La società è tentata di rispondere per slogan ogni volta che le si presenta un problema vitale […] Pensare per slogan è, direbbe Spinoza, pensare idee mutilate e confuse alle quali se ne oppongono inesorabilmente altre ugualmente mutilate e confuse. L’intellettuale dovrebbe dunque astenersene; invece anche se disprezza gli slogan, è ben lontano da esserne libero; si potrebbe addirittura affermare che l’intellettuale, più è colto e più consuma slogan […]

L’intellettuale inoltre dispone di un certo bagaglio di frasi di autore che è sempre tentato di utilizzare come principi o come prove: «Ognuno sa che ogni azione è manichea…»; «Dal momento che Dio è morto»; «Poiché la guerra è politica fatta con altri mezzi»; «La violenza è in realtà la levatrice della storia»; slogan non sono le frasi citate, ma i sintagmi mediante i quali vengono consacrate (Poiché…, In realtà…, ecc.) che trasformano il pensiero in dogma. Utilizzate in tal modo queste massime sono, come quelle pubblicitarie o propagandistiche, pensieri già confezionati; certo non sono anonime, anzi beneficiano del prestigio del loro autore, ma l’effetto è sempre il medesimo: il fatto che una proposizione cominci con Si dice, oppure Aristotele disse, oppure Come disse Lenin significa: il pensiero di un altro mi dispensa dal pensare. Accade inoltre che si faccia dire all’autore il contrario di ciò che voleva dire. […]

Non voglio denigrare gli intellettuali e tantomeno lasciare intendere che riesco ad evitare ciò che rimprovero loro; desidero semplicemente dimostrare che l’intellettuale è più di ogni altro vulnerabile agli slogan, quanto meno agli slogan ideologici, sia perché, abituato a dubitare e a soppesare, è disarmato quando deve decidere al buio o in relativa oscurità, come accade in politica, per cui ha bisogno di una formula che chiuda la discussione, sia perché l’atto di pensare, di rimettere tutto in questione è angoscioso; chi pensa si espone alla solitudine e all’inquietudine; è naturale quindi che tenti di uscirne, di collegarsi a qualche gruppo, di pensare con pensieri già confezionati che lo liberino da se stesso. D’altra parte non ho niente contro gli autori o le espressioni consacrate; lungi da me l’idea di impedire a chiunque di citare chiunque! Una frase celebre diviene slogan solo per l’uso che se ne fa, quando la sua capacità di persuasione dispensa dal domandarsi ciò che vuole dire e se essa è veritiera. […] Un’espressione celebre, ammesso che sia giusta, diventa slogan dal momento in cui la consideriamo un principio o una prova, dal momento in cui pensa in nostra vece.