Della Rete conosciamo molti lati oscuri. Sono sulla bocca di tutti quando ci si approccia a descrivere alcuni luoghi foschi e nascosti del web, sottosopra in cui non vigono né le leggi della correttezza etica né quelle dello stato. Che prendano la forma del deep web o, più genericamente, di un dark side della Rete così come ce lo descriveva Werner Herzog nel suo documentario del 2016, Lo and Behold, sono fenomeni ormai ribaditi. Della possibilità di imbattersi nella pedopornografia, di quella di mettersi in contatto con killer o terroristi di professione o di poter acquistare armi e sostanze in rete non ci stupiamo più, insomma, come una volta. Almeno alcuni di noi. 

Il breve viaggio che facciamo è, invece, un viaggio al contrario, nel lato chiaro”della Rete, quello che quotidianamente è sotto gli occhi di tutti. Non c’è da preoccuparsi: questo non è un articolo che vuole la canonica ramanzina riguardante l’utilizzo dei social, le immagini distillate delle web star e delle influencer, gli asciugamani della Ferragni o la società liquida. Perché vi è un luogo più peculiare di cui ci interessa parlare, dove i contenuti agiscono innocentemente, con le armi candide dell’ipnosi, entrando nella nostra abitudinarietà come uno strano visitatore a cui apriamo tranquillamente la porta. Parliamo di YouTube

Chi come il sottoscritto ha avuto modo di seguire YouTube sin dai suoi natali, si sarà reso conto di come questa piattaforma si sia drasticamente evoluta nel tempo. I millenials però forse non sanno che il primissimo video di YouTube, pubblicato nell’aprile del 2005, un anno prima che Google acquistasse la piattaforma per la modica cifra di 1,5 miliardi di dollari, non era né un unboxing né un video di gaming, bensì la ripresa della visita di Jawed Karim, uno dei fondatori di YouTUBE, allo zoo di San Diego in California.

Pixel grandi come angurie e tanta, tanta casualità e leggerezza. E ricordo che anche quando cominciarono ad affermarsi famosi canali che maceravano i primi milioni di visualizzazioni, perlopiù canali demenziali di comici come l’ex duo Smosh, i video più visti erano sempre all’insegna della randomness più totale. In quegli anni il primato era tenuto, se la memoria non m’inganna, da un video sgranato come pochi di un tizio che raccontava, ballando su un palco, l’evoluzione della danza nel corso delle decadi. La serietà su YouTube era (e in parte è ancora) un fenomeno marginale, qualcosa che non si digerisce bene. Se adesso rispetto al passato YouTube, almeno lo YouTube dei grandi numeri, è una finestra per pochi che ne hanno fatto un mestiere, fornendo contenuti spesso esteticamente elaborati, un tempo bastava riprendere un gatto che inseguiva una luce laser per fare, magari, i numeri di Luis Sal. Non che questa tipologia di contenuti siano svaniti, ma ci interessano meno rispetto ad alcuni fenomeni che hanno ottenuto un successo strepitoso e che sono tutt’altro che antropologicamente irrilevanti. 


Il primo video su YouTube

Vi consiglierei di digitare anzitutto ASMR per capire di cosa sto parlando. Troverete video registrati al 90% da ragazze molto belle – americane, europee, asiatiche, non importa – che con la bocca e le mani ravvicinate a un apposito microfono sussurrano, muovono la lingua, masticano, baciano, grattano, stropicciano della carta. ASMR è un acronimo inglese che indica il formicolio. Avete presente il brivido sulla schiena provocato da chi vi bisbiglia qualcosa all’orecchio? Ecco, questi youtuber cercano di riprodurre questo effetto (e guadagnano milioni facendolo). Ma non si tratta solo di rumori e di tatto: il video, in un gioco virtuoso di sinestesie, vuole essere un godimento anche per gli occhi. Le ragazze in questione, prosperose e truccate, ammiccano allo spettatore leccando e solleticando microfoni a forma di orecchio specificamente realizzati per lo scopo – sì, avete letto bene – per la gioia anonima, tutta passiva e pseudo-pornografica, di chi vuole godersi una scena erotica sublimata, legale e politicamente corretta. Buongiorno, sussurrano le labbra piene di rossetto come è andata la giornata? Ti va di rilassarti un po’ con me?

Prima che il dispotismo illuminato della moralità che vige sul lato chiaro della Rete bolli il fenomeno come inquietante, subdolo o, perché no, da sfigati, ricordiamo che i dati parlano chiaro: molti utenti lo preferiscono al porno vero e proprio, perché più eccitante, indiscreto e diverso dal solito. Non solo. Al di là della sublimazione di alcuni gesti sessuali che i video ASMR solitamente suggeriscono (dal leccare dei finti lobi auricolari o la punta di una banana), lo scopo con cui molti delle autrici ASMR spiegano il fenomeno è tutt’altro che subdolo: l’ASMR, proprio come i rumori bianchi che hanno tanto fortuna su YouTube, favoriscono il buonumore, la rilassatezza e l’addormentamento, diventando una cura non canonica per alcuni disturbi del sonno e d’ansia. La più famosa sussurratrice del web italiano, Chiara Asmr, spopola con le sue unghie tamburellanti e dà la buonanotte a centinaia di migliaia di utenti italiani ogni giorno, ancor meglio del buon Gigi Marzullo. E prima che mi diciate che la maggior parte degli utenti di Chiara sono uomini affamati, no, vi contraddico: sono donne. Chiara è anche la prima a pubblicare – uscirà in settembre – nientedimeno che il primo manuale italiano di Asmr.

