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Harlem, 4 luglio 1973. Si sa, a New York l’estate fa dannatamente caldo. Un caldo umido, che ti si attacca alla pelle e che non ti lascia più andare. Fa caldo, ma nessuno vuole rimanere dentro casa ad ansimare. Dopotutto è pur sempre il 4 luglio e questa indipendenza va festeggiata in un modo o in un altro. E allora ecco truppe di bambini in atteggiamenti festosi dirigersi verso gli idranti per cercare un po’ di refrigerio sotto le fontane d’acqua, bancarelle del Flea market che riempiono la strada da una parte all’altra, bandiere americane sollevate sui balconi e distese dal vento. E poi musica. Tanta musica. Seduto su una vecchia sedia in vimini, davanti alle scale del suo malconcio palazzo, anche il vecchio Fred voleva godersi lo spettacolo.

Tutti lo chiamavano il vecchio, ma in realtà Fred aveva poco meno di 60 anni, portati non proprio bene. Sopra di lui, a coprirgli la testa dal sole, un piccolo ombrellone giallo, alla sua destra invece un piccolo tavolino di plastica bianco, sulla cui superficie erano poggiate una radio e una Budweiser gelata. Fred prese la birra, la aprì con un secco gesto della mano e la portò alla bocca sorseggiandola. Era felice, ma sentiva che mancava qualcosa. Ripose così la birra sull’asfalto del marciapiede, si girò sulla destra verso il tavolino e poggiò il dito sul tasto “ON” della radio. L’emittente su cui era sintonizzato, una radio locale di Harlem, passava ininterrottamente Black Music ed ultimamente si concentrava su un genere piuttosto giovane che a Fred piaceva davvero tanto: il Funk.

Harlem: The Ghetto. New York City- Harlem- juillet 1970: le ghetto; un groupe de femme afro-amÈricaines piquent-niquent sur un banc ‡ l'extrÈmitÈ nord de Central Park. (Photo by Jack Garofalo/Paris Match via Getty Images)

Il Ghetto di Harlem nei primi anni ’70. Foto di Jack Garofalo/Paris Match (Getty Images)

Non fatevi trarre in inganno dal nome che in inglese significa sporco, puzzolente. In realtà il termine Funk allude all’odore emanato dal corpo durante uno stato di particolare eccitamento, soprattutto di tipo sessuale. Ma non solo, anche l’eccitazione del corpo che balla seguendo un ritmo incalzante, dove le linee di basso sono spesso ripetute, saltellanti e fanno da guida alle percussioni, dove la voce è potente quasi quanto nel Soul, dove la chitarra sincopata e i riff psichedelici, rinforzati dall’organo Hammond, ricordano gli echi del rock anni ’60. Fu proprio uno dei più grandi geni del rock anni ’60, Jimi Hendrix, a mischiare sapientemente rock psichedelico e Blues, gettando le basi per la definitiva nascita del Funk. Fred si dispiacque moltissimo quando Hendrix appena tre anni prima, nel settembre del ’70, era deceduto a causa di un cocktail mortale di droghe. Lo apprezzava, apprezzava la sua presenza scenica nei live, la sua maestria negli infiniti assoli, la sua creatività. Lo rivedeva in moltissimi giovani del suo quartiere, nei loro capelli afro e nel loro abbigliamento sgargiante. Proprio uno di questi ragazzi, mentre rifletteva sulla fine di Hendrix, gli si avvicinò.

Si chiamava Jc, avrà avuto 22 o 23 anni. Gli chiese di alzare il volume della radio perché stavano passando, proprio in quel momento, una canzone nuova, uscita qualche giorno prima. Era una canzone degli Sly & the Family Stone, band capitanata da Sly Stone uno dei protagonisti principali del Funk assieme a James Brown e George Clinton. Erano stati loro tre, sul finire degli anni ’60, a raccogliere la tradizione musicale lasciatagli da Hendrix per svilupparla in questa direzione. La canzone che la radio stava riproducendo era If You Want Me To Stay dall’ album Fresh, uscito il 30 giugno. Era una nuova hit, potente e melodicamente azzeccata. Fred non seppe resistere. Al diavolo il caldo!– pensò tra sé e sé. Si alzò di scatto e, imitando i gesti del ragazzo che aveva di fronte, si mise a ballare a ritmo di musica. Sorrise. Era maledettamente felice.

