storia moderna ci ha insegnato, dall’America del 1865 in poi, all’Inghilterra coloniale, alla stessa Germania degli anni 40, agli Ebrei Hassiditi e del B’nai B’rith. I valori di una stirpe erano -anticamente- valori morali, spirituali, attitudini, fini da raggiungere, non già indici cranici e cromatismi vari, che la scienza vera di ieri e di oggi sapeva essere variabili anche senza alcuna mescolanza più o meno sgradita o accetta (IDIOVARIAZIONE). Così, fin quasi ai giorni nostri abbiamo assistito al fenomeno dell’apartheid: i sudafricani bianchi consideravano “di colore” gli Ariani della casta brahmana dell’India (con tutte le restrizioni del caso), mentre accettavano come graditi gli Ebrei dal colorito chiaro. Come si vede, ancora una volta, ignoranza ed ipocrisia sono stati alla base di una scellerata ed equivoca scelta di valori. In quanto agli Americani, fino a non molti decenni fa, ai pellerossa (civiltà aquilina e solare –dai SIOUX agli APACHES, ai CHEYENNES ai NAVAJOS- splendidi esempi di monaci guerrieri) avevano imposto il divieto di celebrare riti e cerimonie iniziatiche nella loro lingua.

L’Humanitas ha sempre rispecchiato valori interiori che una sana cura della stirpe perpetuava, e la civiltà che li tramandava, non di rado si imparentava, o stabiliva alleanze politico-religiose, coi popoli vicini ovvero assimilabili anche se di diverso ceppo.

Solo l’epoca contemporanea ha conosciuto i noti drammi , seguiti al cosciente inganno e alla malversazione dell’ attributo ARIANO, sia da parte di chi ha perso che da parte dei cosiddetti vincitori dell’ultimo conflitto: le cronache giornalistiche riferiscono quotidianamente di crimini razziali che, nonostante le apparenze, sono tollerati dalle autorità di quei paesi che gabellano il mondo parlando di “liberazioni”, salvo poi dichiarare “guerre preventive” per ogni dove. 

Ben altro devesi intendere per HUMANITAS ed ARIANITA’, volendo limitare il concetto in ambito indoeuropeo, pur nella della dialettica oppositiva -per esempio- di una diversa visione del mondo che ha distinto tutte le civiltà, sin dai primordi . Ascoltare la voce del sangue, per l’uomo dei tempi andati valeva tener fede ai costumi aviti, a quelle caratteristiche che avevano forgiato il lucido metallo delle anime eroiche degli antenati, divenute divinità protettrici. Al contrario, per l’uomo moderno, ha significato giustificazione per i commessi crimini di massa, come ancora significa. La storia di prima e dopo l’ultimo conflitto è piena di episodi di pulizia etnica: il genocidio dei Pellerossa perpetrato dalle giacche blu, il genocidio dei Boeri da parte degli Inglesi, il genocidio di Armeni e Curdi oltre alle decine di migliaia di suppliziati, atrocemente suppliziati, dal potere temporale dei papi nei circa quindici secoli di dominio esercitati. Tutto ciò non trova nessun riscontro in nessun insegnamento tradizionale delle civiltà indoeuropee, nemmeno nell’asprezza delle società di Roma e Sparta che pure non disdegnavano di esporre i neonati se giudicati inutili per lo stato. Solo l’umana moderna follia è stata capace di capovolgere i significati, infangando la purezza di un simbolo, di una idea assolutamente prioritaria negli antichi sistemi socio-politici sempre attenti alla humanitas distintiva.