All’ASMR è collegato un altro fenomeno in voga su YouTube: la parola con cui è conosciuto è mukbang. Se il termine vi suona un po’ coreano è perché, di fatto, è coreano. Come l’ASMR diventa popolare nel 2010 e gli autori sono perlopiù giovani ragazze che, di fronte a una tonnellata di spaghetti panna e gamberetti, sushi, coloratissime salse e pollo fritto si gustano il lauto pasto di fronte a una webcam Full HD. Perché lo fanno? Guardate uno di questi video e, non appena vi sarete resi conto di averlo rivisto automaticamente per due o tre volte, vi accorgerete che la domanda non avrà più senso. Il rumore dei denti che mordono croccantissimo e frittissimo cibo da fast food e delle labbra che impastano, unito a un food porn patinato, creano una mistura ipnotica.

Come spesso accade per l’ASMR del soggetto vengono mostrate solo le labbra, carnose e piene di rossetto, perché, come si sa anche in Rete, niente è più erotico del nascondimento. Non sempre però lo sguardo dello spettatore è quello del guardone con la bava alla bocca: si può godere anche della semplice vista di cibo vietato dalla dieta (come il junk food) in quantità spropositate, come accade per i video del campione Matt Stonie, che riesce ad assorbire 20.000 kcal in un’ora e che di eccitante non ha nient’altro che il bacon. In Italia la situazione è lievemente più melanconica, perché il nostro cavallo di battaglia è un ragazzone calabrese, simpaticissimo e persino intelligente, conosciuto con lo pseudonimo (un po’ tenero, un po’ da outsider) di YouTubo Anche Io. Lo avrete visto di sicuro su YouTube mentre azzanna nella sua ormai iconica cucina strudel lunghissimi, chili di tiramisù, salumi in quantità e pizze piegate a metà. Tocco di originalità: non mangia e basta, ma studia davanti agli spettatori storia persiana e leggere favole per bambini abbracciando un peluche in diretta dal suo letto. Dico “melanconica” con buona pace di YouTubo, perché anche se i lunghissimi video di Omar Palermo – questo il suo vero nome – riscuotono grande successo solo grazie ai loro contenuti, il personaggio è spesso oggetto di giudizi abominevoli, come ormai vuole la moda dell’isterismo senza freni dei commenti sul web. Chi da una parte lo esorta a fare di più, minacciando una salute non già floridissima, chi lo prende in giro o, addirittura, bullizza. Anche questo però, signori, prevede il lato chiaro della Rete.

E non pensiamo che le ore di streaming su Fortnite di centinaia di gamer assatanati e con un pubblico pari a quello dei più grandi concerti, siano da meno, così come le decine e decine di video di unboxing che quotidianamente appaiono su YouTube. James Bridle, in un articolo pubblicato nel suo Nuova era oscura e apparso su Internazionale, sottolinea come il fenomeno non escluda nemmeno i bambini. Anzi, lo YouTube per i giovanissimi rappresenta una delle fonti più redditizie per la piattaforma. Video di unboxing di ovetti Kinder, di giocattoli, di confezioni di iPhone e console: i bambini sono letteralmente rapiti dai contenuti scelti tramite gli ingegnosi algoritmi, che risparmiano persino la fatica di cercare filmati adatti alle proprie preferenze e fanno riprodurre uno dopo l’altro video coloratissimi e magnetici.

Per favorire gli algoritmi, ricordo che dopo che a un giovane gamer italiano scappò una parola di troppo durante uno streaming, per evitare che il sistema bollasse il suo video ripeté la parola “peppa pig” per un paio di minuti, così da ingolosire i bot a inserirlo nei contenuti adatti anche ai bambini. Non solo, ma a conferma di quanto affermato da Bridle, che indica che solo il 19% dei genitori statunitensi non permettono ai figli di passare tempo davanti a YouTube, ricordo – il fatto risale a quando molti anni fa mi mantenevo servendo le colazioni in un hotel di lusso –  il volto simbolico di un bambino newyorkese costantemente lasciato dalla badante a ipnotizzarsi – orario pasti, orario di gioco, sempre – di fronte a un iPad e a video di recensioni di giocattoli, mentre fuori scintillava il sole versiliese di luglio.

Cosa accomuna tutti questi fenomeni è la particolarità di aver reso alcuni gesti della vita quotidiana, i più peculiari, veri e propri show popolari. Negli anni Novanta era comune attendere il proprio turno in sala giochi, davanti a un bel cabinato della Neo Geo, prima che il campione di turno finisse la sua più bella partita attorniato da un pubblico estasiato di ragazzini: era un godimento per gli occhi, era un esercizio spirituale e – qui il punto – era forse meglio dello stesso giocare. E chi non ha goduto mentre osservava un fratello o un amico scartare un attesissimo regalo, magari un regalo che non avrebbe mai potuto ricevere? La Rete non è più solo il luogo dove si sbircia, non è più lo spioncino sulla porta di una camera proibita, dove si può guardare tutto senza essere visti. È anche il luogo in cui si sono trasferiti e resi a portata di mano pressoché tutti i nostri piaceri, anche i più semplici e anche i più impensati, come quelli di farsi sussurrare qualcosa all’orecchio. E non ci sarebbe niente di male se solo questo non provocasse in chi fa e, soprattutto, in chi guarda, la più pericolosa delle solitudini. E non solo.