If you want me to stay – Sly & The Family Stone

Questo era il Funk tra gli ultimi anni ’60 e i primi ’70: un moto di gioia irrefrenabile sulla scia delle conquiste nel campo dei diritti civili ottenute dalla comunità afroamericana nel corso degli anni ’60. Proprio in quel periodo si stava assistendo al fenomeno della deghettizzazione, per cui i neri americani non erano più vincolati a risiedere nei ghetti a loro destinati, ma erano liberi di scegliere dove abitare. Naturalmente chi era economicamente in grado di allontanarsi dai ghetti, lo fece. Non subito, fu un lento e progressivo processo di ridistribuzione della popolazione afroamericana.

La musica funk non era altro che un veicolo, un mezzo per esprimere l’incontenibile senso di realizzazione della comunità afroamericana davanti alle concessioni dello Stato. Perciò la filosofia Funky, con i suoi capelli a cespuglio e i suoi vestiti sgargianti, rappresentava una sorta di inno alla vita. Una vita che finalmente, dopo tanti secoli di oppressione, gli afroamericani potevano riassaporare. Per questo molti dei temi fissi nelle canzoni di questo genere trattano della libertà, del sesso e, in modo più o meno velato, all’uso di alcool e droghe. Addirittura ci fu chi, come i Wild Cherry, uno dei primi gruppi bianchi a suonare Funk, con il loro brano Play That Funky Music, White Boy! proponevano una forma di riconciliazione tra i ragazzi bianchi e i ragazzi neri. In quest’ottica il Funky può essere interpretato come una forma, estremamente stravagante, di pacificazione tra due etnie in perenne scontro ma costrette a convivere sullo stesso suolo e nella stessa nazione.

Play That Funky Music – Wild Cherry

Verso la fine degli anni ’70 e per buona parte degli ’80 il Funk mutò decisamente vesti. Il genere si diramò in più sottogeneri che, di lì a poco, avrebbero creato una quantità pressoché infinita di sottoculture. Tuttavia la dimensione gioiosa e l’aurea quasi ludica che avevano contraddistinto il genere fin dai suoi primi passi rimasero intatte. Dal Funk ebbero origine a grandi linee tre macro-generi musicali: la Dance, l’Electro e l’Hip-Hop. Ma andiamo per ordine. Il genere “primogenito” del Funk fu senza ombra di dubbio la Dance e di conseguenza la Disco. Gruppi come gli Earth, Wind and Fire e i Jackson Five esportarono il modello Funk all’interno delle discoteche statunitensi, riscuotendo un enorme successo di pubblico. Fu anche grazie al grande successo riscontrato da queste band che, forse per la prima volta, il Funk e i suoi generi derivati riscossero successo anche tra la popolazione bianca. Ed è anche e soprattutto da questa “costola” del Funk che nacque il genere che oggi domina incontrastato il mercato musicale, il Pop.

Fu uno dei membri dei Jackson Five, tale Michael Jackson, a fondare il genere nei primissimi anni ’80, unendo al ritmo R&B e alle vocalità Funk uno stile di ballo mai visto prima d’allora. Discorso diverso va invece riservato alla Electro e all’Hip-Hop. Questi due generi non solo avevano in comune la provenienza musicale, ma si sostennero reciprocamente per lungo tempo, talvolta mischiandosi fino a non rendersi più distinguibili. Nella fattispecie, l’Electro era un sottogenere della musica elettronica da discoteca che utilizzava la Drum Machine Roland Tr-808 per sintetizzare elementi musicali sia del Funky che del neonato Hip-Hop. Sia l’Electro che l’Hip-Hop nacquero dalla produzione musicale di Dj Kool Herc e dalla mente di Dj Afrika Bambaataa. Perciò, almeno inizialmente e dal punto di vista prettamente musicale, questi due generi non si distinguevano secondo tratti ben distinti. Tuttavia l’Hip-Hop incorporava anche una vera e propria sottocultura giovanile, basata sul fenomeno dei Block Party: feste di strada in cui i giovani dei ghetti (non solo afroamericani ma anche ispanici) suonavano, ballavano e cantavano brani Hip-Hop. Infine fu proprio a metà anni ’80 che l’appello dei Wild Cherry diretto ai ragazzi bianchi venne accolto. Molti ragazzi bianchi si avvicinarono al Funky creando veri e proprio crossover musicali con i generi più tipici della White Music. Un esempio famosissimo è rappresentato dai Red Hot Chili Peppers che diedero vita al genere Funk-Rock e Funk-Metal. Basta poco ad accorgersi di come il basso di Flea, la voce di Kiedis e la chitarra di Frusciante e del compianto Hillel Slovak siano fortemente condizionate da un’impronta marcatamente Funky. Ebbe così inizio il processo, oggi ultimato, di unificazione della Black Music nella White Music e viceversa.

