Vittorio Cataldi, giovane uomo interpretato da Franco Citti, esponente del sottoproletariato di Roma tanto caro al mitico Pasolini, non lavora, sfrutta la ragazza Maddalena facendola prostituire, vive alla giornata, privo di responsabilità, sguardo triste ma ambizioso, atteggiamento contemporaneamente orgoglioso e rassegnato. E’ il disagio dello stesso Pasolini quello incarnato in Accattone, soprannome di Vittorio. Esordio alla regia per lo scrittore che trasforma le vicende dei suoi primi romanzi, i luoghi, e il tipo di personaggi nella sua prima pellicola del 1961 ‘Accattone’. L’abilità di Pasolini sta proprio nel dipingere la periferia romana in un contrastante idillio infernale. Una dimensione preziosa,delicata, quella del corpo, delle origini, ma allo stesso tempo senza via d’uscita, o meglio la cui unica via d’uscita è una morte che evita la contaminazione industriale e della nuova società degli anni Sessanta. Non a caso le ultime parole di Accattone in punto di morte sono : ‘’Mo sto bene’’.

Un esempio di vita primordiale in cui l’obiettivo della giornata è arrivare ad un piatto di pasta asciutta. L’idillio è rappresentato dalla semplicità della vita, una vita più corporale che si può. Almeno nella prima produzione pasoliniana letteraria e non, il corpo è visto come forma di conoscenza del mondo, puro strumento di esplorazione e di stimolo per il futuro. Nella Roma di Accattone non c’è ambizione, non ci sono prospettive, esiste solo l’arrivare a sera possibilmente con lo stomaco pieno. L’unico schema su cui le azioni di Accattone e della sua comitiva si basano sono solo gli istinti primari: fame, sete, sesso. Una vita semplice vissuta al di fuori delle complicazioni dell’Urbe centro industriale ed economico e di quello che comincia a rappresentare. Il lato infernale è costituito però dai crampi allo stomaco quando il tanto desiderato piatto di pasta non si trova, quando i rapporti familiari si sgretolano sotto al naso del protagonista. L’istinto di sopravvivenza gioca brutti scherzi a volte. Non solo Accattone è abbandonato da Maddalena, stanca di prostituirsi per procurargli da mangiare, ma nonostante l’affetto che comincia a provare per Stella,ragazza conosciuta in una torrida giornata di fame, Vittorio assume anche verso di lei atteggiamenti da ‘pappone’. Ragazze di strada e ‘protettori’ troppo invadenti: tema ricorrente anche in ‘Mamma Roma’, film che segue l’esordio con’ Accattoneì. D’altra parte l’ambientazione è sempre la stessa, una periferia abbandonata, né industriale né contadina, in cui non avviene transizione, sviluppo, ma solo una routine di istinti che culminano in tragedia, almeno per Pasolini.

Oltre all’elemento della forte fisicità (fisicità nel senso della rilevante componente corporale dello spirito vitale dei personaggi pasoliniani) di questo sottoproletariato,particolarmente Accattone stesso, non manca una tendenza al sacro, la stessa ritrovabile nei romanzi come ‘Ragazzi di vita’ e ‘Una vita violenta’, in cui la dimensione provinciale viene rappresentata come una sorta di angolo consacrato all’ingenuità intesa positivamente. Stessa tendenza al sacro che si manifeste in vere e proprie citazioni bibliche alquanto particolari: è l’esempio della scena finale di Accattone, in cui il ragazzo muore a seguito di un incidente, circondato da persone e sono ben visibili i due ‘complici’ del furto che lo ha costretto alla fuga in motocicletta, i due ladroni crocifissi con il Cristo. La scena è la stessa  in cui Vittorio esalando l’ultimo respiro ritrova la serenità, quasi dovuta al fatto di non essere stato contaminato dalla realtà circostante la periferia romana. Una sorta di assimilazione di Accattone a Cristo, come l’ultimo muore in croce così anche il primo muore per strada affiancato dai due ‘ladroni’, uno dei quali fa un segno della Croce al contrario. E allora cosa vuole davvero rappresentare questa realtà la cui struttura è tanto contrastante tra il paradisiaco e l’infernale? E a cosa porta l’abbandono da parte della società, una felice comunità indipendente o un triste gruppo di persone che non hanno di che vivere, se non di furtarelli, prostituzione e quant’altro?

 

Quello che è certo è che per Pasolini il mondo dello spettacolo non è illusione,ma una trasposizione della propria idea di realtà, almeno quella sottoproletaria. L’artista sceglie quasi tutti attori non professionisti, rendendoli consapevoli che non sarebbero diventati divi del cinema, o  che per la maggior parte  di loro la scritturazione nel film non avrebbe  costituito una svolta nella propria vita. Senza dubbio il contrasto che si percepisce dalla visione del film è lo stesso interno a Pasolini, che avrà non pochi problemi per questa sua diversità, autonomia, visione contrastante della realtà o in qualunque modo la si voglia chiamare.  E’ il contrasto si incarna nella lotta di Accattone con la società civile in cui, citando le parole del protagonista, ‘’O il mondo ammazza me, o io ammazzo lui!’’. Chi ha avuto la meglio, come nei romanzi di Pasolini, è stato il mondo.