1. 447. Utilizzare la minima disonestà. — La forza della stampa consiste nel fatto che ogni individuo che vi lavora sente pochissimi obblighi e costrizioni. Di solito esprime la sua opinione, ma talvolta anche non la esprime per giovare al suo partito o alla politica del suo paese o fine a se stesso. Questi piccoli delitti di disonestà, oppure forse solo di disonesto riserbo, non son gravi da sopportare per il singolo, ma hanno conseguenze straordinarie, essendo commessi da molti contemporaneamente. Ciascuno di costoro si dice: «Per servigi così trascurabili io vivo meglio, posso trovare di che campare; se manco di questi piccoli riguardi, mi rendo impossibile». Poiché, da un punto di vista morale, è pressoché indifferente scrivere una riga in più o in meno, per di più anche senza firma, chi possiede denaro e influenza può fare di qualunque opinione l’opinione pubblica. Chi sa che quasi tutti gli uomini sono deboli nelle piccolezze e vuol servirsi di loro ai propri fini, è sempre un uomo pericoloso.

 

  1. 448. Protestare in tono troppo alto. – Per il fatto che una situazione di emergenza (per esempio le malversazioni di un’amministrazione, la corruttibilità e i favoritismi di corporazioni intellettuali e politiche) vien dipinta a tinte molto forti, questa rappresentazione perde il suo effetto su persone capaci di riflettere, ma agisce tanto più fortemente su quelle che non riflettono (e che sarebbero rimaste indifferenti a un’esposizione precisa e misurata). Poiché tuttavia queste ultime, significativamente, costituiscono una notevole maggioranza e possiedono volontà più forte e più irruente gusto dell’azione, quella esagerazione dà luogo a inchieste, punizioni, promesse e riorganizzazioni. – Per questo è utile esagerare rappresentando situazioni di emergenza.

 

  1. 460. Il grand’uomo della massa. – La ricetta per quello che la massa chiama un gran d’uomo è presto data. In ogni circostanza le si procuri qualcosa che le torni molto gradito, o le si metta prima in testa che questo o quello sarebbe molto gradevole, e poi glielo si dia. Ma non subito, a nessun costo: bensì lo si ottenga, o si faccia finta di ottenerlo a gran fatica. La massa deve avere l’impressione che ci sia una volontà possente, anzi indomabile; o almeno deve sembrare che ci sia. Tutti ammirano una volontà forte, perché nessuno la possiede e ognuno si dice che, se la possedesse, per lui e per il suo egoismo non esisterebbero più limiti. Se poi si vede che una volontà tanto forte, invece di prestar orecchio alla voce della cupidigia, procura qualcosa di molto gradito alla massa, la si ammira molto di più e ci si ripromette da essa molto bene. Per il resto, egli possiederà tutte le caratteristiche della massa: tanto meno essa si vergognerà innanzi a lui, tanto più egli sarà popolare. Dunque: sia violento, invidioso, predatore, intrigante, adulatore, strisciante, tronfio, tutto sempre a seconda dei casi.

 

  1. 482. E, detto ancora una volta. – Opinioni pubbliche – pigrizie private.