Gli Earth, Wind and Fire

Gli Earth, Wind and Fire

Sul finire degli anni ’80 il Funk andò incontro ad una forma di “spaccatura”. Le correnti musicali derivate dal Funk, che fino a quel momento erano rimaste, musicalmente e culturalmente, grossomodo unite, iniziarono ad allontanarsi drasticamente. Questo allontanamento trova la propria origine in una causa di tipo sociale. Come abbiamo già accennato, la conquista dei diritti civili sul finire degli anni ’60 aveva consentito alla popolazione afroamericana ricca e culturalmente elevata di allontanarsi dai ghetti. Ciò a lungo termine acuì lo stato di segregazione e di disagio percepito all’interno dei ghetti, dove ormai viveva solo chi, per un motivo o per un altro, non poteva allontanarsi. Prima degli anni ’70 i ghetti si affermarono come dei dinamici e produttivi centri culturali, dove convivevano afroamericani facoltosi assieme ai meno abbienti. Non appena i ceti facoltosi furono in grado “scappare via”, la situazione dentro ai ghetti si deteriorò.

Non fu un processo rapido, ci vollero anni affinché si realizzasse, ma verso la fine degli anni ’80 la situazione era del tutto fuori controllo: i ghetti erano in mano a bande senza scrupoli, erano luoghi pericolosi dove spesso lo Stato non arrivava e, quando arrivava, lo faceva secondo modalità violente e repressive. In questo stato di profuso disagio si creò la spaccatura musicale: da una parte alcuni generi come la Dance e la Electro, apprezzati sia dal pubblico bianco che dai giovani afroamericani di buona famiglia, rimasero fedeli a molte tematiche tradizionali del Funk, i cui temi preponderanti riguardavano sempre il divertimento e i sentimenti di gioia e amore. Dall’altra invece l’Hip-Hop sviluppò una fortissima vena critica, soprattutto nei confronti dello Stato e della politica americana. I primi ad introdurre questa politicizzazione della musica Hip-Hop furono i Public Enemy, gruppo di punta della Golden Age dell’Hip-Hop e del Rap.

Fight The Power – Public Enemy

Erano almeno due decenni che la Black Music aveva messo da parte le istanze politiche della comunità nera, ponendo in primo piano altre tematiche più “leggere”. Ma ora l’attrito sociale aveva spostato nuovamente l’attenzione sulle nuove forme di sofferenza che la comunità afroamericana, un po’ per cause esterne e un po’ per colpa sua, era costretta a subire. Fu così che nell’87, all’apice dell’insofferenza della comunità, nacque il gruppo N.W.A di Ice Cube, Dr.Dre ed Eazy-E, universalmente riconosciuti come i padri fondatori del Gangsta Rap, genere caratterizzato da testi molto violenti e volgari, i quali spesso erano incentrati su tematiche quali la droga, la glorificazione delle bande e della vita di strada, la violenza, le armi e una generale critica contro la polizia bianca. Fu proprio Dr.Dre, il producer della N.W.A, a creare un sottogenere del Gangsta Rap chiamato G- Funk, dove venivano campionate delle basi Funk rallentate e con inserimenti di groove lenti su cui venivano “rappati” dei testi fortemente espliciti.

Dall’87 fino alla metà degli anni ’90 la situazione rimase più o meno invariata. Anzi, i testi estremamente violenti dei rapper afroamericani avevano ulteriormente inasprito i rapporti con lo stato e la polizia, i quali cercarono di reprimere con sempre maggiore violenza il fenomeno sociale del Gangsta Rap. Ciononostante fu in questi cinque o sei anni che il Rap fece tantissimi passi avanti specialmente dal punto di vista tecnico: artisti come 2Pac Shakur e Notorious B.I.G su tutti contribuirono ad affinare e perfezionare le pratiche di Writing e di Rapping. In questo processo di sviluppo del Rap è oramai superfluo ricordare quanto il Funk abbia giocato, per l’ennesima volta, un ruolo fondamentale: spesso le basi su cui questi rapper cantavano e alcuni dei contenuti che promuovevano derivavano da una ripresa del P-Funk, da molti definito il Funk più autentico e puro, di George Clinton e dei Parliament Funkadelic (da cui deriva la “P” iniziale).

Straight Outta Compton – N.W.A.

Abbiamo riassunto, con notevole fatica ed impegno, più di vent’anni di storia di uno dei generi più influenti del XX secolo. Non è stato facile, come non è facile concludere un racconto così appassionante. Lasciamo dunque voce ai protagonisti…

Harlem, 4 luglio 1995.
A New York l’estate fa caldo, un caldo torrido che non lascia scampo. Ma il 4 luglio è pur sempre il 4 luglio. Ecco allora le strade riempirsi di bambini in festa che giocano con le pistole ad acqua, di bancarelle del Flea Market e di bandiere a stelle e strisce. E poi musica. Tanta musica.

Dalla finestra del suo secondo piano, seduto su una comoda sedia a rotelle grigia metallizzata, il vecchio Fred, che ora era diventato vecchio per davvero, osservava divertito la festa che si stava consumando in strada. Chiese quindi a Dorothy, la sua badante ispanica, di accompagnarlo di sotto per prendere una boccata d’aria. Dopo una decina di minuti, con non poca fatica, Fred prese finalmente posto sul marciapiede di fianco alla rampa di scale del suo palazzo. Sopra la sua testa, per ripararlo da sole, il solito ombrellone giallo, alla sua destra il solito tavolino di plastica con sopra la radio e la Budweiser. Fred non sapeva a quante altre feste dell’indipendenza avrebbe potuto assistere, vista la sua età, perciò era intenzionato a godersela fino in fondo. Girandosi verso Dorothy gli fece cenno di porgergli la birra. La donna ubbidì. Fred la sorseggiò con passione e gusto. Era felice. Eppure sentiva che mancava qualcosa, mancava la musica. La sua musica. Il suo Funky. Accese la radio, cercando l’emittente locale di Harlem che tempo fa passava Funk dalla mattina alla sera. Niente, non la trovò. O meglio, esisteva ancora ma con un altro nome e ormai passava solo Rap. Dopotutto era quella la musica che piaceva ai giovani, ma lui proprio non la sopportava. Gli venne un attimo di sconforto: senza il Funk perdeva un elemento fondamentale del suo tradizionale 4 luglio. Mentre era assorto nei suoi pensieri, un’ombra diversa da quella del suo ombrellone si parò tra Fred e il sole. Fred alzò lo sguardo e vide Jc, oramai divenuto un 45enne padre di due bambini. I due si scambiarono un prolungato abbraccio e si misero a discutere dei tempi andati.

Ascolti ancora Funky?

chiese Jc a Fred.

Ci provo. Ma ormai la radio non lo passa quasi più

rispose triste l’anziano.

Jc gli sorrise. Trafficò un attimo nella sua borsa e alla fine ne trasse fuori un pacchetto.

Tieni Fred, questo è per te. Buon 4 luglio, amico mio.

Fred colto di sorpresa prese il pacchetto e, con le mani tremanti, iniziò a scartarlo. Dentro c’era un lettore Cd e un paio di cuffie. Fred, rivolgendosi al giovane amico, gli chiese cosa fosse. Jc gli spiegò che con quello poteva ascoltare tutta la musica che voleva e dove voleva. Non appena ebbe concluso la frase, rimise la mano nella borsa a tracolla e, dopo un veloce movimento, ne tirò fuori un cd. Era una copia di Fresh dei Sly & The Family Stone. Fred non poteva crederci. Abbracciò nuovamente Jc e, senza perdere altro tempo, prese il cd e lo infilò nel lettore. Non appena ebbe premuto “play” partì If You Want Me To Stay. Anche stavolta Fred non seppe resistere.

Al diavolo il caldo

esclamò

e al diavolo la vecchiaia!

Si alzò allora di scatto e iniziò a ballare insieme a Jc a ritmo di musica. Sorrise. Era maledettamente felice.

Veduta aerea di Harlem - Foto di JACK GAROFALO/PARIS MATCH VIA GETTY IMAGES

Veduta aerea di Harlem a metà degli anni ’70 – Foto di Jack Garofalo/Paris Match (Getty Images)